La Congregazione delle Suore Orsoline del S. Cuore di Gesù Agonizzante

 

...flash...      il Programma annuale del lavoro spirituale della Congregazione

2025/2026

 


 

 

Motto:

 

Ci ha riuniti tutti insieme l’amore di Cristo...

 


INTRODUZIONE

 

 Le parole CI HA RIUNITI TUTTI INSIEME L'AMORE DI CRISTO... risuonano ogni giorno nelle nostre comunità. Le ripetiamo la sera e in ognuna di noi arde il desiderio che diventino realtà nella nostra vita. Vogliamo aiutarci a vicenda a scoprire sempre di nuovo che Dio ci ama, che ama ciascuna di noi personalmente e ad ognuna di noi insegna questo amore. Senza dubbio conosciamo il comandamento più importante proclamato da Gesù, il comandamento dell'amore di Dio e del prossimo. Nel giorno del giudizio saremo giudicate proprio dall'amore: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me...», e anche «Tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me» (Mt 25, 40. 45). Tuttavia, nella vita quotidiana a volte perdiamo di vista ciò che è più importante, qualcosa si confonde, qualcosa ci sfugge. Nonostante i nostri sinceri desideri capita che inciampiamo nella mancanza di vero amore nelle relazioni quotidiane.

 

Sant’Orsola desiderava con tutto il cuore che le sue figlie spirituali vivessero nell'amore, nell'unità e nella concordia. Nei suoi scritti indica chiaramente e concretamente cosa sia l'amore fraterno. Pone domande concrete che inducono a riflettere sui pensieri, sulle parole, sugli atteggiamenti e sui sentimenti verso se stesse e verso gli altri. Per Madre Orsola l'amore fraterno era una questione della massima importanza. Nel suo Testamento - "Le mie ultime parole alle mie care figlie" - scriveva: volete che il lavoro si sviluppi, vivete in amore e concordia. Volete essere sante, vivete in amore e concordia. Volete attirare le anime a Dio? Vivete in amore e concordia. Nessuna cosa parla più al cuore umano a favore di una congregazione quanto la vista di religiosi uniti dal vincolo di un cordiale amore fraterno. Cercate che le suore si sentano bene con voi. (…) Credo che in cielo piangerei, se dovessi vedere le mie Figlie divise in partiti che lottano e sono in disaccordo tra loro. E meglio che la nostra Congregazione cessi di esistere piuttosto che cada in divisioni e discordie. Dio ce ne preservi!

 

Dopo aver ascoltato le opinioni delle suore sul programma formativo, quest'anno desideriamo soffermarci in modo particolare sui comportamenti concreti di amore fraterno sottolineati da Sant’Orsola. La riflessione personale e comunitaria su questi atteggiamenti ci aiuti a crescere nella vera carità e nella concordia. Proponiamo di concentrarci ogni mese su un aspetto specifico della carità fraterna. Lo schema del lavoro formativo sarà semplice e chiaro

 

1. Riflessione mensile

Ogni mese sarà dedicato a uno degli atteggiamenti di cui scriveva la Madre Fondatrice. I testi scelti li troverete nei quaderni, però ciascuna di voi è incoraggiata a preparare materiale aggiuntivo e  condividerlo durante l'incontro. Proponiamo di iniziare l'incontro con la lettura personale del brano indicato, sottolineando le parole che hanno particolarmente toccato il nostro cuore e che possiamo condividere con le consorelle.

 

2. RE-VISIONE di vita

Il secondo incontro sarà l'occasione per riflettere insieme sulla propria vita. Possono essere utili le domande preparate sia per la riflessione personale che per la conversazione nella comunità. 

 

3. Incontro di preghiera o di formazione

Il terzo incontro, secondo i desideri e le esigenze delle suore, può avere carattere di preghiera o servire alla conoscenza dell'attuale insegnamento della Chiesa. Incoraggiamo a leggere i testi di Papa Leone XIV e dei pastori delle Chiese locali e a condividere le riflessioni.

 

4. Gratitudine e gioia

Il quarto incontro sarà dedicato alle presentazioni in PowerPoint dei vari paesi, preparate dalle suore per il capitolo. Possa essere un momento di gratitudine per la vita e il servizio delle nostre suore sparse in tutto il mondo. Che porti gioia e speranza perché, nonostante le difficoltà e le forze che vengono meno, la nostra missione comune genera tanto bene. Che sia anche una risposta a quelle voci che a volte dicono che "non succede nulla".

 

Il programma formativo, come sempre, è una proposta, un'ispirazione e il suo successo dipende dall'impegno di ciascuna di noi. Cosa è più importante? Che ci aiuti a costruire una comunità sul modello dei primi cristiani, di cui si diceva: "Guardate come si amano...". Forse il nostro "essere o non essere" orsoline dipende – come scriveva Sant’Orsola – proprio dall'amore, dalla concordia e dall'unità nelle nostre comunità.

 

Le suore del Consiglio


Piano di lavoro per ogni mese, 4 incontri al mese:

 

1.    Scritti religiosi (Testamento, Direttorio, Ritiro mensile, Meditazioni, Lettere).  Lettura e condivisione delle riflessioni.

2.    RE-VISIONE di vita  Riflessione e risposta alle domande proposte.

3.    Incontro di preghiera o di riflessione sugli attuali documenti della Chiesa.

4.    Presentazioni multimediali preparate per il Capitolo dalle suore dei paesi in cui operiamo.

 


Domande per la riflessione/RE-VISIONE di vita:

 

1.    Perché Madre Orsola tiene tanto a formare un determinato atteggiamento?

2.    Quali indicazioni utili ci dà Madre Orsola per praticare un determinato atteggiamento?

3.    Quali sono le mie motivazioni per intraprendere un lavoro interiore per formare in me stessa un determinato atteggiamento?

4.    Cosa mi ispira a vivere una determinata virtù nella vita quotidiana?

5.    Cosa mi impedisce di praticare un determinato atteggiamento nella vita quotidiana?


 

OTTOBRE

 

AMORE PER IL PROSSIMO

 

L'amore soprannaturale per il prossimo non è altro che l'amore di Dio in azione come penitenza d'amore.

 

Non possiamo fare nulla direttamente per Dio: Dio non ha bisogno di noi, ma nella sua infinita bontà ci ha dato la possibilità di sacrificarci per Lui. Gesù ci ha detto: «Quello che avete fatto al più piccolo dei miei, lo avete fatto a me».

 

Lavorare, sacrificarsi per il prossimo, fargli del bene: ecco il più puro amore di Dio, ecco la penitenza più pratica. I sentimenti, le parole possono essere un'illusione, ma le azioni sono la verità.

 

Per noi l'amore per il prossimo più necessario è l'amore per le nostre suore, perché siamo sempre insieme. Siamo più caute con le persone laiche, perché non abbiamo a che fare con loro così spesso, ma con le nostre suore non ci sembra così necessario stare attente. Del resto, possiamo essere certe che una suora che è piena d'amore per le sue suore sarà anche molto buona con i laici. Tuttavia, quelle che sono molto gentili e cortesi con i laici non sempre lo sono con le loro suore.

 

È quindi importante sapere in che modo dimostriamo l'amore soprannaturale alle nostre consorelle. Ebbene, questo amore si manifesta in modo particolare attraverso la bontà, la disponibilità, la comprensione, la cortesia e la gioia spirituale.                 Direttorio parte B

 

Figlie mie, ecco l'insistente preghiera della vostra vecchia Madre: meditate spesso, spesso queste parole per poterle realizzare nella vita e nell'amore vicendevole. Se sarete umili e silenziose, secondo l'esempio del Cuore divino, non troverete nessuna difficoltà a compiere questo comandamento dell'amore. Contemplate quel meraviglioso modello d'amore lasciatoci da Gesù! Amatevi a vicenda come Gesù ci ha amato. Contemplate l'amore di Gesù per noi! Quali sono le sue caratteristiche? Eccole: bontà senza limiti, sacrificio fino alla morte e alla morte di croce. Testamento III

...il più grande è l'amore. 1Cor 13,13

 

Ci si illude di trovare e conservare l'amore sul versante della facilità, della leggerezza, della fatuità, seguendo le inclinazioni e gli istinti, abbandonandosi al vento favorevole, scansando gli osta-coli, evitando le scelte dolorose. Non viene in mente che la sofferenza, lungi dal costituire una minaccia per l'amore, lo rende solido, che la croce gli assicura profondità e fecondità. L'amore implica una lotta incessante con se stessi. L'amore ha sempre bisogno di purificazione. È necessaria la rinuncia perché l'amore non si corrompa e degradi in ricerca di sé e possesso egoistico. (…) L’amore cresce … in perdita.

Don Alessandro Pronzato,  pag. 171


 

NOVEMBRE

 

BONTÀ

 

Un giovane sacerdote, prima di lasciare il seminario dove era stato ordinato, chiese al suo padre spirituale cosa bisognerebbe fare per condurre le anime a Dio. «Te lo farò sapere stasera, figlio mio» gli disse il venerabile sacerdote. Quando alla sera, prima di andare a riposare, il giovane si inginocchiò sul suo inginocchiatoio, vi trovò un biglietto con queste parole scritte di pugno dal suo venerabile direttore: «Sii buono, sii molto buono, sii buonissimo, sii infinitamente buono».

Queste parole sono anche per noi. Sii buona con le tue consorelle! Fai loro tutto il bene possibile. Non devi cercare lontano. La vita quotidiana ti offre tante occasioni per fare del bene e dimostrarti buona! Una parola gentile e cordiale di conforto, un sorriso gentile, un piccolo servizio reso a una suora che ne aveva bisogno ma non osava chiederlo, un aiuto offerto ad una consorella scoraggiata affinché non si abbatta, ecco tutto questo e migliaia di altri piccoli atti di bontà ti aspettano durante la giornata. Devi solo tenere gli occhi aperti e cogliere queste occasioni di bontà non appena le vedi e la tua giornata sarà una giornata di bontà, una giornata di penitenza d'amore, una consolazione per il Sacro Cuore di Gesù Agonizzante e un piccolo raggio di sole per tutte le suore che ti circondano nella vita religiosa.

 

Forse mi dirai: Ma questa bontà costante mi richiede uno spirito di sacrificio, non è facile essere sempre buona! È vero, ma se vedessi sempre Gesù nelle tue suore, allora gli atti di bontà, ossia questi piccoli sacrifici e le spine della penitenza sarebbero per te la dolcezza più cara del santo amore. Sii quindi buona, suora, sii molto buona, sii infinitamente buona – e potrai essere certa di servire Dio nello spirito dell'amore e della penitenza.

Direttorio parte B, I

 

Per cui: bontà verso gli apostoli, verso le folle che lo circondavano, verso i bambini che cercavano le sue carezze, verso i peccatori, verso i suoi stessi carnefici. Con quanta bontà parlava loro, sopportava le loro debolezze, li aiutava, li sosteneva, li guariva e perdonava. E noi?

 

Siate buone, Figlie mie, affabili con tutti. Incontratevi sempre con cordialità, con un sorriso d'amore, con una buona parola sulle labbra. Rallegratevi quando potrete rendere agli altri qualche servizio, anche se esso vi costasse più lavoro o qualche scomodità. Non sapete quanta gioia date agli altri con un sorriso amichevole e con una parola buona! Non giudicate gli altri e se non potete valutare il gesto in sé, astenetevi dal giudicare l'intenzione che solo Dio conosce. Guardate ogni consorella con l'occhio limpido dell'amore e allora vedrete tutte in buona luce.

 

Ricordate due cose: la bontà sa sempre ringraziare cordialmente, anche per le più piccole cose; la bontà sa accettare i piccoli servizi, anche se inutili, con gentilezza e gratitudine.           Testamento III

 

Forse direte che non avete nulla da dare agli altri, che non sapete cosa fare per loro. Oh, non cercate lontano! Non avete bisogno di pensare a grandi sacrifici e offerte. Il più piccolo atto di bontà, un sorriso cordiale, una buona parola, un piccolo servizio reso con amore, una risposta gentile, una parola di conforto, un complimento gentile.... – sono tutti atti di gentilezza che contribuiscono alla felicità di coloro con cui vivi. Te lo ricordi?

Ritiro mensile VII

 

Non dire al tuo prossimo: «Va', ripassa, te lo darò domani», se tu hai ciò che ti chiede. Pr 3,

 

Il domani non ci sarà. E, comunque, rimandare a domani vuol dire mancare l'appuntamento irripetibile con l'oggi. (…) Non dobbiamo aspettare le grandi occasioni, gli appuntamenti straordinari per dire amore e dare amore. Difficilmente si presentano. È necessario, piuttosto, cogliere le minuscole occasioni fuggevoli, il tempo favorevole che è precisamente questo e non un altro. (…) Dunque, non leghiamo l'amore agli eventi eccezionali. (...) Se sto aspettare le grandi occasioni, le date memorabili per amare, rischio di mancare gli appuntamenti con l'amore che viene fissato, invece, nel trascorrere delle ore ordinarie, assai poco solenni, inserite nella trama dei giorni feriali. Proprio quando non succede niente di straordinario, è il momento di far succedere lo straordinario dell'amore. L'amore più eroico è quello che si esprime nei gesti normali, che non hanno nulla di eroico all’apparenza. Il “tutto” dell’amore lo si vive nel frammento delle occupazioni quotidiane.

Don Alessandro Pronzato   pag.187/188


 

DICEMBRE

 

ESSERE SERVIZIEVOLI

 

Gesù ci ha detto che non è venuto per essere servito, ma per servire. E tu dovresti servire Dio nelle tue consorelle. Tutte devono servire le une le altre, non c'è nessuna che sia esentata da questo servizio di Dio. Ognuna serva secondo le proprie possibilità e i propri doveri, ma serva con gentilezza e allegria.

 

Non lamentarti quando le suore ti chiedono un favore. Non lasciarti prendere dal malumore se questo favore ti causa disagio o fatica: sii felice di poterti sacrificare per le tue consorelle. Non hai ancora fatto per loro ciò che Gesù ha fatto per te!

 

Non si è servizievoli per propria comodità. Tutte si rivolgono alla suora che è sempre pronta a rendere servizi, tutte si rivolgono a lei quando hanno bisogno di qualcosa. Questa buona suora ha molto da fare, è vero, più della suora a cui nessuno chiede alcun servizio, ma questo servizio è una vera penitenza d'amore. Di solito succede che tutte sono così abituate ai servizi della suora servizievole che non pensano nemmeno di ringraziarla. Ringraziano la suora che raramente rende servizi, dimenticano di ringraziare quella che è sempre pronta a servire. Ma Dio non dimenticherà i tuoi servizi, serva del Signore!

 

Avanti con coraggio, sii serva di Dio, servendolo nelle tue consorelle! Oh, se sapessi con quale amore Gesù guarda l'anima che è sempre pronta a servire. Servi, servi, sacrificati per il bene, per la felicità degli altri: la tua ricompensa sarà grande in cielo!                              Direttorio parte B, II

 

E il Signore Gesù? Ci ama nonostante la nostra miseria, per il nostro bene e la nostra felicità si sacrifica, dona la sua vita per aprirci le porte del paradiso. Ma cosa può aspettarsi da noi? Tanta ingratitudine, indifferenza, dimenticanza. Tanta ingratitudine, indifferenza, dimenticanza... Ma Lui non ci bada, non pensa a come starà con noi, cerca solo una cosa: che stiamo bene con Lui. Affinché tu lo capisca e lo imiti!

 

Ti preoccupi di come rendere felici gli altri, di come sacrificarti per loro, di come rendere la loro vita più facile, più luminosa, più dolce? Oppure ti guardi solo intorno per vedere se le altre sono buone con te, se si prendono cura di te, del tuo benessere e della tua felicità? Tutte noi comprendiamo perfettamente in cosa consiste l'amore fraterno, solo che c'è una differenza: alcune cercano nelle loro consorelle l'amore del prossimo verso se stesse, altre cercano di dare questo amore fraterno alle loro consorelle; alcune si sacrificano per le altre, altre aspettano che si sacrifichino per loro; alcune pensano a come rendere felici le altre, altre controllano solo se le consorelle rendono loro la vita più piacevole. Alcune danno, altre prendono. A quali appartieni tu?         Ritiro mensile VII

 

Non solo voglio, Bambino Gesù, servirti agendo con bontà e dolcezza nei confronti delle mie consorelle, ma voglio anche mettere in pratica ciò che mi dicono le nostre Costituzioni, cioè servire le mie consorelle con amore, per servire così te. Non posso più fare nulla personalmente per Te, Bambino Gesù, ma posso servirTi nelle mie consorelle: non è forse questo per me un incoraggiamento ad essere servizievole? Non mi spaventa il pensiero che, rifiutando alle mie consorelle il servizio che mi chiedono (quando lo faccio non per necessità, perché anche questo può succedere, ma per pigrizia, per cattivo umore, per mancanza di dedizione, ecc.) sto rifiutando questo servizio al Bambino Gesù, che ha lasciato il suo bel cielo ed è venuto in questo mondo per servirmi? Bambino Gesù, il mio cuore dovrebbe desiderare ardentemente di dedicarsi a Te senza limiti e, se possibile, di servirTi nelle mie consorelle – per Te, che Ti sei sacrificato per me fino alla morte in croce.             Meditazioni XII, 6 p. 2

C'è più gioia nel dare che nel ricevere. At 20,35

 

Ci vuole così poco... Un sorriso. Cinque minuti di tempo. Una parola condiscendente. Un gesto amichevole. Una gentilezza verso una persona antipatica. Un minuscolo atto di generosità nei confronti di chi non se lo merita. Un briciolo di pazienza per un vecchio noioso. Un po' di attenzione prestata a una persona petulante. Una cartolina spedita da un paese straniero a un poveraccio trascurato da tutti..Don Alessandro Pronzato   pag. 74


 

GENNAIO

 

COMPRENSIONE

 

Sì, c'è bisogno di comprensione nella vita comune. Tutte le suore che ti circondano hanno i loro difetti, proprio come tu hai i tuoi. Devono sopportarti, ma tu non vorresti sopportare i difetti delle altre? Devono essere comprensive con te per i tuoi difetti, quindi sii anche tu comprensiva con i difetti delle altre.

 

Vedi, suora, ognuna di noi ha dei difetti, ma ha anche dei lati positivi, delle virtù. Perché non aprire gli occhi su tutto ciò che c'è di buono negli altri, invece di occuparsi dei loro difetti? Oh, quanto è felice l'anima che gioisce sempre del bene che vede nelle sue consorelle! Quanto è facile allora amarle, servirle! Inoltre, quando vedrai le virtù negli altri, nel tuo cuore nascerà il desiderio di imitarli, di diventare simile a loro e questo desiderio ti aiuterà nel tuo cammino verso la santità. Al contrario, quanto è povera la suora che trova continuamente difetti e punti deboli nelle sue consorelle! Si irrita, si arrabbia e non può cambiare ciò che non le piace. Prova antipatia per le suore che non le piacciono, il suo cuore si riempie di rancore, di amarezza, le sue parole sono dure, scortesi, non può migliorare perché non cerca mai la colpa in se stessa ma sempre negli altri. Povera anima!

 

Oh, se volessi seguire le parole del buon san Francesco di Sales, agendo come lui desidera! Ascolta dunque: «Sii come l'ape che cerca sempre il miele nei fiori. Non imitare la vespa che si nutre dei rifiuti che raccoglie dal letame».

Chiedi al Cuore di Dio di darti un cuore pieno di comprensione per gli altri. Ricorda: più sarai severa con te stessa, più sarai comprensiva con gli altri.                       Direttorio parte B, III

 

L'amore del prossimo è comprensione, che sa spiegare con dolcezza le imperfezioni delle consorelle, che non si scandalizza per ogni piccola cosa, ma sa guardare il lato positivo e vede tutto alla luce dell'amore. Questo amore nasce soprattutto dall'umiltà, che sa diventare piccola, molto piccola, lasciando agli altri le lodi, il riconoscimento e accettando volentieri il lavoro meno appariscente per lasciare agli altri gli onori. Dice volentieri: è necessario che io diminuisca e gli altri crescano. Meditazioni V, 3 p. 2

 

Gesù si circonda di pubblicani, di peccatori. Che bontà, che misericordia! È una consolazione per me nei momenti in cui mi assale la paura al pensiero della mia indegnità. Se solo riconoscessi la mia miseria, Gesù mi permetterebbe volentieri di rimanere ai suoi piedi. Da qui deriva una lezione per me, quando sono tentata ad essere intollerante verso il prossimo. Gesù è così pieno di bontà verso i peccatori mentre io sono spesso così poco comprensiva verso gli altri. Li giudico così severamente e non solo per l'azione che in sé può essere riprovevole ma anche l'intenzione, che dopotutto non conosco, non posso conoscere e non ho il diritto di giudicare. Gesù vuole da me misericordia verso gli altri, così come Lui mostra misericordia verso di loro.

O Gesù, fa' che io impari da Te la comprensione. Sono forse migliore degli altri, io che spesso li giudico con tanta durezza e severità? E se, cosa possibile, sono pe

ggiore di tutti, perché mi prendo il diritto di giudicarli? O Gesù, voglio essere misericordiosa verso gli altri, e Tu, Signore, mostrami la Tua misericordia   Meditazioni VII,16 p. 3 

 

Gesù, voglio imparare da te la comprensione. Esigerò il massimo da me stessa e il minimo dagli altri; sarò sempre pronta ad assumermi i compiti più difficili, lasciando agli altri quelli più facili e comodi; voglio guardare ai miei errori e alle mie imperfezioni con l'occhio severo di un giudice, mentre guarderò alle mancanze degli altri con il cuore di una madre amorevole. In questo modo conquisteremo il cuore degli altri e li convinceremo a migliorare molto più rapidamente e con maggiore sicurezza che trattandoli con durezza e severità.      Meditazioni VIII, 28 p.1

Prendiamoci cura gli uni degli altri per incoraggiarci all'amore e alle buone azioni. (...) Incoraggiamoci a vicenda. Eb 10,24-25

 

La fratellanza (...) da un lato apre al bene del prossimo, provoca questo bene, lo rispetta e lo apprezza, gli dà coraggio e rende così un uomo responsabile del bene di un altro. Dall'altro lato permette di guardare alla debolezza del fratello senza giudicare e condannare colui che il Padre ha messo sul nostro cammino. Alla base di tale atteggiamento di benevolenza e comprensione c'è senza dubbio la propria esperienza spirituale, la sensazione di essere amati da Dio e dagli uomini. (...) Solo chi ama veramente il proprio fratello non lo condanna per le sue debolezze e non pretende che la comunità sia perfetta. (...) Il cammino fraterno verso la santità passa attraverso l'umanità dei membri della comunità e quindi attraverso le crisi, le debolezze, le contraddizioni legate alla vita e alle relazioni.

P. Amedeo Cencini


 

FEBBRAIO

 

AFFABILITÀ, GENTILEZZA

 

La bontà senza affabilità è una rosa con le spine. L’affabilità e la gentilezza nel comportamento rendono le nostre azioni piacevoli agli altri. Rispondi con gentilezza e la tua risposta sarà ben accolta; invece se dai la stessa risposta in modo brusco e scortese la risposta sarà offensiva e non soddisferà.

 

L’essere servizievole richiede sacrificio, la gentilezza solo un po' di cuore, un po' di buona volontà con il desiderio di rendere felici gli altri.

 

Un volto amabile, raggiante di affabilità, una parola gentile, una voce mite: tutto questo non richiede grandi sforzi ma incoraggia, fa piacere e porta conforto ai cuori timidi e scoraggiati.

 

Perché non cercare di essere gentili e affabili? Non costa molto e dà tanto!           Direttorio parte B,  IV

Poni ancora a te stessa questa domanda: sono gentile, affabile con tutti? Alcuni pensano che tra le suore non sia necessario essere gentili! Oh no, la gentilezza, la cortesia e il buon rapporto con gli altri contribuiscono molto all'amore fraterno.     Ritiri mensili VII

 

L’amore fraterno è la gentilezza verso tutti e in ogni circostanza. Non basta dire: 'Amo tutti nel mio cuore'. Devo dimostrare questo amore all'esterno. La gentilezza dà molto nella vita comune: gentilezza nelle risposte a ogni domanda, anche se noiosa, sciocca o a volte irritante. Ascoltare con gentilezza e rispondere con gentilezza è una cosa importante nel suo significato, perché mantiene tra noi l'amore reciproco.     Meditazioni, V 3 p. 2

 

L'anima umile capisce che deve essere gentile e servizievole con tutti, senza eccezioni. Non con questa o quella persona che deve considerare superiore. No, l'anima veramente umile considera tutti superiori a sé stessa e quindi tratta tutti con piena umiltà e gentilezza. La gentilezza e la disponibilità verso alcuni e la mancanza di gentilezza verso altri sono segno che tale gentilezza e disponibilità non derivano dall'umiltà o dalla virtù né dall'amore verso Dio ma dalla necessità, dall'amor proprio o dal desiderio di ottenere un vantaggio personale.

 

L'anima umile, che si riconosce sinceramente come la peggiore, l'ultima di tutte, considera un sacro dovere essere piena di cortesia e gentilezza verso gli altri, indipendentemente da come gli altri si comportano con lei. Non aspetta che gli altri siano amabili e gentili con lei per poi decidere di essere gentile a sua volta. È pronta a inchinarsi per prima, a rivolgere per prima parole gentili senza badare alle piccole mancanze di cortesia da parte degli altri, e con la propria gentilezza e amabilità insegna agli altri la bontà.

 

Un'anima umile sarà gentile con gli sconosciuti come con gli amici, con i poveri come con i ricchi, con il mendicante come con il re. Non le importa nulla della persona, ma si inchina davanti a Dio che dimora in ogni anima di buona volontà, quell’ anima che forse Dio ama più di lei.

 

Oh, farò un esame di coscienza. Com'è la mia affabilità verso gli altri? Dipende solo dalla fantasia, dall'umore? Sono gentile solo con alcune persone, solo per mio piacere? È la mia disponibilità a servire gli altri? È quel servizio di umiltà che ripete continuamente: «Ecco, io sono la serva del Signore», che considera una fortuna poter servire i figli di Dio? Mi ricordo che questa gentilezza, questa disponibilità che proviene dall'umiltà, è un vero apostolato, specialmente nell'anima religiosa?

 

Com'è bello avere a che fare con una persona sempre gentile, premurosa, come se fosse preoccupata di far stare bene le persone che la circondano. È piacevole per chi, quando chiede qualcosa, ricevere una risposta gentile. Saremo lieti di soddisfare la sua richiesta e consideriamo una fortuna poter servire Dio nel nostro prossimo.

Questi sono segni di vera umiltà nell'azione. Non cerchiamo modi straordinari per umiliarci, ma desideriamo sinceramente – nel sentimento della nostra miseria, della nostra imperfezione e della nostra bassezza – essere premurosamente gentili e affabili con tutti, senza eccezioni. Cerchiamo di poter dire di noi stessi che siamo servi dei servi di Dio, cercando di servire volentieri sempre tutti come Gesù e per Gesù.     Meditazioni XI, 17

 

Ricordate loro che devono (...) distinguersi per la loro cortesia... Tt 3,1-2

La gentilezza fa sì che si allontani o si ignori ciò che non piace all'altro, che si eviti l'imbarazzo, che si attenui e, se possibile, si plachi una situazione tesa o spiacevole. La gentilezza impone al giovane di rispettare la persona anziana, all'uomo la donna, al più forte il più debole. Sono gesti che mitigano l'orgoglio e la violenza e rendono più leggera la vita dell'altro. Romano Guardini

 

La gentilezza è qualcosa di bello e rende la vita altrettanto bella e armoniosa. La gentilezza è proprio una "forma", un gesto, un comportamento, un'azione. Ma tutto questo deriva da un adeguato atteggiamento interiore. Se questo manca, la gentilezza si trasforma in formalismo, artificialità, ipocrisia. Quando la gentilezza viene meno, quando viene trattata in modo superficiale e sostituita dalla maleducazione e dalla volgarità, allora la vita stessa decade e si impoverisce.

Don Alessandro Pronzato

 


 

MARZO

 

SANTA ALLEGRIA – SERENITÀ D'ANIMO

 

Vuoi fare piacere alle tue consorelle, vuoi dare loro un po' di felicità? Sii sempre allegra, sii un piccolo raggio di sole nella vita spesso grigia e monotona del convento. È così piacevole vedere un volto raggiante di santa allegria, è incoraggiante ed è di conforto!

 

Essere di buon umore quando tutto va secondo i tuoi piani non è difficile, non è una virtù. Ma avere sempre un bel sorriso sulle labbra, essere sempre serena, sempre di buon umore anche se la croce grava sulle tue spalle, la tristezza ti opprime, le difficoltà si accumulano intorno a te, il lavoro ti indebolisce, è una virtù, è il segno di un'anima strettamente unita a Gesù Crocifisso, che gioisce di poter soffrire con Gesù, ma che non vuole causare sofferenza agli altri; che vuole piuttosto soffrendo dare felicità agli altri. Un piccolo raggio di sole che non si spegne mai, perché la fonte della sua luce è nel Cuore di Gesù.

 

Beata la Congregazione che ha piccoli raggi di sole che diffondono intorno a sé gioia, serenità e pace!        Direttorio parte B,  V

Uno dei grandi autori di vita spirituale scrive che la costante serenità d'animo è la più grande penitenza. Ed è vero, perché occorre molta forza di volontà per dominare se stessa, per mortificarsi, per essere sempre serena, luminosa, raggiante, tranquilla malgrado le difficoltà, i dispiaceri, gli insuccessi, le inquietudini, i malesseri, le sofferenze. D'altronde, questa serenità d'animo, questa intima felicità è il più valido aiuto nel lavoro su sé stessi. E per l'anima ciò che il sole è per la terra. Come sotto l'azione dei raggi del sole si schiudono i fiori e maturano i frutti, così nell'anima serena, raggiante, si sviluppa il meraviglioso fiore della santità, che genera molteplici frutti di virtù.

 

Il sole nel cielo, un'anima raggiante sulla terra, quanta felicità danno al mondo, quanta bene­dizione recano agli uomini, quanto conforto ai cuori!

 

Forse il più grande atto d'amore verso il prossimo è la costante serenità d'animo che diffonde intorno a sé luce e calore. La persona raggiante di gioia passa silenziosa come un raggio di sole, anche se a volte è afflitta di non fare nulla di bene ‑ perché è ignara di aver suscitato con la sua serenità tanti limpidi sorrisi sulle labbra degli altri, di aver infuso in tanti cuori il balsamo della consolazione, di avere spesso riscaldato cuori freddi, indifferenti, di aver dissipato tante nubi di sfiducia, perfino di disperazione, di aver seminato inavvertitamente tanta gioia intorno a sé. Lei non lo sa, ma lo sa Dio. E Dio le attribuirà il merito della felicità che ha dato agli altri.

Occorre infatti molta forza d'animo per mantenersi in questa raggiante serenità. Non è facile essere gioiose quando l'inquietudine ci assilla, quando le persone ci stancano, ci infastidiscono, quando la mole di lavoro non ci lascia un momento di riposo, quando la malattia mina le forze dell'organismo e il dolore fisico o morale ci tormenta, quando ci si sente cadere sotto il peso della croce. No, non è facile! Soltanto chi aderisce con la propria volontà alla volontà di Dio, solo chi cerca la felicità nel volere del Signore è capace, nonostante tutto, di conservare in sé questa santa serenità, questa limpida, luminosa felicità soprannaturale.

 

Figlia mia, se sei entrata in convento per cercare Dio, devi anche trovarvi la felicità, perché qui hai la sorgente stessa della felicità, hai Gesù nel tabernacolo, Gesù nella comunione quotidiana, sei circondata dalla volontà di Dio. Che cosa ti manca ancora per essere felice? Se tu riconosci e comprendi la felicità della vita religiosa, sarai senz'altro felice. E la tua felicità, indipendentemente dalle circostanze esterne, brillerà anche fuori e infonderà calore. In tal modo tu diventerai "radiosa".

 

Ama Gesù, amalo sulla croce, amalo nel tabernacolo, amalo nel volere divino e sarai sempre felice; e questa felicità ti trasformerà in un sole per gli altri, perfino per Gesù che nel tabernacolo è circondato di indifferenza, di freddezza, di solitudine. Non è forse questo un compito meraviglioso?

 

Ricorda inoltre che una persona raggiante è di per sé un'apostola che, senza saperlo, conduce a Dio perché dice agli uomini senza parole, ma col sorriso luminoso, che è bene, molto bene, servire Dio, che servire Dio vuol dire trovare quella felicità e quella pace che il mondo non può dare. Testamento XII

 

Il più grande atto d'amore per la felicità degli altri è la costante serenità, la sacra gioia dei figli di Dio, la gioia dell'anima unita a Dio... Sei fedele nel compierlo? Non sempre è facile questa costante serenità che ti trasforma in un raggio di sole per chi ti circonda, diffondendo intorno a te tanta luce e calore! Questo è anche un vero apostolato. Il sorriso di bontà sul volto è una predica che annuncia alle persone del mondo che serviamo il Signore buono, che il suo fardello è dolce e il suo giogo leggero! Puoi dare ai cuori qualcosa di meglio della convinzione che il Signore è buono con coloro che lo amano? Ritiro mensile VII

 

Oh sì, il mio primo apostolato è quello della serenità, della santa allegria. Che sia facile o difficile, che il sole splenda luminoso nel mio cielo o che vi siano nuvole scure, che le persone mi lodino, mi circondino di amore o mi calunnino, mi perseguitino, rimango sempre serena e sorridente, sempre allegra e buona. Anche se non dicessi una parola, con la sola serenità d'animo, con il sorriso anche nella sofferenza, farò capire che è una cosa buona servire Gesù e che Lui è per tutti noi sulla terra! Meditazioni II, 28 p. 3

 

La serenità d'animo non è solo una virtù che richiede forza d'animo e coraggio, non è solo una penitenza che crocifigge la natura, ma è anche un apostolato molto efficace. Niente può parlare così tanto agli indifferenti nella fede, ai non credenti, come la vista di una persona sempre serena, raggiante di felicità interiore, sorridente, anche se si sa che porta molte croci, che molte preoccupazioni la opprimono. Questa santa allegria dell'anima parla da sé dell'azione di Dio, dice che c'è qualcosa al di sopra di questa terra, che esiste un mondo soprannaturale dove l'anima trova la felicità che il mondo non le può dare. La serenità dell'anima attira a Dio, alla virtù, così come la tristezza, il cattivo umore, l'indole acida allontanano dalla vita devota. Perché non mi dedico a questo apostolato così efficace, che ha anche il vantaggio di non attirare l'attenzione, di essere una virtù silenziosa che nessuno conosce tranne Dio? Meditazioni V, 19 p. 3

 

Guardate a Lui, raggiante di gioia, e i vostri volti non conosceranno la vergogna. Sal 34,6

Troppe persone che sfoderano, disinvoltamente, un sorriso "per dovere" o "per spirito apostolico", dentro sono cupe e piene di amarezza.

Resto convinto, comunque, di una cosa: ciascuno di noi è responsabile della propria faccia. (...) Non ci è stata assegnata, banalmente, una faccia da portare. Ci viene offerta, invece, la possibilità di avere un volto. Il volto lo costruiamo, lo meritiamo, non lo ereditiamo. È sciocco dire: “Non posso farci nulla se mi ritrovo con questa faccia…”. Invece la faccia dipende proprio da te, è responsabilità tua, ne sei tu l'artefice.

Non è questione di trucco, e neppure di chirurgia plastica. Il volto si costruisce dal di dentro.     

Don Alessandro Pronzato pag. 128


 

APRILE

 

DISCREZIONE, FIDUCIA

 

Figlie mie, in questi momenti importanti vi prego e vi supplico di lavorare intensamente sull'amore fraterno per amore del Cuore Divino. Ciascuna cerchi in sé ciò che non va bene, che giudichi severamente sé stessa. Non serve a nulla vedere il male negli altri: lasciamolo perdere e troveremo sicuramente molto da cambiare in noi stessi, perché basta aprire gli occhi e giudicare noi stessi con la stessa severità con cui giudichiamo gli altri.  Lettere 8[1]

 

... frenare la curiosità che vuole vedere tutto, sentire tutto, sapere tutto e provoca peccaminosa indiscrezione che ci toglie la concentrazione e la pace.      

Direttorio parte C, II

 

Grande è l'insegnamento che Gesù ci dà: non è ciò che entra nella bocca che contamina l'uomo, ma ciò che esce dalla sua bocca. E dalla bocca escono parole che spesso sono peccaminose e sporcano l'anima. Il santo apostolo Giacomo non esita ad affermare che "l'uomo che non pecca con la parola è perfetto". Frenare la lingua significa frenare dal male l'uomo intero. Facciamo un esame di coscienza. Ricordiamoci del nostro silenzio e delle parole delle nostre Costituzioni che dicono che «il silenzio è la calma dell'anima»? Siamo cauti nel parlare e particolarmente cauti nel parlare degli altri. Siamo cauti nel parlare con le persone, ma cerchiamo di parlare  molto con Gesù: queste parole ci porteranno sempre benedizione, grazia e luce. Beata l'anima che sa parlare con il Signore in modo così cordiale e confidenziale di tutto ciò che ha nel cuore.            Meditazioni VII, 30 p. 3

Tu che tratti tua consorella in modo rude, beffardo, scortese, che la eviti per non parlare con lei, per non avere a che fare con lei, perché non ti piace, tu che cerchi solo di trovare qualcosa di male nelle tue consorelle, che vuoi sempre imporre la tua volontà, pur di non ascoltare gli altri, ecc. non pensare di amare il Cuore di Gesù perché versi lacrime di commozione durante la Santa Comunione! Oh no, tu non ami con le azioni perché l'amore basato solo sui sentimenti è una bolla di sapone senza valore e senza contenuto.        Lettere 8

 

Sì, la lingua è un fuoco, una sfera di iniquità. Gc 3,6

 

Se è relativamente facile restituire il denaro o altri beni materiali sottratti, è invece particolarmente difficile, se non impossibile, restituire al prossimo la fama, l'onore, la dignità, quando gli sono stati rubati, diffamandolo, maledicendolo, calunniandolo, sospettandolo, tramando subdolamente, lanciandogli accuse infondate. Tuttavia, anche in questo caso, chi è responsabile di tale situazione ha l'obbligo di risarcire le perdite se desidera il perdono.        Don Alessandro Pronzato

 

La parola vera è una parola rivolta all'interlocutore e destinata a lui. Non è una parola sussurrata alle sue spalle o detta a qualcuno perché la ripeta a un altro. Un comportamento del genere non serve a superare le difficoltà nelle relazioni, anzi, inquina l'aria che tutti sono costretti a respirare, perché genera sospetti e sfiducia. Al contrario, tutti abbiamo constatato che, se nella comunità regna la certezza che nessuno dice e dirà nulla alle spalle del fratello, si crea – anche in breve tempo – un clima di verità nelle relazioni, di sicurezza emotiva, di apertura fiduciosa, di trasparenza nei rapporti comuni. La regola generale e saggia è: non parlare del fratello, ma al fratello.      P.  Amedeo Cencini

 


 

MAGGIO

 

DELICATEZZA, SENSIBILITÀ, MITEZZA

 

Che ciascuna lavori su sé stessa, senza riflettere su ciò che manca agli altri ma guardando la propria coscienza e ciò che non va bene in essa. Ricordate, che la sofferenza è fonte di grazie divine e di virtù, purché sappiamo trarne vantaggio. Quindi approfittiamone come si deve! La bontà, la disponibilità, la comprensione, la sopportazione silenziosa dei difetti degli altri: ecco i segni del vero amore. Lettere 11

 

Dio sa che sono pronta a soffrire ancora più a lungo e più intensamente, purché ottenga per voi la santità, e in particolare un amore reciproco vero e profondo, libero da ambizioni, offese, ricerca del proprio interesse – silenzioso, mite, comprensivo. A questo dovete aspirare, miei tesori!

 

Confido che quando Dio vedrà che tra voi regna l'amore, unirà ciò che ha separato. Questo è necessario, altrimenti non ne vale la pena! Vi ho detto più volte: a che serve costruire se, per la mancanza d'amore, non ci sarà lo spirito di Dio! Meditate spesso su questo argomento, incoraggiatevi all'amore per il prossimo. A poco a poco arriverete a ciò che Dio vi chiede e allora varrà la pena di creare di nuovo qualcosa basato sull'amore di Dio. Lettere 20

 

Amatevi gli uni gli altri, cercate di alleviare gli altri con amore, bontà, disponibilità, comprensione, compassione anche nelle piccole difficoltà che così spesso trascuriamo. Dimenticare sé stessi, sacrificarsi per gli altri, specialmente per coloro che ci circondano: ecco la medicina per le sofferenze di vario genere e allo stesso tempo la via per la salvezza!            Lettere 4

... saper vedere, e vedere bene i propri difetti, le proprie mancanze, e saper guardare con dolcezza e amore gli errori degli altri facilita la vita comune, ci radica in quella virtù così necessaria: l'umiltà!     Lettere 34

Amatevi dunque, miei tesori, con un amore non tanto sentimentale quanto attivo, che si manifesta con la disponibilità, la comprensione e il sacrificio. Lettere 56

L'amore per Dio, che si manifesta nell'amore per gli uomini ed è questo ciò di cui abbiamo bisogno prima di tutto, mie care Figlie. E quindi il principale esame di coscienza deve riguardare il mio rapporto con gli altri. Sono gentile, cordiale e comprensiva con tutti? (Perché ricordate, anche una sola eccezione è la prova che non avete l'amore di Dio per il prossimo). Forse critico? Non spettegolo? Non trasmetto la mia indignazione agli altri? Sono pronta a sacrificarmi per gli altri? Sono disponibile? Cerco di avere un atteggiamento gentile e cordiale verso tutti?     Lettere 82

 

Vorrei porre particolare attenzione a una cosa che è molto necessaria nella vostra vita: dimenticare se stesse. Il primo impulso dell'uomo è chiedersi se è comodo per me, è piacevole per me, è tutto per me? - e solo dopo si pensa agli altri. Questa è la natura umana. Diversamente, la grazia ci insegna a respingere con un certo disprezzo pensieri simili per indirizzarli verso scopi più nobili: cosa è più comodo, migliore, più piacevole, più appropriato per gli altri, di cosa potrebbero aver bisogno. Questo è ciò che dovrebbe interessarci. Non permettiamo la riflessione: "Questo mi spaventa perché mi è scomodo, questo lo evito perché non è di mio gusto", anche se sarebbe vantaggioso e comodo per gli altri. Amare il prossimo – non a parole, ma con i fatti! Pensa un po' più agli altri che a te stessa, preoccupati un po' più del comfort e del piacere degli altri che del tuo, e andrà tutto bene. Vi consiglio, Figlie mie, di fare un piccolo esame di coscienza: come mi prendo cura degli altri, come mi prendo cura di me stessa? Forse scoprirete che ogniuna ha qualcosa da rimproverarsi. Allora rimettiti coraggiosamente al lavoro, torna a lottare contro l'amor proprio, contro cui dovremo sempre lottare per non permettergli di dilagare.    Lettere 100

 

Ricordate, Figlie mie, che possiamo dire di amare veramente il prossimo solo quando sentiamo questo amore sulla nostra pelle, cioè quando sacrifichiamo veramente le nostre comodità, il nostro tempo libero, la nostra tranquillità, il nostro piacere per il prossimo, quando lo amiamo con sacrificio. Finché non amiamo con sacrificio, il nostro amore è molto instabile. Lettere 101

 

La nostra severità molto spesso nasce dalla mancata consapevolezza della nostra miseria, della nostra ripugnanza. Dove c'è comprensione, che nasce dal riconoscimento umile della propria miseria, lì c'è anche quella concordia e quella disponibilità verso gli altri, così necessarie quando si lavora insieme. Quindi, in silenzio, in armonia, l'una disposta a cedere all'altra nell'amore e per amore! Lettere 107

 

Mie care Figlie, donarsi, consacrarsi completamente a Dio e al prossimo, senza badare al proprio vantaggio, al proprio cuore, alla propria felicità: questo è ciò che Cristo ci insegna in questo giorno d'amore, quando per la prima volta ci ha detto che da allora in poi queste parole sarebbero state ripetute fino alla fine dei tempi: «Prendete e mangiate...Seguite Cristo, figlie mie, con amore ardente, senza misura e senza limiti, seguiteLo donandovi completamente: «Prendete e mangiate me stessa...». Lettere 125

 

      Che la vostra mitezza sia nota a tutti gli uomini: il Signore è vicino! Fil 4,5

 

La mitezza (...) è una espressione di forza e presuppone la forza. La mitezza è una forza dominata. In realtà, le persone violente, potenti, maleducate, arroganti in realtà sono dei deboli. (...) Ovvio che la mitezza non va nemmeno confusa, semplicisticamente, con le parole mielate. La dolcezza è qualcosa di profondo, non di esteriore. Proviene da un animo "pacificato", da un essere in armonia, prima di tutto, con se stesso. La dolcezza è sostanza, non semplicemente forma (anche se la forma ha una sua importanza, sempre che ci siano i contenuti). Resta il fatto che non c'è carità senza dolcezza, gentilezza, sensibilità, delicatezza, amabilità, finezza, garbo (...)

 

"Fai al tuo prossimo ciò che vorresti fosse fatto a te". Questa è la sensibilità che richiede attenzione, delicatezza, intuizione, tatto, rispetto. È una questione di armonia. (...) La sensibilità  si manifesta attraverso l'attenzione, l'interesse, la cortesia dimostrata al momento giusto.

Don Alessandro Pronzato pag 46

 


 

GIUGNO

 

Incontro di sintesi del lavoro annuale e festa per stare insieme.

 

[1] Serie: Salvare dall'oblio, Lettere alle sorelle 1914-1922

 


 

SPIRITUALITA' della Congregazione

 


Spiritualità Mariana della Congregazione

vedi anche: la devozione al Sacro Cuore

vedi anche: la devozione alla Madonna

  l'amore al Crocifisso