La Congregazione delle Suore Orsoline del S. Cuore di Gesù Agonizzante

 


 

RITIRO ANNUALE 2011  

 

Le COMUNITA' in Italia

 

 

Anche quest'anno il Ritiro annuale delle Comunità del Centro italiano si svolge a Roma nella Casa Generalizia in Via del Casaletto, 557 e durerà cinque  giorni, dal 25 al  30 agosto 2011.

 

Il Ritiro è guidato da S.Em. Card. Velasio DE PAOLIS. che propone alle suore la riflessione sull'Esortazione Apostolica Postsinodale Verbum Domini.

 


 

Necessità degli esercizi spirituali in ordine alla conversione e alla riscoperta della propria vocazione cristiana e religiosa. Non lasciarsi assorbire dalle cose e perdersi nel fluire del tempo in una mentalità puramente secolarizzata; riscoprire l'eternità nella nostra vita. E il mistero di Dio che ci parla in Cristo Gesù.

In che cosa consistono gli esercizi spirituali: fondamentalmente in un impegno di conversione ai diversi livelli per recuperare la gioia di vivere.

Il punto di riferimento: l’esortaazione ap. Postsinodale Verbum Domini. Dobbiamo confrontarci particolarmente con la parola di Dio per superare questo momento di difficoltà della Chiesa e della società, dalla quale sembra che si deba fare scomparire la dimensione religiosa dell’uomo, attraverso una secolarizzazione sempre più diffusa. Il male sembra farsi sempre più ostentato e aggressivo.

La vita è un combattimento: Mysterium iniquitatis e Mysteriu m pietatis. Vedi il testo di San Paolo: Ef. capitolo conclusivo, cap. 6: l'armatura di Dio delineata da san Paolo.

La domenica 15ma tra l’anno A: La parola di Dio che scende come pioggia e neve e ritorna come pane all’uomo. La parola di Gesù che si presenta come il seminatore della Parola. Tuttavia la parola esige la risposta dell'uomo...

 


 


 

INTRODUZIONE

    Una breve introduzione al nostro corso di Esercizi spirituali e anzitutto un invito ad entrare volentieri nel corso di esercizi spirituali perché sono una grazia che tante volte noi desideriamo, però tante volte non l’abbiamo. Adesso, come dice s.Paolo “è il momento che il Signore ci offre”. E’ vero che le circostanze esterne non sono le più favorevoli ma, aspettiamo le cicostanze esterne probabilmente non le troveremo mai. E poi, la nostra vita non dipende dalle circostanze ma dipende dal nostro impegno, dalla nostra responsabilità dalla nostra serietà, qundi entriamo superando tutte quelle che possono essere invocate come difficoltà per quasi giustificare una nostra mancanza di impegno e richiamiamo anche senso fondamentale di un corso di Esercizi spirituali: ’esercizi dello Spirito’ ma, non del nostro spirito ma di Spririto Santo che abita in noi; abbiamo bisogno di esercitarci perché tutte le cose che non vengono esercitate corrono il rischio di arrugginire… anche lo Spirito Santo che abita nel nostro cuore, che ci fa figli di Dio, ci fa gridare a Dio “Abba-Padre”, potremmo non sentirlo se noi non ci abituiamo a tenere sempre sveglia la vita spirituale.

Esercizi spirituali - risvegliare, ridestare, rafforzare, stimolare, crescere nella nostra vita dello Spirito Santo che abita in noi.


I. Prima meditazione:

1. Il Prologo di Giovanni: VD, 5.

2. Introduzione della I Gv.VD, 2.

PRIMA PARTE

VERBUM DEI

IL DIO CHE PARLA


II. Seconda meditazione: La voce della Parola: La rivelazione nella creazione del cosmo.

 

I cristiani sono chiamati da Paolo: “coloro che amano il Signore Gesù Cristo con amore incorruttibile” (Ef 6,26), Come tali sono invitati a percorrere l'itinerario spirituale della Parola, proposto nel messaggio del Sinodo. Si tratta di una parola molto vicina al credente, come afferma il Deut. 30, 14: “Questa Parola è molto vicina a te, è sulla tua bocca e nel tuo cuore,perché la metta in pratica”.

Dio parla: si sente la sua voce, ma Lui non si vede. La sua parola è risuonata all'inizio del mondo: Dio disse una parola e il mondo fu: la parola della creazione del cosmo. Questo proprio perché frutto della parola di Dio ne porta anche lo splendore e la bellezza, che il credente canta nel salmo 19. L’esort. Verbum Domini, n. 8, sottolinea bene la dimensione cosmica della parola di Dio.


III. Terza meditazione: nella creazione dell’uomo.

 

Ma la stessa parola divina risuona in modo particolare nella creazione dell'uomo: facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza. Il frutto di questa parola è l'uomo, con il quale Dio vuole intrattenersi in dialogo comunicandogli e partecipandogli qualche cosa che gli è proprio: l'uomo immagine di Dio. E’ un dialogo al quale Dio stesso chiama l’uomo: VD,VD, 6.

Con l'uomo inizia la storia: la parola di Dio è così all'inizio della storia. Ma con la storia iniziano anche i drammi: il peccato dell'uomo e l'avvio del suo recupero. Storia della salvezza. Così la presenza di Dio permane nella storia dell'uomo e lo accompagna fino alla meta finale. La creazione dell’uomo, VD, 9. Il progetto di Dio sull’uomo: Roma 8. Il diritto naturale: la legge che regola l’uomo: un progetto ordinatore e guida dell’uomo.

Dimensione dialogica della Rivelazione

Il primato della Parola che Dio rivolge all'uomo; Dio chiama l'uomo a partecipare alla sua vita e lo rende capace di dialogare con Lui. Creazione, peccato, vocazione di Abramo, alleanza con il popolo d'Israele; insufficienza e quindi esigenza della nuova alleanza nello Spirito Santo.

Il compimento delle promesse di Dio in Gesù Cristo: la specificità del cristianesimo è proprio l'evento Gesù Cristo Figlio di Dio unico Mediatore e Salvatore del mondo. Nuova alleanza nello Spirito Santo: creazione di un cuore nuovo, nuova legge e nuova morale.

L'uomo ha il compito di ascoltare; di rispondere nell'obbedienza della fede e in un nuovo stile di vita. La vita morale viene trasformata: compiere le opere della legge mediante la carità (San Paolo). “Venite a me voi che siete affaticati e oppressi, ed io vi darò ristoro”. Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. Il mio gioco è dolce, il mio carico leggere”. “Ama et fac quod vis”. “Si amatur non laboratur, et si laboratur, ipse labor amatur”. Vita nell'amore e nella gioia. In tua voluntate è nostra pace: Pax! In oboedientia pax, motto benedettino.

Maria archetipo di questo cammino di fede: ascolta e accoglie la parola. Chi è mia Madre ....Chi ascolta la parola e la mette in pratica: Maria si fa discepola. Ai piedi della croce. Il cammino della fede della Madonna! (Enciclica Redemptoris Mater).

La parola di Dio e la Madonna; prop. 55. Alcune riflessioni sul mistero della Incarnazione:

1) L'angelus (La giornata secondo Romano Guardini)

2) Il Rosario: il mistero dell'incarnazione (Santa Teresa D'Avila, L'mitazione di Cristo, San Bernardo)

3) La Salve Regina: Ermanno Contratto, San Bernardo.

4) La preghiera canto: Jesu, dulcis memoria! (San Bernardo)

5) L'Ave Maria


IV. Quarta meditazione:

1) analogia della Parola: VD, 7.

Un discreto numero di pagine tratta del significato della Parola, di come leggere la Parola e come interpretarla. E’ necessario soffermarci sul significato analogico della Parola: L'analogia Verbi. Il significato di analogia. La parola che è il Verbo eterno di Dio nel senso del Padre (Prologo di Giovanni)che diventa carne . La parola della creazione, la parola della creazione dell'uomo; la parola scritta nella storia della salvezza (Vecchio e nuovo Testamento), consegnata alla Chiesa sotto la guida dello Spirito Santo. Il compito della Chiesa e il suo mistero.

2) Realismo della Parola: VD, 10.

La storia ha le sue tappe: esse vengono segnate e testimoniate dalla presenza e dalla parola divina che viene messa per scritto: la parola diventa scritta. E contenuta nelle scritture. Questo occupano un posto privilegiato nella Parola di Dio, la quale però eccede e trascende sempre le scritture.

Ma proprio per questo la comprensione delle Scritture implica che si vada sempre oltre e se ne colga il significato più profondo che lo Spirito di Dio vi imprime. Per questo è all'inizio delle Scritture, ma anche nella sua comprensione perché il suo senso va sempre oltre: si tratta di un senso che solo lo Spirito del Signore può suggerire. Fino alla verità tutta intera. Così la comprensione delle scritture avviene nel cammino della storia all'interno della comunità, che ne trasmette il messaggio: tradizione. Scrittura e tradizione (magistero) saranno le due coordinate per la comprensione della Parola. La voce della Parola è la Rivelazione. La Rivelazione è come una lettera inviata da Dio agli uomini, non se ne comprende il senso pieno se non quando si giunge alla fine; ma il compimento di questa lettera è solo al termine del cammino della storia. Ricorda il quinto evangelo di Pomilio: la Chiesa che si costruisce in onore del Logos non ha mai compimento nel tempo, perché il Logos va sempre oltre il tempo.


V. Quinta Meditazione: Il volto della Parola: Gesù Cristo.

1) Cristologia della parola. VD, nn. 11-13.

2) escatologia della Parola: VD, n. 14.

Con la venuta di Dio, la Parola acquista un volto, il volto di Chi parla. E' il Verbo eterno di Dio fatto uomo. Egli era in principio, era presso Dio, ed era Dio: la Parola eterna nella comunicazione intratrinitaria. Viene nel tempo, con l'incarnazione: Verbum caro factum est et habitavit in nobis.Lògos sarx eghéneto kai eskénosen en emìn. La Parola assume un volto umano; il volto di Gesù; gli uomini lo possono vedere e contemplare e in Lui sentire la voce del Padre. Chi vede Gesù vede il Padre in Lui.

Ma Gesù assumendo la natura umana ha velato la natura divina, proprio per essere accessibile agli uomini (Pascal). Ma attraverso i la visione umana, sensibile, l'uomo è chiamato a risalire a Dio, fino a vedere il Gesù la presenza del Padre (L'emergere dei sensi spirituali in san Giovanni- D.Mollat, Giovanni Maestro di vita spirituale). Il desiderio d vedere Dio si compie nella visione del Verbo incarnato.

Gesù è “l'immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura” (Col. 1, 15). Fatto uomo, Gesù parla agli uomini rivelando ad essi Dio e i suoi misteri con linguaggio umano, con la nota della debolezza del linguaggio umano. Dio ha il volto di Gesù. Chi lo vede, vede il Padre. Il desiderio di vedere il volto di Dio, aspirazione di ogni anima autenticamente religiosa, si compie in Gesù. Egli è il Verbo del Padre che sta presso il Padre da tutta l'eternità ed insieme cammina nel tempo accanto agli uomini, rivelando il Padre e il suo disegno di amore e di salvezza.

Così la Parola fatta carne continua il suo cammino di incarnazione e si fa anche libro: mentre professione la fede nell'incarnazione nel credo noi crediamo anche allo Spirito che ha parlato attraverso i profeti. La parola si fa libro. “Le parole di Dio, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come già il Verbo dell'eterno Padre, avendo assunto le debolezze della natura umana, si fece simile agli uomini” (DV, 13.). Così la Parola che si fa libro, i incarna in culture e linguaggi umani, che esprime la realtà umana in tutte le sue sfaccettature, male e bene, odio e amore, egoismo e generosità, ecc. assume tutte le forme della storia umana. Per comprenderla bisogna far ricorso ai metodi per comprendere ed interpretare la vicenda e la letteratura umana.

E' un impegno necessario e indispensabile (il metodo storico-critico con il quale si esamina la storia umana), senza il quale si cade nel fondamentalismo biblico. Essa porta l'impronta dell'autore umano e della cultura nella quale è vissuto.

Ma non basta, proprio per la natura della Bibbia, che mentre ha un autore umano ha anche un autore divino, lo Spirito Santo ispirante. Per questo non basta il metodo storico-critico, occorre una luce più profondo, che trascende la parola scritta.

E' necessaria la tradizione viva di tutta la Chiesa (DV, 12) e della fede per comprendere in modo unitario e pieno le Sacre Scritture. Il solo metodo critico ci porta alla comprensione della scrittura come testo umano del passato. Se si esclude l'incarnazione e quindi il metodo storico critico cadiamo nel fondamentalismo biblico o in vago spiritualismo o psicologismo. L'esegesi pertanto deve intrecciarsi con la tradizione spirituale e teologica, se non si vuole correre il rischio di spezzare l'unità divina e umana di Gesù Cristo e della Scrittura Sacra.

Nell'armonia ritrovata, il volto di Cristo risplenderà nella sua pienezza e ci aiuterà a scoprire un'altra unità, quella profonda ed intima delle sacra Scritture, che consistono sì in 73 libri, inseriti però in un unico canone, in un unico dialogo tra Dio e l'umanità, in un unico disegno di salvezza Dio infatti, molte volte e in diversi modi.... Eb. 1, 1-2. “Cristo getta, così, la sua luce retrospettivamente sull'intera trama della storia della salvezza e ne rivela la coerenza, il significato, la direzione”. Egli è l'alfa e l'omega. Alla luce di Gesù, tutte le parole del VT acquistano il loro senso pieno, come Gesù stesso annuncia ai discepoli di Emmaus (cf. Lc 24, 27). L'approdo ultimo della Rivelazione e della conoscenza della Bibbia non è in una decisione etica o in una grande idea, bensì nell'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Deus caritas est ,1). Ignorantia scripturarum ignorantia Christi est (San Girolamo). L'intuizione di Origene: ogni testo della Scrittura dice riferimento a Cristo e viene compreso adeguatamanete solo quando in esso si vede in qualche modo la vicenda di Gesù stesso, il quale porta a compimento la Scrittura. Questa si compie in Lui. La presenza di Gesù proiettala sua ombra retrospettivamente su tutta la Scrittura. La figura si realizza nella realtà, che è Gesù stesso.


VI. Sesta meditazione:

1) Lo Spirito Sano e la Parola: VD, nn.15-16.

lo Spirito Santo nella comprensione della parola. il ruolo della Spirito Santo nell'ispirazione, nella interpretazione e nella comprensione delle Sacre Scritture (DV, nn. 11-12). I discepoli devono invocare lo Spirito per una conoscenza sempre più profonda della Scrittura e per rendere ad essa testimonianza. Enc. Dominum et vivificantem!

Prop. 6: Lettura patristica: senso letterale e senso spirituale (la verità e il retto comportamento). La Bibbia va nella nell'unità del disegno di Dio.

Si devono distinguere pertanto due livelli nella Sacra Scrittura (il livello storico e quello ultrastorico) (Prop. 25); si deve superare pertanto la pura esegesi (prop. 26) e il dualismo tra biblisti e teologi (Prop. 27), in dialogo tra le diverse discipline (Prop. 78). Si ottiene così una lettura credente (Prop. 46), sull'esempio di Maria (Prop. 55), arrivando ad un incontro con la Parola, che è Cristo stesso (prop. 6).

Anche se questo discorso vale per tutta la Scrittura (Vecchio e nuovo testamento), tuttavia bisogna dire qualche parola sul Vecchio Testamento: sul significato del VT nella Bibbia Cristiana (prop. 10), rilevando le difficoltà che nascono da alcune letture del VT (Prop. 29) e cercando di ovviarvi con una revisione del Lezionario (Prop. 16).

2) Tradizione e Scrittura: VD, nn. 17-18;

3) sacra scrittura, ispirazione, verità. Dv, 19;

4) Dio Padre origine e fonte della Parola: VD, 20.


LA RISPOSTA DELL’UOMO A DIO CHE PARLA

VII. Settima meditazione: La risposta dell’uomo al Dio che parla:

1) Chiama ad entrare nell’alleanza con Dio. VD, 22.

2) Dio ascolta l’uomo e risponde alle sue domande, VD, 23;

3) dialogare con Dio mediane le sue parole, VD, 24;

4) la parola di Dio e la fede, VD, 25;

5) il peccato come non ascolto della parola di Dio, VD, 26.


VIII. Ottava meditazione: Mater Verbi Dei e Mater Fidei: VD, nn.27-28.

L’ERMENEUTICA DELLA SACRA SCRITTURA NELA CHIESA


IX. Nona meditazione: La casa della Parola:

1) La Chiesa. La Chiesa luogo originario dell’errmeneutica della parola:VD, 29-30;

2) l’anima della sacra teologia: VD.31;

3) sviluppo delle ricerca biblica e magistero ecclesiale, VD, 32-33;

4) l’ermeneutica biblica conciliare, una indicazione da recepire, VD, 34;

5) il pericolo del dualismo e l’ermeneutica secolarizzata, VD, 35;

6) fede e ragione nell’approccio alla Scrittura, VD, 36.


X. Decima meditazione:

1) senso letterale e senso spirituale, VD, 37;

2) il necessario trascendimento della lettera, VD, 38;

3) l’unità intrinseca della Bibbia, VD, 39;

4) il rapporto tra antico e nuovo testamento, VD, 40-41;

5) le pagine oscure della Bibbia, VD, 42;

6) cristiani ed ebrei in riferimento alle sacre sccrritture, VD, 43;

7) l’interpretazione fondamentalista della Saca Scrittura, VD, 44;

8) dialogo tra pastori, teoologi e esegeti, VD, 45;

7) Bibbia ed ecumenismo, VD, 46; conseguenze negli studi teologici, VD, 47;


XI. Undicesima meditazione: I Santi e l’interpretazione della Scrittura, VD, 48.

 

SECONDA PARTE

VERBUM IN ECCLESIA

LA PAROLA DI DIO E LA CHIESA

La chiesa accoglie la parola: n. 50

Contemporaneità di cristo nella vita della Chiesa: n. 51.

LA LITURGIA LUOGO PRIVILEGIATO DELLA PAROLA (NN. 52-71).

LA PAROLA DI DIO NELLA VITA ECCLESIALE (NN. 72-89).


XII. La Parola di Dio nella Chiesa.

Come la sapienza, la Chiesa ha una casa costruita su colonne solide. La Chiesa, nuova comunità, poggia su quattro solide colonne: l'insegnamento degli apostoli, la frazione del Papa, le preghiere e la koinonia (Atti, 2,42).

1.La didaché (la fede proviene dalla predicazione, ex auditu, Rm 10, 17);

la predicazione di Gesù era annuncio della presenza del regno di Dio che richiedeva la risposta della fede e della conversione. La predicazione delgi apostoli è anzitutto kerygma sul mistero di Cristo, unico Salvatore degli uomini e unico mediatore, unico redentore (Dominus Jesus; Atti 4, 12). Il cristiano rende testimonianza con la sua vita e la sua fede e amore alla parola predicata e creduta.

All'annuncio del kerygma segue l'approfondimento di esso con la catechesi; e l'attualizzazione con l' omelia, come Gesù nella sinagoga di Cafarnao.

Il Kerygma, la catechesi e l'omelia implicano un leggere, un comprendere, uno spiegare e un interpretare, un coinvolgimento della mente e del cuore.

Vi è un duplice movimento (risalita alla radice e all'origine, e discesa per l'attualizzazione nell'oggi). Emmaus, l'etiope e Filippo. Ogg urge il bsogno di approfondire la propria fede.

2. la casa della parola:La frazione del pane: la parola porta sempre alla frazione del Pane, al mistero pasquale, che è compimento. Emmaus: Lc 24, 13-35; Gv, cap. 6. Ne segue il culto non solo per l'Eucaristia ma anche per la parola: DV, 21; SC, 56. Origene; San Cesareo di Arles. Veddi anche proposizoni sulla parola e sulla liturgia, specialmente sulla parola e sulla litrugia Eucaristia (prop. 7).

3. La casa della parola: Le preghiere.

La preghiera è una dimensione essenziale della vita relgiosa, nelle sue diverse forme. La fede porta alla preghiera nelle sue diverse forme. San Paolo si converte: viene presentato come colui che prega. Sant'Alfonso: chi non prega o non crede o è un pazzo.

La parola diventa preghiera. Salmi, Lectio orante (migliore formulazione al posto di Lectio divina) della parola di Dio. Include tre momenti essenziali: Lectio (quale è il senso di questo testo biblico in sé?); meditazione: che cosa vuol dire per me?); contemplatio: la parola ascoltata diventa contemplatio del volto di Dio per entrare nel suo cuore e averlo come guida dei propri passi.

La Madonna che raccoglie tutto nel proprio cuore e medita e dà il suo assenso al progetto di Dio, Lc 2, 19; 2, 51).

Marta e Maria (Lc10, 38-42).

La parola diventa preghiera nel Magnificat; nel Padre nostro.

4. la casa della parola: la koinonia.

San Luca presenta la comunione dei beni come la realizzazione di un ideale pagano (Aritostele: amicitia vel parem invenit, vel parem facit) ed ebraico (la manna: era sufficiente per tutti; nessuno pertanto era indigente). La dottrina sui beni temporali in base al libro della genesi; in base alla dottrina di Gesù (beni, divenuti pericolosi per il peccato, redenti nell'amore).

Si tratta della messa in comune dei beni, come conseguenza della comunione dei beni spirituali. L'incontro conn la parola ci porta a mettere in comune con i beni, ad uscire dal nostro egoismo; è dare qualche cosa di proprio, di fronte al grande dono di Dio a tutti dei beni della salvezza. La risposta è il dono dei beni ai poveri nei quali è presente Cristo. La carità verso i poveri nasce dall'altare dell'Eucaristia.

Ma dalla comunione dei beni la parola passa a significare la comunione dei beni spirituali: comunione con Dio mediante la grazia; comunione con i fratelli e le sorelle, nel possesso del medesimo spirito; comunione dei beni per la salvezza (fede, sacramenti e servizio della Chiesa). La comunione dei beni nella comunità degli istituti di vita consacrata.

La parola va ascoltata ma anche messa in pratica.

La Koinonia è a conclusione di un cammino: metanoia, kenosis, diaconia, koinonnia. Non ci si può limitare allo studio, né consiste in sacrifici esterni di cose, ma deve essere obbedienza, e testimonianza di vita: viva lectio , vita bonorum. La predica di San Francesco e i suoi frati (Fioretti).

San Giovanni Crisostomo sottolinea la differenza tra Mosè che discende dal monte con le tavole della legge, e i discepoli di Gesù che discendono dal monte Tabor con il cuore rinnovato: la loro stessa avita è testimonianza dell'evento accaduto.


TERZA PARTE

VERBUM MUNDO

LA MISSIONE DELLA CHIESA ANNUNCIARE LA PAROLA DI DIO (NN. 90-98)

LA PAROLA DI DIO E IMPEGNO NEL MONDO (NN. 99-108)

LA PAROLA DI DIO E CULTURE (NN. 109-116)

PAROLA DI DIO9 E DIALOGO INTERRELIGIOSO (NN. 117-124)


XIII: Tredicesimi meditazione: Le strade della Parola:La missione.

 

L'annuncio profetico di Isaia: il convito sul monte Sion. Da Sion uscirà la parola di Dio per tutti gli uomini. Particolarmente per un popolo che non ha tanto fame di pane e sete di acqua, ma della parola di Dio Is, 8,11. Gesù invia gi apostoli in missione: Mt. 28, 19-20. La Bibbia è un invito a non tacere, ma a gridare, ad annunciare la parola di Dio. Le vie dell'annuncio sono particolarmente:

La comunicazione e i mezzi di comunicazione. Inculturazione e linguaggio parabolico.

Attraverso la parola avanza Cristo nel mondo di oggi: Famiglia, giovani, ecc. Gli areopaghi di cui parla la Enciclica Redemptoris Missio.

La parabola del seminatore richiama le diverse situazioni della vita su cui la parola di Do cade ed insieme il coraggio di farla risuonare ovunque, su ogni tipo di terreno.;negli ambienti di sofferenza e di dolore.

E' la persona di Gesù che vi entra come lo contempliamo nei vangeli durante la sua terrena: sotto l'azione dello Spirito di Dio (sinagoga di Cafarnao), con si uoi miracoli e su ogni tipo di persone che lo incontrano. Anche con la sua paura di fronte alla morte, ma sempre con il coraggio di proseguire il suo cammino nella fedeltà a Dio.

Nella sua missione la Chiesa incontra altri fratelli cristiani, particolarmente gli ortodossi, ma anche le altre religioni, particolarmente quelle orientali con le loro grandi tradizioni con e quali entrare in dialogo e per annunciare loro il vangelo di Cristo.

La parola nella storia ha prodotto grandi opere di arte: la Chiesa è chiamata ad incontrare particolarmente gli artisti. La Bibbia è anche il percorso per raggiungere la bellezza: la teologia della bellezza. La parola di Dio non è e non può essere incatenata: essa continua a correre le strade del mondo per annunciare la bellezza di Dio e del suo amore.

Anche l’architettura della Chiesa deve essere espressione della Parola di Dio.

La missione è un problema di fede. E' risultata indebolita dalla dttrina dei cristiani anomini e della predicazione di un inferno vuoto. La missione della Chiesa si è risvegliata particolarmente in tempo di persecuzione (la comunit

di Gerusalemme, i primi secoli delle persecuzioni, le invasisoni barbariche; lo scisma luterano; fine ottocento; oggi?). La missione è un problema di fede e quindi di grazia: la grazia si rivela nelal debolezza e nella fragilità degli uomini. Kirkegaard su Lutero e la Chiesa cattolica.


XIV. Quattordicesima meditazione: la parola nella liturgia

 

Un'altra serie di proposizione riguardano la parola nella celebrazione liturgica (La liturgia fonte primaria ed indispensabile dalla quale attingere il genuino spirito cristiano, SC), particolarmente della Messa, delle ore ed altre fuori della liturgia, in piccoli gruppi o comunità.

Anzitutto a livello generale va prestata attenzione alla prop. 14 sul rapporto Bibbia e liturgia in genere; Un'attenzione particolare va data all'interno della liturgia all'attualizzazione omiletica: prop. 15; alla possibile revisione del Lezionario (Prop. 16), alla liturgia delle ore (Prop. 19); al rapporto tra liturgia della Parola ed Eucaristia (prop. 7), e tra parola di Dio e riconciliazione e conversione (Prop. 8).

Bisogna curare anche celebrazioni della parola in altri modi, come suggerisce la prop. 18; specificamente con la lectio divina, presentata come lettura orante della Bibbia (Prop. 22), anche nelle piccole comunità (Prop. 21).

La parola di Dio deve investire tutta la vita cristiana e tutti i cristiani secondo il loro stato di vita. Conseguentemente si deve curare la formazione biblica dei cristiani (prop. 33), inserire la Bibbia nelle famiglie (prop. 20); curare la formazione biblica dei candidati al sacerdozio (prop. 32) e dei sacerdoti (prop. 32), i giovani in genere (prop. 34), le persone consacrate nella professione dei consigli evangelici (prop. 24).

La Bibbia deve essere l'anima anche dell'attività apostolica e nei singoli settori dell'apostolato e coinvolgere tutti i cristiani, come: la catechesi (prop. 17); carità verso i poveri (prop. 11); insegnamento del significato delle leggi e soprattutto della legge naturale e dei dieci comandamenti (prop. 13); pastorale della salute (prop. 13); unità dei cristiani (prop, 36 e 37); impegno nel mondo (prop. 39); arte liturgica (prop. 40); cultura (prop. 41); mezzi di comunicazione sociale (prop. 44); il fenomeno delle sette (prop. 47); inculturazione (prop. 48); dialogo interreligioso (prop. 50); la terra santa (prop. 51); dialogo con gli Ebrei (prop. 52); con i musulmani (prop. 53); dimensioni cosmiche della parola di Dio e custodia del creato (prop. 54); in tutti questi campi un particolare ruolo va riconosciuto alle donne (prop. 17).

Per questo è necessario, perché Bibbia sia alla portata di tutti, che essa venga tradotta in tutte le lingue e diffusa: propp. 42-43.


XV. Quindicesima Meditazione: I vangeli luoghi privilegiati della parola di Dio: la storia dell'amore divino.

 

Particolarmente i vangeli: la teologia narrativa dell'amore di Dio per gli uomini e della risposta di amore da parte degli uomini per Dio. Quattro vangeli, quattro tappe del cammino di fede (vangelo del catecumeno, vangelo della Chiesa, vangelo delle esigenza del discepolato), quattro aspetti dell'amore: costoso (San Marco), universale (san Matteo), perdonante (san Luca) inabitante (San Giovanni). Essi presentano il volto dell'amore, nelle sue diverse sfaccettature: è lo stesso Gesù Cristo.


XVI. Meditazione sedicesima: la parola e la vita consacrata

 

Una riflessione sulla proposizione 24: La parola di Dio e la vita consacrata.

La vita consacrata è la vita caratterizzata dalla professione dei consigli evangelici (castità, povertà e obbedienza). E' un modo stabile di vita che coinvolge tutta la persona. I tre consigli evangelici vogliono esprimere proprio questa totalità: i tre beni sono segno della totalità del proprio essere. Per questo la professione deve essere sigillata in perpetuo; sia il presente come il futuro; sia quello che siamo sia quello che potremo essere. Consacrazione di tutta la persona. Perciò è offerta totale di sé. In comunione con Gesù che fa il dono della propria vita.

Non è nostra scelta personale. E' una vocazione, Esige pertanto una chiamata di Dio. La vita consacrata nasce pertanto dall'ascolto. La vocazione a seguire Gesù povero casto e obbediente: a condurre una vita evangelica, ossia secondo vangelo. E' la forma di vita di Gesù. E' il modo più alto di vivere il vangelo. Perché è il modo scelto da Gesù, quale figlio unigenito del Padre fatto uomo. Il vangelo è così la regola suprema della vita consacrata.

Come la vocazione alla vita consacrata nasce dalla Parola, nella parola ritrova sempre se stessa e la propria identità: il modello Gesù, che sotto l'azione dello Spirito Santo offre se stesso al Padre per la vita del mondo in un grande atto di amore. La vita consacrata oggi è in crisi, come risulta chiaro dallo studio di P. Pardilla. E' necessario pertanto ritrovare la sua identità. L'identità della vita consacrata si realizza nella continua immedesimazione e trasformazione in Gesù sotto l'azione dello Spirito Santo. Il religioso è memoria vivente di ciò che Gesù fu e fece.

E si converte in evangelica testificatio: testimonianza evangelica: I religiosi testimoniano con il loro stato di vita in modo eccezionale la trascendenza dell'amore di Dio.

I Religiosi sono pertanto esegesi vivente della Parola di Dio, secondo il detto viva lectio vita bonorum. Chi vive il vangelo è l'esegeta vivente di esso. Essi pertanto diventano parola che parla al mondo e testimonia la vita filiale, la trascendenza della vita eterna, la transitorietà di tutte le cose, e testimoni della permanenza della parola di Dio. Essi diventano testimoni anche dell'amore vero ed eterno di Dio.

Vita consacrata ed Eucaristia: l'amore come dono! Olocausto: Consummatum est! La professione religiosa si fa durante la S.Messa. La sua esatta collocazione dovrebbe essere il momento della consacrazione.

La vita consacrata testimonia la ragione ultima per cui si debba vivere e si possa dare un senso alla vita.


XVII. Meditazione diciassettesima: Parola di Dio ed Eucaristia.

 

Annotazioni alla prop. 7, Parola di Dio ed Eucaristia.

Nel messaggio abbiamo già trovato la menzione dell'Eucaristia: la frazione del pane è un colonna della casa di Dio. Il messaggio sottolineava che la parola è il punto di arrivo,il compimento del cammino della Parola, come si evidenzia dal cap. 6 del vangelo di Giovanni e dall'episodio dei discepoli di Emmaus che riconoscono Gesù nello spezzare il pane. Il nesso tra la parola e l'Eucaristia è stretto. E' precisamente questo nesso che la proposizione 7 vuole chiarire. Si tratta di una profonda unità che va messa inluce per superare la dicotomia con la quale spesso ledue realtà vengono presentate anche nella pastorale.

Il cap. 6 di San Giovanni mette in luce tre passaggi: il miracolo della moltiplicazione dei pani, che è segno (come la manna del deserto) di un altro pane che non perisce, perché viene da Dio, e offre la vita eterna. Questo pane è Gesù stesso, nella sua parola e nel suo corpo e il suo sangue. La parola nutre il discepolo e raggiunge la sua massima efficacia, quando diventa corpo e sangue del Signore: che mangia e beve del corpo e del sangue del Signore viene trasformato in Lui e vive di Lui e per lui, come in una sola vita. La Parola che il Padre ci dona in Gesù diventa nostro nutrimento che ci permette di vivere in comunione intima con il Signore quando attraverso la presenza sacramentale (vera, reale e sostanziale) diventa cibo e bevanda: anzi è l'unico vero cibo e l'unica vera bevanda, che dona la vita eterna. Gesù Parola del Padre e Gesù Pane di vita eterna è la stessa persona che si comunica all'uomo a diversi livelli. La parola trova il suo compimento nella persona e nella missione di Gesù. La missione di Gesù a sua volta ha il suo vertice nel mistero della Pasqua, sua morte e gloriosa resurrezione, che è presente nel sacrificio e nel sacramento dell'Eucaristia, a modo di banchetto o convito. Il vertice dell'amore di Dio è nel dono di se stesso e nella sua permanenza in mezzo a noi,nell'Eucaristia.

Discorso analogo si può fare in relazione all'episodio dei discepoli di Emmaus: nell'ascolto della parola sentono ardere il cuore; nella frazione del pane lo riconoscono e vengono trasformati e diventano testimoni della resurrezione.

La proposizione si inserisce precisamente in questo cammino. La parola di Dio si fa carne sacramentale nell'evento eucaristico e porta al suo compimento la Sacra Scrittura”. Il cammino della rivelazione divina raggiunto il suo vertice nel dono del Figlio: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito”. Questo è l'evento che deve rimanere per sempre nella storia in modo sacramentale, sotto le specie del pane e del vino: “fate questo in memoria di me”. Perché è l'evento salvifico che ha portato a compimento la salvezza dell'uomo. E' la rivelazione piena che permette a San Giovanni di affermare che Dio è amore. L'Eucaristia diventa pertanto il principio ermeneutico che proietta la sua luce su tutta la storia passata che lo ha preparato e la illumina. Tutti gli eventi del passato sono raggi ancora pallidi dell'amore di Dio che risplenderà luminoso nel mistero della Pasqua e nel Sacramento che lo contiene e lo rinnova. Così tutti gli eventi della storia della salvezza si inseriscono nel cammino durante il quale Dio ha rivelato se stesso come amore, fino al suo meriggio. La Scrittura una volta illuminata dall'evento finale può e deve essere letta come strada che illumina l'Eucaristia. Senza la Parola che lo ha preparato, non potrebbe esserci l'Eucaristia. Per questo nella liturgia della Santa Messa parola e sacrificio Eucaristico costituiscono una profonda unità e si illuminano a vicenda. L'Eucaristia non può essere partecipata bene, senza la parola che la prepara. La parola ha il suo senso in ordine alla Eucaristia.

Da rilevare che quando parliamo della Eucaristia non si deve identificare con il rito. Di fatto nei racconti evangelici il rito dell'ultima cena ha a sua verità nei racconti e nei fatti della passione ; questi a loro volta vengono illuminati dal rito. I fatti della passione letti nel contesto dell'ultima cena dicono che Gesù è entrato nel cammino della morte in un atteggiamento di donazione a Dio e ai fratelli.

L'Eucaristia racchiude tutto il bene spirituale della Chiesa (PO, 5). La liturgia, particolarmente l'Eucaristia, è la fonte prima dove attingere il genuino spirito cristiano. L'Eucaristia è fons et culmen totius vitae christianae e della evangelizzazione. Ciò significa anche che la partecipazione al rito implica la partecipazione alla vita di dono e di amore di nostro Signore.

Ciò detto possiamo passare a comprendere meglio perché l'Eucaristia è fonte e culmine della vita cristiana.

EUCHARISTIA FONS ET CULMEN TOTIUS VITAE CHRISTIANAE

Quale è il senso di questa espressione che troviamo in LG, 11? Dobbiamo partire da Gesù. Per Gesù l'Eucaristia ossia la sua passione e morte anticipata nell'ultima cena è il vertice della sua vita e della sua missione, ed insieme il compimento di tutta la storia della salvezza. Finalmente il principio di Dio si ì compiuto ed egli si è rivelato come amore supremo per gli uomini nel dono del Figlio suo. Per Gesù l'Eucaristia è il vertice della sua vita e della sua missione. Dalla Eucaristia nasce il mondo nuovo, viene sigillata la nuova alleanza con il dono del suo Spirito, viene fondata la Chiesa, gli uomini diventano figli di Dio e tutti gli uomini sono chiamati a far parte della famiglia di Dio. Inizia il tempo della Chiesa.

Per la Chiesa, l'Eucaristia è la fonte, la sorgente della propria vita della propria storia e della sua missione nel tempo: l'Eucaristia fa la Chiesa. Ma la Chiesa per attingere alla sorgente la deve riattualizzare, la deve rendere presente: la Chiesa fa l'Eucaristia perché essa possa essere la sua sorgente. Dalla sorgente essa trae tutto il dinamismo per la sua crescita: dalla Eucaristia tra senso la sua missione, la sua realtà sacramentale, il suo insegnamento, il suo ministero, la evangelizzazione, la crescita spirituale. Dall'Eucaristia i cristiani possono avere la forza per modellare la propria vita su Gesù, trasformare la propria vita in un atto di donazione e di amore. L'Eucaristia è sorgente e vertice, apice della vita cristiana.

Avviciniamoci allora all'ultima cena del Signore: essa trae la sua verità in quanto è anticipazione della passione e morte del Signore. I racconti della passione a loro volta traggono il loro significato dalla cena del Signore.

Noi celebriamo l'Eucaristia perché possiamo diventare Eucaristia anche noi: non bata partecipare al rito. Ricordiamo l'insegnamento di Giovanni, cap. 11; Luca 22, 24-28; di San Paolo, 1 Cor 11.

L'Eucaristia è (Vedi Vanhoye):

vittoria dell'amore sull'odio;

vittoria della vita sulla morte;

fonte di amore per i fratelli;

fonte di amore filiale verso il Padre.


XVIII. Meditazione diciottesima: Il sacerdozio di Cristo, dei fedeli e dei ministri ordinati.

 

LA NOVITA’ DEL SACERDOZIO DI CRISTO (Albert Vanhoye, in Omnis Terra, n. 113, anno XXVIII, 2010, pp.225-236)

In un certo senso niente è di più antico del sacerdozio e nulla più nuovo del sacerdozio di Cristo. Il sacerdozio è un’istituzione molto antica: se ne parla fuori della Bibbia e all’interno di essa, nel Vecchio Testamento. E’ una isttizuione la quale per natura sua tende a rimanere stabile. Eppure il sacerdozio di Cristo è talmente nuovo che non sembrva neppure un sacerdozio. Gesù nei vangeli non viene designato mai come sacerdote. Per applicare alla sua persona e alla sua missione la categoria di sacerdote è stata necessaria una profonda riflessione e teologia, che troviamo per la prima volta nella lettera agli Ebrei. Significativo il fatto che la prima cristologia è in prospettiva sacerdotale.

I.Una concezione nuova del sacerdozio

La formula più appropriata per esprimere la novità del sacerdozio di Cristo sembra essere la seguente: “il sacerdozio della nuova alleanza”, come appare dalle parole di Gesù nell’ultima cena: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che viene versato per voi” (Lc 22, 20: 1 Cor 11, 25); è un sacerdozio nuovo, perché Gesù è “mediatore di una nuova alleanza” (Eb 9, 15).

1.Novità della insistenza sulla mediazione.

1) Il legame tra sacerdozio e alleanza nel Vecchio Testamento non era espresso. La dimensione che emergeva era piuttosto quella del culto divino. “Il sacerdozio era considerato prima di tutto come un grande onore a motivo del arapporto privilegiato dei sacerdoti con Dio. I sacerdoti erano per Iddio”. Il sacerdote era pertanto un onore, al quale si veniva innalzati, e che si rivelava particolarmente nelle vesti che particolarmente il sommo sacerdote indossava.

2) Ben diverso è l’atteggiamento di Gesù nella ultima cena: Gesù sta in mezzo ai suoi discepoli come colui che serve, lava i piedi ai suoi dsicepli. Nelle parole dell’ultima cena egli in modo particolare esprime una duplice relazione: a Dio e ai fratelli; anzi questa sembra espressa in modo più rilevante. Particolarmente nella lettera agli Ebrei viene esplicitata questa duplice relazione: “ogni sommo sacerdote, preso tra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio” (Eb 5, 1), dove la relazione con gli uomini viene posta in primo piano.

2.Nuova idea della santificazione

Dalla novità del sacerdozio derivano tante altre novità, tra le quale si evidenziano le seguenti.

1) Il NT insiste sulla necessità della solidarietà del sacerdote con tutti i suoi fratelli e sorelle in umanità (cf 2, 17-18). Il VT era preoccupato di della relazione con Dio, preservando il sacerdote da ogni contatto suscettibile di compromettere tale relazione. Per accostarsi a Dio “era indispensabile una speciale consacrazione o santificazione”. Non essendo possibile per la legge mosaica realizzare una santificazione interiore, suppliva con prescrizioni legali per una santificazione esteriore, che sostanzialmente tendeva a separare il sacerdote dalle realtà profane e innalzarlo verso Dio.

2)Nel sacerdozio di Cristo, “l’insistenza sull’aspetto di mediazione cambia completamente la prospettiva e la rinnova in una maniera radicale. L’idea della santificazione con dei riti di separazione è eliminata e viene sostituita dalla santificazione nmel contesto di un dinamismo di comunione. L’istituzione dell’Eucaristia ne è la realizzazione più impressionante”.

II.Novità dell’oblazione sacerdotale di Cristo.

“Alla novità del sacerdozio corrisponde la novità della oblazione sacerdotale, la novità del sacrificio. Nuovo è lo scopo assegnato alla oblazione; nuovo il suo contenuto; nuovo il mezzo per realizzarlo; nuovo il dinamismo che ne risulta; nuove le possibilità di partecipazione.

1.Nuova finalità della oblazione

1) “La maniera spontanea di comprendere le oblazioni sacrificali consiste nel considerarle come doni offerti a Dio per ottenere i suoi favori”. In questa linea sostanzialmente si muove anche il Vecchio Testamento.

2) “Le offerte non servono a Dio, esse non possono cambiare le dispoziioni di Dio verso l’uomo. Secondo la lettera agli Ebrei, lo scopo delle oblazioni non è quello di provocare un cambiamento di attitudine da parte di Dio, ma quello di ottenere la trasformazione interiore di colui che le offre”.

2. Nuovo contenuto della oblazione.

3. Nuovo modo di fare l’oblazione.

4. La fonte di un nuovo dinamismo

5, Sacerdozio aperto alla partecipazione: sacerdozio comune dei fedeli e sacerdozio ministeriale ordinato.


 

RITIRI ANNUALI