LETTERE

 

Madre Orsola Ledóchowska

(pro manoscritto, Roma 1981)


 I - a Maria Teresa Ledóchowska (1885 – 1922)


Lipnica, 4.VI.1885

Mio Angioletto,

Oggi ho avuto la Tua lettera e mi affretto a risponderti, perché sono certa, che desideri ricevere qualche parola da parte mia. Posso immaginare quanto sei triste dopo la partenza di Olga. Supplico il Signore che Ti dia presto la pace dell'anima. Ti prego, Tesoro mio, non inquietarti, se non sei capace di allontanare subito dal Tuo cuore ogni affetto che non sia rivolto solamente a Dio. Come sembra, adesso è Olga a distaccarti da Dio. Pensi, che se Tu rompessi con Olga ed entrassi immediatamente in convento, non dovresti anche là lottare con Te stessa? Pensi che ivi potresti di colpo appartenere tutta a Dio? Ne dubito: la vita è una lotta, e questa lotta non cesserà se non con la morte, quindi non possiamo o piuttosto non dobbiamo attendere d'esser una volta esenti dal lottare. Se non avessi Olga, avresti trovato qualcosa o qualcuno che Ti sarebbe di ostacolo nel cammino verso una totale rinuncia di te stessa. Non voglio dire, che non dobbiamo tendere a questo fine, perché l'uomo ama Dio soltanto quando dimentica del tutto se stesso e il proprio piacere, quando ama gli altri unicamente per Dio, quando per Dio è pronto a lasciare perfino tutto ciò che possiede, se tale è la Sua volontà. Non raggiungeremo subito questo fine, ciò sarebbe troppo comodo. Possiamo solo volerlo, il resto ce lo darà, senza dubbio, il Signore, se Glielo domanderemo.

Non pensare già all'inverno, Tesoro mio, vedremo prima come si svolgeranno le cose. Poni tutta la Tua fiducia in Dio, Egli stesso dirigerà tutto nel miglior modo. Egli Ti indicherà se là, cioè dà Olga, devi recarti o no, secondo i Suoi piani riguardo al Tuo avvenire. Ti prego, quindi, sii tranquilla e non preoccuparti di ciò che avverrà tra qualche mese.

Mia Maria Teresa, Angioletto mio! Ho veramente paura di irritarti con le mie lettere. Se Tu non insistessi tanto che io Ti dia consigli, non oserei mai scriverti in tale maniera. Se Ti annoio, dimmi semplicemente che sono una sciocca ed io smetterò. Trovo assurdo il fatto di scrivere così a Te, che mi superi sotto ogni riguardo; questo non tanto per parlare, ma è proprio la mia convinzione. Sapendo che sei triste, vorrei consolarti, secondo le mie possibilità. Faccio quanto posso, dare la mia vita per Te. Vorrei vederti felice e tranquilla; devo ottenerlo da Dio con la preghiera.

Tutti godono una buona salute. Anna TI saluta cordialmente; questa volta è bella come una madonna. Peccato che oggi partano. Domani Miss Clark e le sorelle dovranno far visita alla famiglia Romer; speriamo che farà bel tempo.

Ti bacio e abbraccio, Tesoro mio, scrivimi presto qualche riga. Ti prego, sii tranquilla e allegra. Puoi amare Olga e ciò che nel Tuo amore è troppo terreno, lo vincerai, certamente, con l'aiuto di Dio. Se questo Ti costa ed esige sacrificio, tanto meglio: ce que ne coute rien, ne vaut rien /ciò che non costa nulla, non vale nulla/.

Tua amatissima Giulietta

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Lipnica, 11.VI.1885

Mia cara Maria Teresa,

Non ho potuto scriverti prima perché negli ultimi giorni sono stata molto occupata. Passavo quasi giornate intere nei campi alla raccolta e trasporto del fieno. Faceva un caldo tremendo, e ciò mi toglieva la voglia di scrivere in quei pochi momenti in cui rimanevo a casa.

Come stai? Come è stato il viaggio? Dovreste quasi squagliarvi per il calore!

Martedì è stato da noi un temporale con pioggia dirotta e grandine. La grandine era grossa come una noce, non durava a lungo e perciò non ha provocato danni. Abbiamo avuto una tremenda paura. Ho sentito che a Chronowo i danni furono ingenti.

Vladimiro non è finora arrivato, viene stanotte. Tutti stiamo bene. Non preoccuparti di noi, pensa soltanto alla Tua salute e sii allegra.

Domani verrà Don Danek a pranzo. La mattina, Ti ricorderò in chiesa. Spero e Ti auguro di tutto cuore che tutto vada bene. Non dimenticare di domandare alla badessa di St. Polten se abbia ricevuto la mia lettera spedita a Pest, e di dirle che bacio mille volte la sua mano e che le scriverò nei prossimi giorni./...

 

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Lipnica, 15.VII.1885

Mio Angioletto carissimo,

Ancor una volta Ti ringrazio cordialmente per la Tua tanto gradita lettera. Se le mie lettere sono in grado di consolarti, Tesoro mio, ne rendo grazie al Signore di tutto  cuore. Egli, nella Sua eterna sapienza, opera spesso mediante i piccoli e i miseri, affinché risplenda maggiormente il Suo amore e bontà infiniti. Tesoro mio, Ti prego di non abbatterti se - talvolta a causa della stanchezza - non provi più profondi sentimenti di devozione. Non importa, non farne caso! Basta voler vivere per Dio. L'uomo non è capace di sentirsi sempre inspirato, di godere sempre un amore ardente, di sentire sempre - come dici - élan du coeur /slancio di cuore/. Ciò sarebbe troppo dolce! Può essere meritevole un amore che riempisse l'anima di un gaudio, direi, celeste? Anzi, in uno stato di aridità spirituale, di una certa freddezza nella devozione possiamo dimostrare al Signore che Lo amiamo e che cerchiamo soltanto la Sua gloria. Gli slanci d'amore sono piacevoli e gradevoli, e perciò li desideriamo, ma, con grande facilità, vi s'insinua l’egoismo. Nello stato di aridità invece amiamo unicamente per fare ed adorare la volontà di Dio, cioè Dio solo, senza badare al proprio cuore, che geme sotto il peso dell'abbandono e dell'assenza di affetto. Quanto più senti avversione alla preghiera, e in generale ad ogni buona azione, tanto più grande il merito di compierle. Non è un gran merito fare ciò che ci dà consolazione. Il vero amore non cerca la consolazione da parte di Dio, ma Dio stesso, e se Dio si nasconde tra le spine e le sofferenze, l'amore Lo cerca anche là, sebbene le spine  la feriscano. L’amore dimentica se stesso e la sua felicità, purché si compia la volontà di Dio.

Non rimproverarti, Tesoro mio, anche se ti accosti spes­so alla Comunione in tale stato d'animo. Chi mai è in questo mondo degno di ricevere Gesù? L'atteggiamento che ci dispone in miglior modo a ciò, è il riconoscimento della nostra nullità, della nostra incapacità a qualsiasi pensiero buono, riconoscimento unito ad una grande fiducia nella bontà di Dio che non ci rifiuta la grazia, se umilmente la domandiamo. Dove vorresti cercare la pietà e l'amore se non in Colui che solo è in grado di concederci questi doni? Non pensare dunque, che non dovresti accostarti alla santa comunione perché sei arida: soltanto Gesù ha il potere di santificarci. Quanto più ci sentiamo deboli, tanto più abbiamo bisogno del medico, e Gesù stesso vuol essere medico delle nostre anime. Riponi, quindi, pienamente la Tua fiducia in Lui. E anche se non provassi alcuna consolazione e se Ti sentissi fredda come il ghiaccio, non cessare di testimoniargli il Tuo amore. Se hai la volontà di amarlo e di compiere la Sua volontà, puoi stare tranquilla.

So, Tesoro mio, che queste parole sono facili a dire, ma difficili a metterle in pratica. Occorre lottare per tutto, Tu però saprai farlo. Felice sei Tu, che puoi così spesso unirti con Nostro Signore. Questo è un segno di grande amore da parte di Dio; Egli vuole attrarti a Se, ma non vuole che Tu sia nel suo servizio turbata e afflitta; anzi rallegrati, quanto puoi, e rigetta ogni pensiero triste. Come possibile esser triste, quando si serve tale Signore! / ... /

Ed ora Ti prego, Tesoro mio, compra il cibo cui hai bisogno, per non soffrire la fame. Va a Gmunden, per riprenderti. Anche Mamma vuole che Tu mangi molto. Domani Te ne scriverà. Oh, se avessimo legumi freschi! Ma nell'orto non c'è nulla. Nei prossimi giorni riceverai del miele e dei barattoli di confettura./.../

Sta' bene, Angioletto mio, prega ogni tanto per Tua sorella

Giulietta

 

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Lipnica, 31.VII.1885

Cara Maria Teresa,

Già da molto tempo non ho ricevuto Tue lettere, ma ne gioisco perché ciò vuol dire che Tu ti diverti tutta la giornata e perciò non trovi tempo per scrivere.

Come va avanti il Tuo disegno? Certamente, farai Luise molto somigliante, sei tanto capace. Suppongo, che per di­pingere ad olio, hai bisogno dei colori ad olio. Forse avresti piacere, se Ti mandassi la mia scatola con colori e pennelli. Ti costerebbe molto comprarli, d'altronde, non mi servono perché, come sai, non ho tempo per dipingere. Quindi, senza far cerimonie, scrivi, se li vuoi.

Proprio in questo momento ho ricevuto la Tua lettera. Te ne ringrazio. Domani ti spedirò tutte le Tue cose perché oggi non posso raccoglierle. Non stancarti troppo per il dramma che stai scrivendo. Fa, del resto, come vuoi, purché Tu stia bene e allegra. Avrei gran piacere, se “Odille” fosse rappresentata. Sarebbe cosI bello! Spero che Tu abbia già ricevuto il denaro. La Mamma l'ha spedito subito dopo la Tua richiesta. Riceverai anche mirtilli e biscotti.

Pertanto sta' bene. Ti saluto per oggi perché non ho più tempo.

Giulietta

 

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Lipnica, 26.VII.1885

/…/ Mi rincresce che Tu debba lottare sempre con timore durante la confessione. Questo Ti nuoce sotto ogni aspetto, perché senza ragione alcuna ostacola ad accostarti ai sacramenti. Non credere, Ti prego, al pensiero che sia “indegna” di ricevere la Santa Comunione. Al contrario, quanto siamo deboli, tanto più spesso dobbiamo nutrirci di quel pane celeste. Se Dio Ti considerasse indegna di questo dono, Egli stesso Te ne toglierebbe l'occasione. Finché Egli non porrà ostacolo, non devi dar l'ascolto alla falsa voce che ne sei “indegna”.

Ben volentieri prenderei su di me tutti i Tuoi scrupoli. Mi sarebbe più facile sopportarli qui, nel silenzio e solitudine, che a Te, nella vita movimentata del mondo Tesoro mio caro ed amato! /…/

 

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Lipnica, 26.IV.1886

Tesoro mio,

Sabato scorso sono tornata da Cracovia. Padre Eberhardt mi ha ordinato di restare ancora un anno tranquillamente a casa, e poi prendere una decisione. Pensavo che così fosse bene, ma la Mamma è più agitata che mai e vuole che io parta subito oppure rimanga finché avrà bisogno di me; Tu capisci, questo significa per sempre. Le sorelle non sono ormai piccole, si sentono in grado di prendere il mio posto; del resto, adesso non avevo tanto da fare. Quindi se si trattasse solo di questo, non sono necessaria, ma la Mamma, è più, attaccata a me che alle altre. Se rimango più a lungo, le sarà ancor più difficile staccarsi da me.

Ho scritto al Padre Eberhardt perché mi consigliasse di come agire, sono già del tutto stordita. Risento orribili rimorsi, nel vedere la Mamma in tale stato. Dio mio, se dovesse ammalarsi! Eppure io cerco soltanto la volontà di Dio.

Sono tornata così tranquilla, con la gioia di rivedere la Mamma, e la trovai tanto adirata contro di me. Dice che non le voglio bene, che la farò morire. Oh, non hai l’idea che cosa io debba sopportare.

Ti ringrazio tanto, per il bel crocifisso - mi ha dato grande gioia. Aspetto con impazienza la risposta del Padre Eberhardt. Ah, Tesoro mio,  prega per noi, passiamo ora giorni tanto difficili.

Ti bacio mille volte

Giulietta

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Lipnica, 27.IV.1886

Caro Tesoro mio,

Ti invio per il Tuo compleanno i miei più cordiali auguri di ogni felicità e benedizione. Iddio Ti custodisca, Ti guidi e Ti conduca un giorno alla Sua gloria eterna!

Spero che oggi abbia ricevuto i quadri che illustrano il libro “Ogniem i mieczem” (“Con fuoco e spada”) di Enrico Sienkiewicz, che Ti abbiamo spedito. Forse Ti piaceranno.

Ieri ho parlato, con molta calma, con la Mamma. Ella non è più inquieta con me, anzi buona e dolce quanto mai. Per me non c'è altra via d'uscita: entrare al più presto in convento per non farla soffrire maggiormente, o prometterle di rimanere per sempre con essa. Non posso accettare questa ultima alternativa, quindi non c'è scelta.

La Mamma partirà insieme alle sorelle per Vienna, io rimarrò, durante la sua assenza in Lipnica, per occuparmi di tutto e, lasciare tutto in ordine. Due o tre giorni prima del ritorno della Mamma, la signorina Bandrowska mi accompagnerà a Cracovia, affinché la Mamma non mi trovi più a casa.

Confesso, che il cuore mi si stringe al pensiero che, tra due settimane, debba prender congedo dalla Mamma, dalle sorelle, da Vladimiro, da Lipnica, da tutto ciò che si chiama “il mondo”, ma non voglio mostrarlo; del resto, tale è la mia volontà - e così sarà bene per me.

Vladimiro è arrivato oggi all’improvviso. Rimarrà fino a venerdì prossimo; ne sono molto contenta, posso con lui chiacchierare a lungo, ed egualmente la Mamma; ed è proprio di quanto abbiamo bisogno.

Mi rallegro del Tuo viaggio a Monaco: è sempre una gita interessante. Non parlare dei miei progetti, non lo desidero, finché tutto non sarà definitivamente disposto e deciso. Cosa ne dirà Ilse! So che sarò rimproverata e chiacchierata, non importa. Ciò non mi rattristerà molto.

Le sorelle sono contentissime del loro prossimo viaggio a Vienna. Farà loro bene prendere una boccata d'aria. Già da lungo tempo non lasciavano Lipnica. Con Te non m'incontrerò probabilmente a Lipnica, ma Tu puoi farmi sempre visita a Cracovia. Questo mi consola.

Intanto, sta' bene, Tesoro mio. Rinnovo i miei più cordiali auguri. Arrivederci!

Giulietta

 

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Cracovia, IV.1889

/…/ La rappresentazione (San Luigi) è riuscita bene, rin­graziamone il Signore. Mi stava tanto a cuore - è il trionfo della Madre di Dio. M'immagino che gli angeli invisibilmente riempivano il teatro, portando un raggio di grazia in questa sala dove, certamente, vengono rappresentate anche opere, non sempre sacre, sebbene non contrarie alla fede. La scintilla dell'amore verso la Madre di Dio sia pure che penetri in un'anima sola, e già l'opera avrebbe raggiunto il suo fine.

      Sono certa che anche a Cracovia quest'opera sarebbe accolta con gioia. Manda, per favore, una copia al Padre Zaleski, e un'altra al convento delle orsoline. Abbiamo pregato in comune perché la recita avesse successo. Ho chiesto alla Madre superiora di farlo, quindi sembra che abbiamo diritto almeno ad una copia.

Il 28 aprile, a Dio piacendo, emetterò i voti religiosi. Prega per me e unisciti a me, durante la Santa Comunione, nell'amore del nostro Salvatore.

Se potessi far celebrare la Santa Messa ad un altare dedicato a Maria Santissima affinché la Madonna offra personalmente il mio cuore a Gesù, Te ne sarei infinitamente grata.

Posso assicurarti che sono e credo sarò molto felice, perché appartengo totalmente al mio Salvatore. E' vero, che la croce e le sofferenze possono colpirmi, mai però rendermi infelice. In anticipo, dico a tutto già oggi: “fiat” e “Deo gratias”. La volontà di Dio si compia, la volontà di Dio sia benedetta! Né il mio Salvatore. né Maria, nostra amatissima Madre, possono respingermi o abbandonarmi.

Prega molto per me. Domanda al Padre Sebastiano che anche lui preghi per me, affinché appartenga senza riserva a Gesù. nella vita e nella morte./…/

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Cracovia, 12.I.1889

/…/ Oggi spedisco la lettera solo con gli auguri, senza altre commissioni e richieste. Desidero augurarti ogni bene per il Tuo onomastico è in, particolare la benedizione di Dio. Domanderò ardentemente a Maria Santissima perché riempia il Tuo cuore di un profondo amore verso il Divino Salvatore, e che Ti conceda di trovare in questo santo amore la felicità e la gioia durante tutta la Tua vita, qui, in terra, e lassù, in eternità. “Excelsior” sia la parola d'ordine delle nostre anime! Sempre più in alto verso il cielo, sem­pre più lontano dal fracasso e tumulto del mondo così effimero, se non quando si tratta della gloria di Dio e della salvezza delle anime. “Non guardo verso il futuro né verso il passato, ma solo verso l'alto”.

Pregherò ardentemente anche per i Tuoi negri, affinché Tu, immersa in Dio, possa attirarli in alto. Lavora, Sorella mia, con tutto il cuore, ma con prudenza e soltanto, per la maggior gloria di Dio.

Non prenderti a male, Ti prego, se così spesso Te lo ripeto, ma sono convinta, basandomi sia pure sulla mia debolezza, che nulla s'infiltri tanto facilmente, anche nelle migliori azioni, come la vanità. Non voglio, in alcun modo, giudicare gli altri secondo la mia misura, ma la prudenza è stata necessaria anche ai grandi santi, per preservarli dall'amor proprio.

Il 2 novembre sarà la vestizione di una postulante. E' una cerimonia che lascia tante impressioni di gaudio, e insieme i più dolci e cari ricordi. Un giorno magnifico, tuttavia sono contenta che tutti questi solenni giorni siano dietro a me, che mi attende nella vita un unico grande giorno - giorno grande e, credo fermamente, splendido - in cui il Divino Sposo mi dirà: “Vieni a me”.

Metto già fine al mio scrivere - ho tanti impegni! Forse sei anche scontenta che Suor Orsola scrive troppo? Dio sia con Te. Il 15 ottobre Ti ricorderò in modo particolarmente affettuoso./…/

 

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Pietroburgo, X.1907

/…/ Grazie a Te abbiamo la nostra piccola cappella, che fu benedetta lunedì, il 21 ottobre.

Quindi Gesù Eucaristico è già nel nostro pensionato. La cappella è piccola, piccolissima, ma non importa, l'amiamo tanto di più. E' bella come un sogno, un paradiso sulla terra: azzurra e bianca, con la statua bianca della Madonna.

TI ringrazio, Sorellina cara, d'averci procurato il permesso per poter conservare il Santissimo Sacramento nella nostra casa.

Il nostro posto di lavoro ci consente di esercitare una grande influenza sull'ambiente. Non credo però, che possiamo tra breve indossare l'abito religioso. A dir il vero, mi sembra che sia meglio senza l'abito avere influenza su un più vasto campo d'azione, che restringerlo, a causa dell'abito. /.../ 

 

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Pietroburgo, X.1907

/…/ Qui tutto si svolge a suo modo. Sono stata invitata al­l'Associazione Pedagogica cattolica. Le riunioni si svolgono a casa nostra. Il Padre Tuszowski, cui mi sono rivolta per consiglio, mi ordinò di parteciparvi. Proprio ieri sono stata eletta vicepresidente; l'Arcivescovo di Mohylew copre la carica di presidente. Non volevo accettare l'incarico, ma i sacerdoti affermavano che questo servirà ad una buona causa, quindi ho acconsentito. Spero inoltre che vi si possa fare un gran bene.

Prega per me. Non è facile cambiare completamente indirizzo nell'età avanzata, tanto più che non avrei mai pensato di poter essere una volta gettata nel turbine del mondo. Ma sia fatta la volontà di Dio. /…/

 

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Pietroburgo, XII.1907

/…/ Ho rinunciato alla mia “presidenza”, ma rimarrò “padrona di casa”, perché ho consentito che le riunioni si svolgessero da noi.

Sarai meglio così, poiché la gente avrebbe potuto "far chiacchiere" che insieme ad un prete stia a capo del Consiglio. Ho già iniziato la Congregazione Mariana. L’8 dicembre ho ammesso sei aspiranti. L'inizio è fatto.

 L’inverno duro. Da tre settimane abbiamo sempre dai –14°ai –23° R in città; nei campi aperti e alla riva di Neva circa –30°. Oggi tutto il giorno c'erano –20°. Da Voi è un po' diverso. /…/

 

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Pietroburgo, X11.1907

/…/ Il mio gruppetto va bene. Viviamo tranquille, silenziose, secondo le usanze del convento di Cracovia. Una sola cosa non riesce, credo però che possa cambiarla senza incorrere in colpa. Là, a Cracovia, c’è la ricreazione dopo il pranzo e la cena, qui non è possibile, perché ne manca il tempo. Se si osserva il silenzio, le suore non hanno occasione di parlare delle loro questioni, di conoscersi e comprendersi a vicenda. Una sta lontano dall'altra. Nel clima di Pietroburgo, che favorisce piuttosto l'abbattimento e nelle condizioni in cui viviamo, si sente profondamente la necessità di comunicazione e d’amore reciproco che fortifica. Quindi, facciamo la lettura durante il pranzo, ma verso la fine permetto alle suore di parlare da 10 a 15 minuti; durante la merenda e la cena abbiamo una mezz'ora di ricreazione. Sono convinta che ciò è necessario, dà vigore allo spirito e fortifica l'unità. Dopo la cena ci sarebbe un'ora di ricreazione, ma ciascuna va al proprio lavoro; spesso trascorre quest'ora da sola oppure prega. Non è lo stesso che a Cracovia. Cosa ne pensi? C'è un cambiamento, si, ritengo però che è non solo necessario, ma utile e buono. /…/

 

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Pietroburgo, I.1908

/…/ Ti ringrazio per tutto ciò che fai per me, per Cracovia e per Tarnów (conventi delle Orsoline). Qui bene. Dio fa miracoli. Cosa c'è di nuovo? Probabilmente, quando otterrò il permesso per l'erezione della casa col noviziato, aprirò un noviziato per le russe convertite; in 4-5 anni organizzeremo una casa delle Orsoline russe.

Capisci, Sorellina mia, l'importanza di questo: la prima casa delle religiose cattoliche russe, originata dalla casa religiosa polacca.

Viva la carità cristiana! /…/

 

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Terioki, 29.V1.1908

/…/ Bello è qui, a Terioki, nel bosco, ma la nostra posizione non è affatto gradevole, e con sollievo penso all'anno prossimo, quando saremo già nel nostro piccolo convento. Lo spero, grazie al Tuo aiuto, Sorella mia.

Del resto, tutto va bene. Ogni tanto, molte preoccupazioni e pene, ma il buon Dio aiuta sempre. Ho un’illimitata fiducia nella protezione di Maria.

Sai, ho molti interrogativi appunto riguardo alla nostra vita religiosa. Mi preparo decisivamente a partire per Roma - ora col pensiero e tra due anni nella realtà. Ho importanti, importantissimi problemi da considerare e discutere. La nostra permanenza qui è di grande importanza, e come vedi, non vi è nessuno per darmi consiglio, perché nessuno s'intende di vita religiosa. D'altronde sento che in molte questioni sarebbe mio dovere chiedere consiglio alle persone competenti. E' impossibile farlo per iscritto. Orbene. nelle condizioni in cui mi trovo, occorre ogni tanto attin­gere forze alla fonte stessa. Questo non è fantasia, ma necessità. /…/

 

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Pietroburgo, 15.VIII.1908

/…/ Ieri sera ho ammesso Alina Sr. Maria, al noviziato. Stamattina, ella ha pronunziato privatamente, nella nostra cappella, l'atto della sua donazione a Dio. La persecuzione aumenta, perciò vi è paura di tutto quanto può esporci al pericolo. Commovente fu quella cerimonia alle 10 di sera. Le ragazze già dormivano, quindi non si sono accorte di nulla. Venivano in mente i tempi delle catacombe. L’anno prossimo, quando saremo a Merentahti, sarà più facile. Questo è certo! /…/

 

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Pietroburgo, 22.XII.1908

/…/ Ieri abbiamo avuto nel pensionato l'ammissione alla Congregazione Mariana. Una cosa davvero stupenda! L'Arcivescovo stesso era a presiedere questa cerimonia. Ha tenuto un discorso bello, molto cordiale. Le ragazze erano commosse e raggianti. Eppure, non è facile toccare i cuori nell'atmosfera glaciale di qui. /…/

 

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Pietroburgo, I.1909

/…/ Ti recherai in questi giorni dal Santo Padre? Digli che ho nostalgia di lui, che il pensiero di vederlo l'anno prossimo mi dà forza e coraggio. E' davvero straordinario il sentimento d’affetto e di donazione filiale che il Santo Padre ha suscitato in me. Questa è un’insolita, misteriosa ma potente forza d’attrazione.

Mi prodigo per creare a Pietroburgo un angolo proprio per la nostra comunità. Non sono qui né a casa nostra, né padrona di casa: dipendo dal parroco e dal corpo insegnante. Ciò non significa che intendo lasciare il pensionato di Santa Caterina, voglio soltanto costatare che qui può esistere unicamente una casa filiale, perché un vero convento deve. essere indipendente. Questo è chiaro.

Mi batto per la cappella, in cui si potrebbero tenere le prediche e i canti in lingua russa (a turno). Ecco l’unico modo di far qualcosa per la Russia. Ma ciò é impossibile senza fatica e lotta. Qui è difficile andare avanti. /…/

 

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Pietroburgo, 21.VII.1909

/…/ L'anno prossimo, cioè dal settembre 1910, aprirò a Merentahti un pensionato e la scuola d’economia domestica e trasferirò il noviziato in questo luogo di solitudine beata. Ivi potrò formare la mia gioventù religiosa. Ciò porterà molte preoccupazioni, tuttavia devo avere una casa propria. La Santa Caterina è come un mercato pubblico. Vi è impossibile il raccoglimento e la formazione delle anime alla vita interiore. Merentahti sembra esser creato per un noviziato.

Sorella mia, se Tu sapessi quanta nostalgia di Roma è in me. Ne ho tanto bisogno!  Il buon Padre Macault, che teneva gli esercizi spirituali per noi, mi disse: “Riguardo all'opera, che lei dirige, la prego di rivolgersi direttamente al Santo Padre (mi pare che lo conosca da vicino), senza ricorrere ad un intermediario - sia lui a darle le direttive”.

Sorella, ciò che ora facciamo è un vero lavoro missionario. I finlandesi affluiscono. Vengono la domenica per partecipare alla Messa e alle funzioni. Inoltre insegno loro il canto, si capisce in finnico: cantici alla Madonna, e invocazioni. Sono felicissimi. Raccontano che in nessun posto pregano così bene come qui, che i loro antenati osservavano le nostre tradizioni religiose, ma che col passar del tempo, tutto è cambiato. In questo popolo protestante sento un risveglio della fede dei loro antenati. Il Padre Macault ne è entusiasta. Afferma che questo è certamente l'opera di Dio e anche io penso così.

Quando verrò a Roma, scriverò, seguendo il Tuo consiglio, una domanda all'Opera di Propaganda della Fede, chiedendo l'aiuto per la nostra missione in Finlandia. Non l'ho fatto quest'anno, perché non sono stata certa se davvero saremo in grado di intraprendere il lavoro in Finlandia, ora ne sono certa. Orbene, abbiamo qui una vera missione, perciò credo di avere il diritto di chiedere un aiuto.

Spero che nei prossimi giorni avrà luogo la cerimonia di collocamento, sul lido del mare, della statua di Maria Santissima “Stella del Mare”.  Ho intenzione di farne una festa “popolare”, unendo la devozione al divertimento. Canteremo le litanie alla Madonna, pregheremo insieme, poi: fuochi artificiali, caramelle, limonata, ecc. Bisogna attirare questa buona gente. /…/

 

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Merentahti, 22.VIII.1909

/…/ Ho scritto al Padre Generale dei Gesuiti chiedendo un padre e un fratello per Merentahti. Dal mese giugno 1910 vi sarà necessario un sacerdote stabile. Desidererei far venire in Finlandia i Padri Gesuiti - almeno essi si metterebbero al lavoro. Finora nulla è stato fatto per questo paese.

Occorre cominciare dalla lingua del luogo. Offro un pezzo di terra e la casa che, comunque, debbo costruire per il sacerdote. Quindi, il piccolo convento è pronto: basta tendere la mano e prenderlo. E sul posto non mancherà il lavoro.

Inoltre, il clero locale comincia a muoversi, ad interessarsi dell'opera. E' venuto qui il vescovo. L’abbiamo accolto con i finlandesi cantando in lingua finnica. In seguito: fuochi artificiali. Tutta la spiaggia era affollata dalla mia buona gente. L'indomani la Messa del vescovo. La cappella era gremita di finlandesi. Il vescovo era molto contento e il parroco di Santa Caterina mi ha detto, che mai gli era venuto in mente, che si potesse far qualcosa per questo popolo. Adesso crede, che ciò è possibile. Anche il vescovo scriverà al Padre Generale, per appoggiare la mia domanda. /.../

       Oh, se Tu sapessi, come qui è bello, meraviglioso! Il Padre Macault, che sta ora da noi, è stupito ed incantato. M’incoraggia di procedere senza timore. /…/

 

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Pietroburgo, 14.X.1909

/…/ Nel pensionato Santa Caterina tutto va bene. Le ragazze cominciano a vivere sempre più coscientemente il cristianesimo. Il vescovo Cieplak sembra avvicinarsi a noi. E' un uomo molto simpatico e comunicativo. Non capisco, perché abbia avuto obiezioni nei nostri riguardi; certamente a causa di pettegolezzi. Ora è molto benevolo verso di noi e fa del tutto per la causa russa: comprende che l'inizio delle prediche in lingua russa è indispensabile. Si dice perfino che egli stesso per primo salirà sul pulpito per tenere una predica in russo. Lo faceva in Siberia. Deo gra­tias! /…/

 

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Pietroburgo, 27.X.1909

/…/ Ti assicuro, che, in realtà, io non faccio altro che difendere la nostra fede. Questo è qui il mio lavoro più importante: parlare con prudenza a quel piccolo e grande mondo senza fede. Mi sento alle volte sconcertata e quasi turbata. Non puoi immaginarti cosa significa esser da una parte circondata da incredulità, indifferenza, e sentire soltanto obiezioni alla fede e contestazioni alla Chiesa, e d'altra esser privo di tutto ciò che dà calore e coraggio. E' vero, posso pregare, posso accostarmi ai Sacramenti, ma non ho alcun aiuto da parte degli uomini. Ciò è molto penoso. Perciò sempre più aumenta in me il desiderio di andare a Roma. Spero che là mi ritemprerò.

A Merentahti si stava meglio a tale riguardo; vi abbiamo avuto le preghiere in comune, la tranquillità, la bellezza della natura, ma qui manca, credimi, perfino la testa per pregare. Prima di tutto, a Pietroburgo, dall'ottobre fino al marzo, si è sempre sonnolenti. Durante la meditazione le suore addirittura dormono o lottano contro il sonno; poi, non c'è né tempo né calma per pregare. Io mi preparo alla Santa Comunione, sorvegliando le ragazze, non posso far altrimenti. E' facile dire: “si deve, si deve”, ma nei momenti, in cui mancano le forze, quanto è difficile. I mesi dì nebbia e di oscurità dalla mattina fino alla sera opprimono grandemente. Sono le tre del pomeriggio, quando scrivo, e già bisogna accendere la luce. /.../

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Pietroburgo, 7.II.1910

/…/ Mercoledì scorso ho tenuto una conferenza nella nostra, ­ Associazione Pedagogica. Vi erano molte persone, numerosi sacerdoti. Ho avuto paura, confesso, ma l'ho fatto per difendere i diritti di Dio. E' riuscita benissimo, oltre ogni aspettativa. Ho usato un linguaggio che qui non sono affatto abituati a sentire. Ho dimostrato che la nostra educazione pseudo-religiosa è semplicemente pagana, che si respinge la preghiera, la comunione quotidiana è considerata un fanatismo, ecc., ecc. In fin dei conti, tutti erano contentissimi. Le signore mi ringraziavano calorosamente. Una madre di famiglia disse: “Ora so, che cosa bisogna fare”. Non aspettavo un risultato così positivo. Penso che non abbia parlato per l'ultima volta. Il primo passo è fatto, ora occorre continuare. Mi pare che in tal modo possa far molto per la causa di Dio. /... /

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Pietroburgo 5.III.1910

/…/ Se Tu sapessi quanto Pietroburgo sia detestabile sotto ogni punto di vista. /.../ Il lavoro è qui tanto arduo e ingrato. Mi consola il pensiero che neanche Gesù abbia visto i frutti del suo operato. /.../ Mio Dio, che fare? Tuttavia, è necessario che qualcuno lavori qui. E' un vasto campo di azione.

Per le mie orsoline laiche, vorrei preparare uno statuto ben conciso, che potrebbe essere aggiunto alle nostre Costituzioni, ma non so come accingermi a questo lavoro. Perciò attendo, ne parleremo a Roma. /.../

 

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Pietroburgo, 10.V.1910

/…/ Penso molto al Santo Padre e prego tanto per lui. Dall'ultimo mio incontro con lui non mi abbandona l'impressione che l'anima mia si è attaccata a lui come l'edera alla quercia. Sono certa che dalla sua anima attingo forza soprannaturale e ciò mi dà grande gioia e consolazione. Quando andrai dal Santo Padre, consegnagli la mia lettera in cui esprimo i sentimenti della mia gratitudine. Vorrei che sapesse quanto efficace sia stato il suo colloquio con me, solo in seguito l'ho compreso. /…/

 

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Merentahti, 5.VII.1910

/…/ Il nostro Padre Van Heugten mi piace sempre di più. E’ un buon sacerdote, credimi, e un vero religioso. In più, questi padri sono molto energici, non temono nulla: tre settimane fa è stato espulso il Padre Bukx, ma dopo due settimane è tornato per riprendere il suo lavoro. Il nostro cappellano già recita nella cappella le litanie lauretane in finnico e i finlandesi ne sono contentissimi. Corre voce che il pastore protestante voglia farei una visita per vedere cosa avviene nella nostra cappella. Venga pure! /…/

 

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Pietroburgo, 15.XI.1910

/…/ Ed ora una strana complicazione. Don Rieser scrive che i libri (di preghiere) sono già pronti. Me ne manderà 200 copie ed io dovrei venderli per 30 copechi (moneta russa, uno centesimo di rublo) ciascuno. Ero persuasa che avrei potuto distribuirli gratuitamente. Ti assicuro, che nessuno dei finlandesi pagherà 30 copechi per il libro - sono protestanti. Cercherò di dar loro i libri, ma non posso chiederne il pagamento. Potrebbero pensare che voglia fare una speculazione. Del resto, penso che nelle missioni non vengono venduti i libri religiosi. Ho scritto a Don Rieser che, se ci fosse un deficit da pagare, Tu saresti pronta a farlo, non è vero, Sorella mia? Suppongo, che Don Rieser voglia semplicemente trovare il denaro per far stampare un altro libro, ma per me sembra un'impresa infelice! /…/

 

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Pietroburgo, III-IV.1911

/…/ Ci troviamo di fronte a nuove difficoltà. Partirò lunedì alle ore 8 di mattina per Merentahti. Vorrei ritornare la sera dello stesso giorno. Domani devo far partire i nostri sacerdoti. Il sacerdote di Helsinki è gia stato espulso. Il Vescovo teme per me. Se scopriranno da noi la presenza dei sacerdoti, certamente ci attende l'esilio. Di conseguenza, resteremo a Merentahti senza sacerdote finché non sarà tutto chiarito.

Credimi, questa è la persecuzione in tutta la sua crudezza. Non so se l'anno prossimo possa continuare la scuola a Merentahti. Preferisco per ora tacere per poter, in seguito, più facilmente superare gli ostacoli. Questa crisi finirà una volta, non può durare a lungo.

La nostra vita è adesso davvero penosa. Vi sono momenti in cui ho voglia di lasciare tutto, abbandonare tutto, e ritornare a Cracovia. Ho tanto desiderio di tranquillità, di atmosfera spirituale, di riposo. Talvolta mi pare che Dio non voglia questo lavoro perché crea tante difficoltà. Ma, poi, mi persuado che se il Santo Padre è contento di me e del mio lavoro, occorre perseverare, nella fatica e pena, fino all'ultimo respiro. Ciò è senz’altro scomodo, ma tale ormai la vita cristiana, la vita di Gesù sulla via crucis.

Pensa, noi rimarremo a Merentahti senza il Santissimo. Potrei ottenere una reliquia della Santa Croce che potrebbe sostituirmi, almeno in parte, la mancanza di Gesù? /…/

 

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Pietroburgo, 8.IV.1911

/…/ Adesso è il ministro degli affari interni che mi è sempre alle costole: non so se uscirò sana e salva da questa persecuzione. Ho già spedito i sacerdoti. A Merentahti siamo senza il cappellano e senza il Santissimo. Questo signore che aveva fatto la perquisizione a Mosca, è tornato a Pietroburgo. Lo attendo da un giorno all'altro. Dopo la mia scappata di un giorno a Merentahti /.../ ho passato la settimana intera nel far ordine, nel bruciare tutto ciò che avrebbe potuto tradire l'esistenza  di un convento: documenti, appunti, libri, ecc. Dovevo ricopiare tutti i conti. Ho lavorato come un negro. Prendiamo tutte le precauzioni possibili. Il nostro refettorio è pieno di biancheria come se fosse lavanderia e stireria. Mangiamo un po' di nascosto, per non esser sorprese insieme.

Ho incontrato il Padre Wiercinski. Poveraccio, è più ricercato di me. Gli è stato domandato se mi avesse confessato. Ciò interessa moltissimo quei nostri cari signori! Ho l’impressione che mi faranno una visita nei prossimi giorni, e poi senz'altro attaccheranno Merentahti.

Ho agito secondo i suggerimenti e col consenso dei sacerdoti del luogo e del Padre Vladimiro: non ho concesso, cioè, ad Alina di rinnovare i voti e ho interrotto il noviziato alle novizie. Questo non è conforme alla Regola, ma come comportarsi nelle circostanze in cui viviamo? Non so mentire. In tal modo potrò dire che qui non c'è un convento. Più tardi sottoporrò tutto al Santo Padre. Questa è una situazione transitoria. Non saremo sempre perquisite, una volta riprenderemo la nostra vita normale. Ora siamo perseguitate nel senso proprio della parola. /…/

 

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Merentahti, 14.IV.1911

/…/ Non hai idea dì come viviamo qui. Preferirei la persecuzione dei primi secoli. Si diceva: “si” e si andava alla morte. Qui ci stanno alle calcagne, estorcono, per accertare i "nostri crimini". Occorre manovrare, serpeggiare ed io non ne sono capace in alcun modo /.../.

Abbiamo ricevuto un avvertimento anonimo che da noi sarà effettuata una perquisizione, quindi abbiamo atteso ed atteso, sai, con quanta tensione. Infine, le autorità superiori mi hanno consigliato di dimettermi e di lasciare il posto per non nuocere ad altri. Non lo farò a nessun costo. Non ho commesso alcun crimine per fuggire come un malfattore. Ho sfogliato le leggi russe: non vi è alcuna legge che mi possa vietare di restare nel paese. Quindi, rimango, ma per calmare gli animi di coloro che volevano la mia partenza, dissi che mi recherò personalmente dal capo del dipartimento, sig.Haruzin, per spiegare la mia posizione. Questo progetto venne accettato con soddisfazione. Ieri sono andata da lui. E' stato molto cortese con me. Disse, che riceverò la risposta tra 10-12 giorni; vale a dire, che durante questo tempo sarò ancora spiata, indagata, ecc. Una prospettiva piacevole! Non ho alcuna idea come finirà questa storia. Sono proprio affranta. E' come se vivessi il vero Venerdì Santo, non come finora nella dolce adorazione davanti al Santissimo Sacramento, ma un'autentica agonia sulla Croce.

Povero Arcivescovo, anche egli ha una vita amara. Lo attaccano terribilmente. Povero, è molto pauroso e questo, penso, peggiori la situazione /.../.

A Merentahti, da due settimane siamo senza il sacerdote, senza il Santissimo. La Pasqua senza Messa. Ecco, il paese della libertà e della civiltà!

Sorella mia, ancora un'altra questione. Domanda al Santo Padre – va, personalmente da lui se è necessario -  perché mi siano concessi tutti i permessi a cui hanno diritto i posti di missione, cioè: la confessione presso qualunque sacerdote; la Santa Messa ogni due settimane col diritto di conservare il Santissimo in questo periodo; la conservazione del Santissimo in una piccola coppa d’argento, facile a tenere presso di sé durante la perquisizione. E' penoso rimanere senza il Santissimo, ma è pericoloso conservarlo nel ciborio. I primi cristiani facevano altrettanto, e noi certamente viviamo in tempi ancor peggiori. Preferirei piuttosto esser messa sul rogo, che lentamente agonizzare, come al presente. Prego inviarmi i permessi direttamente, senza mediazione del Vescovo. Povero lui, ha già troppe noie. Non vorrei immischiare il clero locale nelle mie faccende  per non esporlo a pericoli. / ... /

Ho ricevuto un telegramma da Pietroburgo, per andarvi subito. Martedì, alle ore 10 verrà Tiazelnikow. Mi spremerà come un limone.

Oggi, da noi, la Pasqua: senza Messa e senza Comunione. Ieri abbiamo da sole fatto la veglia pasquale e abbiamo cantato con tutto il cuore "Alleluja". /.../

 

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Pietroburgo, 26.IV.1911

/…/ Partirò per Cracovia. Ho domandato al sig.Haruzin, capo del Dipartimento delle Confessioni, se questo potesse nuocermi. Mi rispose, di partire tranquillamente. Quindi tutto a posto. Pregusto la grande gioia di vedervi tutti. /.../ 

Purché Tu, Sorella mia, non ti “ammazzi” di lavoro; Ti prego, non affaticarti troppo; sii ragionevole; non ti è lecito di ammalarti.

Se Tu sapessi che cosa riportano i giornali a mio riguardò! E' davvero interessante; per me, vere rivelazioni! Tanti conventi, scuole, asili che io dirigo. Questo é strano! Non capisco, come si possa mentire in tal modo! Che vergogna! /…/ 

 

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Merentahti, 25.VI.1911

/…/ Passerò l'inverno a Merentahti, per far perdere la mia tracce. Non potrò quindi aprire quest'anno il museo africano, ma è necessario cominciare con gli opuscoli. Mandameli, li tradurremo. bisogna far conoscere l'Africa alla società di Pietroburgo. Non preoccuparti che debba personalmente farlo. Ciò non può nuocere né alla nostra, né alla vostra opera. Lo farò col permesso.

Siamo qui da una settimana, Il tempo è stupendo. Quanto è dolce ritrovarsi nella tranquillità e nella pace! La preghiera diviene familiare, l'uomo si sente più vicino a Dio, più disposto a sopportare le prove della vita. Quanto incantevole è il nostro Merentahti. Vorrei tanto che Tu lo vedessi. /…/

Ho un sacerdote, quindi ogni giorno la Santa Messa e la Comunione.

 

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Merentahti, 19.IX.1911

/…/ Ho ricevuto la Tua lettera raccomandata. Credimi, Carissima, avrei gran piacere di lavorare con Te, per la Tua opera che m’interessa e mi piace, ma capisci, non posso lasciare il mio posto malgrado le spine che incontro per la strada. Sono persuasa che viviamo il tempo, in cui il grano di frumento deve morire per dar il frutto. Bisogna attendere e sperare che dopo di noi, che seminiamo nelle lacrime, verranno coloro che mieteranno nella gioia. E' molto probabile che l'ora della Russia non sia ancora giunta. In tal caso occorre accelerare questo momento, perché appunto sul suolo bagnato dal sangue dei martiri il seme gettato dagli Apostoli si è sviluppato in modo magnifico. Non possiamo dare la nostra vita, ma siamo in grado di offrire le nostre sofferenze, i nostri lavori, le nostre fatiche come letame che fertilizza e prepara la terra ad accogliere il seme eccellente di Cristo. E' impossibile pensare, che le nostre lotte e le nostre sofferenze non siano accolte dal Padre nostro che è nei cieli.

Rimarrò sul posto finché sarà possibile. Avrò qui una ventina di ragazze. Mi vengono affidate con piena soddisfazione, non potrei ora abbandonarle e andarmene. Sento e so che vivo uno dei momenti più difficili. Tutto crolla intorno a me. Talvolta mi viene meno il coraggio, è vero, ma mi rialzo, per andare più in alto e avanti. /…/

Sono pronta a partire se il Santo Padre me ne darà l'ordine, ma non credo che lo faccia e non credo che Dio lo voglia. /…/

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Pietroburgo, 26.II.1911

/…/ Ho ricevuto la Tua letterina da Roma. Se Tu sapessi, quan­to sia stata felice, leggendo le parole del Santo Padre, che amo e venero tanto. Mi pare che Cristo stesso si rivolga a me per mezzo del Santo Padre. Se andrai da lui, fagli presente tutta la mia gratitudine, l'amore e venerazione. Il fatto di sapere che egli pensa a me, mi sostiene nelle fatiche, è la mia consolazione e gioia. Prego per lui, penso a lui. Lo considero quale messaggero immediato di Cristo, con lui sono unita ai piedi dì Gesù. Vorrei che il Santo Padre sappia, almeno in parte, quel che egli rappresenti  per me. /…/

 

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Pietroburgo, 5.III.1911

/…/ Ho scritto una lettera al Santo Padre per ringraziare delle sue buone parole, per fargli sapere che la nostra situazione qui è più distesa e per domandare da lui una grazia personale, perché tutto ciò che gli chiedo, lo ottengo da Dio. Ciò mi dà coraggio. /.../

Penso al prossimo novembre /partenza per Roma/. Devo senz'altro incontrarmi con Te, con Padre Vladimiro e col Santo Padre. Con gioia penso a lui. Gesù in cielo, lui sulla terra: mediatore visibile tra Dio e il povero vermicello. Quando prego, ripeto al Signore, che sto ai piedi del Santo Padre; penso che in tal modo Dio mi esaudirà più volentieri, perché il nostro Santo Padre è davvero un santo. /…/

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Merentahti, 23.III.1912

/…/ Torno da Pietroburgo. La lettera con le mie spiegazioni per Te e per il Padre Vladimiro, la spedisco via Stoccolma. Carissima, so e vedo chiaramente, che non posso lasciare il mio posto.

E' vero, che non ho finora ottenuto dei permessi necessari per Merentahti, ma la faccenda è in corso ed è certo che il Governo non vuole mandarmi via. I permessi per il ginnasio di Santa Caterina sono già arrivati. Ho quindi un campo di lavoro abbastanza vasto.

A Pietroburgo ho parlato con più persone: cioè con l'ambasciatrice d’Austria, con la principessa Oginska, con l'am­ministratore di Vilna Michalkiewicz (non menzionando il no­stro clero che non vuole, affatto, sentire della mia partenza). Tutti protestano, affermando,che non è lecito lasciare un posto di lavoro che sta sviluppandosi. Tale abbandono sarebbe considerato come viltà e tradimento della causa cattolica. L'amministratore Michalkiewicz balzò sulla sedia quando ho toccato questo argomento. Mi disse: "Se lei ci lascerà, a lungo attenderemo qualcun'altro. Lei non può farlo, non può lasciare il posto se non obbligata con la forza". Ho ripensato alla questione sotto tutti gli aspetti. Vi sono i momenti in cui mi tormenta il pensiero: “E se sarò espulsa, cosa farò con me stessa e con le mie suore?” Tuttavia sono convinta che nei casi straordinari occorre avere una fiducia senza limiti. La Provvidenza non ci abbandonerà. Qui il mio, lavoro è ritenuto necessario, quindi bisogna rimanere senza temere per l'avvenire. Ho valutato il pro e il contro: la natura e l'ambizione sarebbero soddisfatte, se avessi lasciato la Russia per recarmi da Te, Carissima.

Forse la tentazione fu per me il sogno di una vita sotto il bel cielo, con Te, Carissima, all'ombra della Santa Sede, vicino al Padre Vladimiro. Non nego che questo mi attraeva, ma ormai è passato. Non meriterei forse da parte di Gesù il rimprovero: “Quo vadis?”.

E si è fatta la calma. Sono del tutto tranquilla, convinta di fare la volontà di Dio, rimanendo sul posto sino alla fine. Sono anche tranquilla per l'opera Tua. Se essa proviene da Dio - e ne sono certa - non perirà. Forse Dio esige da Te un sacrificio penoso, nascondendo  Te l'avvenire della Tua opera. Forse vuole che Tu, come Cristo veda, al momento della morte, la rovina della Tua opera. E' necessario che il grano muoia sotto la terra per portare il frutto. No, Cara mia, Dio può condurti attraverso un martirio doloroso, ma non abbandonerà mai la Tua opera. E se perfino tutto sembrasse perduto, Egli farà un miracolo. Dio non ha bisogno del mio misero ”io” per venirti in aiuto. Questo è certo!

Il mio cuore sanguina a causa della Tua malattia, sanguina al pensiero di non poterti aiutare. Ma quanto più sanguina, tanto più preziosa è la sofferenza, credimi.

          Sono tranquilla. So che la mia vita qui non si prospetta rosa. Tanto meglio: la via crucis porta al cielo. Preghiamo, preghiamo a vicenda. /…/

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20.VI.1912

/…/ Ho ricevuto la Tua cartolina da Milano. Oh, se sapessi quanto la Tua salute mi preoccupa e affligga. Bisogna, mia Cara, che Tu ti riposi. Questo è Tuo dovere. La Tua opera, durante i sei mesi /della Tua assenza/ andrà avanti e poi potrai rimediare eventuali deficienze. Affida la Tua opera al Signore, Egli potrà agire anche senza di Te. Faresti certo minor danno all'opera, se ti riposassi sei mesi, per riprendere poi, con forze rinnovate, i Tuoi doveri, piuttosto che lavorando senza sosta, diventare completamente incapace. Questo sarebbe ancor peggio, cara mia. Oh, se volessi credermi! La Ponte a Salisburgo, Bielak a Roma eseguiranno il lavoro più o meno bene. E se Tu, una volta, sarai sfinita dal lavoro, saranno costrette poi a far tutto da sole. Non devi pensare soltanto al presente, ma anche al futuro. /.../

 

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l. X. 1912

/…/ Non mi è facile presentarti il mio nuovo progetto. Desidererei riunire tutti coloro che vogliono lavorare per Dio, nel campo educativo - e sono tanti - per creare una specie di "cavalleria leggera", che potrebbe essere spostata dove necessitano buone educatrici. Gli ordini insegnanti lavorano unicamente nell'ambito dei propri istituti e, nonostante tutta la loro buona volontà, non conoscono spesso i problemi del mondo d’oggi, il che è necessario per preparare la gioventù alla vita. Si tratta delle persone che conoscono il mondo, persone pronte ad andare ovunque se ne prospetti la necessità. Da varie parti mi giungono domande di organizzare qualcosa per le persone che pur senza l'abito e il convento desiderano dedicarsi al lavoro per Dio e il prossimo. Recentemente sono stata invitata a Cracovia per prendere Parte ai festeggiamenti in onore di Piotr Skarga. Alcune signore desiderano parlare con me su questo progetto. Purtroppo, non potevo lasciare Merentahti. /…/ Ritengo, tuttavia, che la realizzazione di tale progetto corrisponda ai bisogni dei nostri tempi. /…/

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4.I.1913

/…/ Ringrazio per la Tua buona lettera. Non preoccuparti troppo. I medici affermano che mi rimetteranno in piedi. / ... / Sarà meglio per l'opera, che io mi ritiri per 4-5 mesi, e non per sempre. Se ciò è l'opera di Dio, si potrà fare a meno di me durante il periodo di cura. Dio provvederà. /.../

Prega per me, Cara Sorella, ed io pregherò per Te e per la Tua malferma salute, per cui soffri tanto. Tutto passa: le nostre sofferenze, le nostre inquietudini, rimane solo il merito della sofferenza sopportata con l'amore.

Ave crux spes unica! Queste parole bisogna ripeterle nei momenti difficili. /…/

 

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Halila, 2.II.1913

/…/ Domani lascio Halila, felice di tornare a Merentahti. /.../ Avevo l'occasione di far un po' di bene alle mie finlandesi.

       Ti dico, qui è del tutto come in Africa. La gente è senza fede. Si dice, che l'uomo è come l'albero nel bosco, quando cade, tutto muore. Fa pena sentirlo.

        Ieri sera venne da me una semplice lavandaia. Ha sentito che amavo Dio e voleva che le parlassi di Lui. Rimasi profondamente commossa. Le diedi un libro di preghiere in finnico e promisi di inviarle un crocifisso. Povera gente, vive in uno stato peggiore dei Tuoi Africani, che hanno almeno le loro divinità. I nostri pagani non credono in nulla, come animali. /…/

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Nettuno. 1.VI.1913

/…/ Questa è l'ultima lettera, perché dopodomani saremo in­sieme. Mi rallegra il pensiero d'incontrarmi con Te, ma rimpiango “Stella Maris”: mi sentivo qui come in paradiso vicino alla vera Stella del Mare. Ho riacquistato la salute e, ciò che vale di più, la profonda fiducia nell’intercessione miracolosa della Stella Maria del Sud, che - spero - prenderà sotto la sua protezione la povera casa della Stella Maria del Nord. Ti ringrazio, Sorella Amatissima, d'avermi procurato questa felicità e questo grande piacere. Sento in me un nuovo vigore per continuare a navigare nel burrascoso mare della vita, senza paura e scoraggiamento e questo lo devo a Te. /…/

 

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Merentahti, 9.X.1913

/…/ Sei già a Roma? Il Tuo soggiorno sul lago di Garda ha giovato alla Tua salute? Cara mia, Tu devi assolutamente almeno un po' riposarti dopo le fatiche d'estate. Che cosa c’è di nuovo nel mio caro San Pietro, in Vaticano e dal Santo Padre? Come stanno tutti coloro a cui voglio tanto, tanto bene?

Il mio soggiorno a Nettuno si è impresso profondamente nel mio animo; vi ritorno spesso col pensiero. Dio Ti ricompensi, Carissima, il bene che mi hai fatto.

Qui la vita procede normalmente. La scuola fiorisce. Volesse il Cielo che non sia chiusa! La spada di Damocle pende sempre sul mio capo, ciò nonostante sono nelle mani di Dio e non cesso di ripetere il mio "fiat".

Attualmente ho una nuova preoccupazione. In seguito ad una grande siccità comincia a mancare l'acqua nel pozzo. Non è una situazione piacevole quando a casa vi sono circa 80 persone. Per fortuna, Dio è con noi ed é sempre pronto ad aiutarci. Questa convinzione è la consolazione e speranza nelle difficoltà della vita! /…/

 

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Merentahti, 29.I.1914

/…/ Tutto va bene. Dio ci aiuta in modo visibile. Egli, infinitamente buono, veglia su noi e pensa a noi con amore. Oh, se potessi contraccambiare, amandoLo sempre più, ma le preoccupazioni di ogni giorno, di ogni ora non consentono di rivolgermi a Lui come vorrei. Lo farò in cielo, se, con la grazia di Dio, lo meriterò. / ... /

Ti abbraccio cordialmente e Ti amo tanto, tanto, mia cara, buona, vecchia Sorella. Stiamo già ambedue invecchiando. Personalmente, questo pensiero mi fa gran piacere. /.../

 

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Stoccolma, 23.IX.1914

/…/ Ho ricevuto la Tua lettera e i 50 franchi. Tante grazie! Non aspettavo una lettera da Te, perché pensavo che la mia cartolina non Ti pervenisse. Evidentemente, la comunicazione postale con Salisburgo è più efficiente di quella con Pietroburgo. Ho telegrafato e scritto al Padre Vladimiro, ma finora non ho ricevuto alcuna risposta. Sto bene, soltanto mi strugge la nostalgia delle mie suore, sono qui sola come un chiodo. Per ora non mi manca il denaro, non mandarmelo più, Carissima. Se mi mancherà, mi rivolgerò a Te /…/. Certamente, voglio guadagnare il mio pane. Perché dovrei stare in ozio, quando Dio mi dona la salute? Non voglio intaccare il fondo dell'opera senza assoluta necessita. Sto cercando di dare lezioni e spero di ottenerle a partire dal mese di ottobre.

Ho scritto una protesta all'Imperatore della Russia contro coloro che mi hanno espulso. Spero che avrà buon esito. T’immagini che sono stata espulsa a motivo del mio e dello zio Cardinale. Che bella idea! Non come cittadina austriaca (tutti i Polacchi che provenivano dai territori della Polonia occupata allora dagli Austriaci, avevano la, cittadinanza austriaca), di conseguenza come tale essendo polacca, avevo pieno diritto di restare in Russia. Tutti gli altri Polacchi cono rimasti sul posto. E' una questione proprio personale!

Ho sofferto moltissimo. La separazione dal mio gruppet­to di cuore, dalle ragazze è stata davvero penosa, terribilmente penosa, come se qualcuno mi strappasse il cuore. Ma “Dio vuole così” - questo pensiero mi sostiene, mi dà il coraggio che alle volte viene meno. Dio è buono, mette alla prova, ma consola ben presto. Ho incontrato qui delle persone buone: prima i confratelli del Padre Vladimiro, poi le Suore di Sta Elisabetta che mi hanno notevolmente aiutato. Attualmente c'è la baronessa Armfeld e il conte Lagergren che si occupano di me. Mi hanno proposto un prestito finanziario se ne avessi bisogno. Quindi Dio pensa a me nel mio esilio.

Prego particolarmente per Ignazio: Dio lo protegga! De­sideravo tanto avere notizie da Voi. Sono felicissima d'aver potuto riprendere il contatto con Voi, Miei Carissimi. Cosa fa il buon Padre Vladimiro? La foto del nuovo Papa mi ha fatto un gran piacere. E' forse colui al quale Ti ha raccomandato il compianto Papa Pio X, perché Ti faceva difficoltà? Prego per il nostro defunto Santo Padre. Certamente sta già in cielo e spero che continuerà a proteggermi.

Povera mia Sorella, mi fa pena, che lo stato della Tua salute peggiori. Resterò a Stoccolma, vicino alle mie suore; non posso abbandonarle finché c'è la possibilità di comunicare con esse. Se ciò dovesse cambiare, verrò da Te, Carissima, va bene? /…/

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Stoccolma, 21.X.1914

/…/ Ho ricevuto la Tua lettera, grazie. Dopo aver ben riflettuto, ho chiesto di inoltrare domanda per il mio ritorno in Russia. Per dir il vero, Sorella mia, mi sembra o piuttosto sono certa che ciò era il mio dovere farlo. Carissima, le mie suore a Pietroburgo non possono lasciare il paese e partire per l'Austria, quindi io, che sono responsabile per esse, ho il sacrosanto dovere di rimanere possibilmente più vicino a loro, e di far del tutto per unirmi con esse. No, Sorella mia, il buon pastore non abbandona con leggerezza le sue pecore; egli le segue anche attraverso le vie spinose e i deserti. Le comunicazioni tra Pietroburgo e Stoccolma non sono interrotte. Alina dovrebbe arrivare tra poco: ci sono importanti documenti da firmare. Aiuto le mie suore a portare la croce pesante della separazione forzata per mezzo delle lettere che scrivo ogni giorno. Potrei avere alcuna ombra di dubbio riguardo a questo mio dovere? No, Carissima mia!

Certo, l'esilio non è piacevole. Non mi è facile passare ore intere con bambini di 9-10 anni a raccontare loro la favola di Cappuccetto Rosso. Pensi che non risenta l'amarezza della mia attuale posizione? La sento, la sento profondamente. Forse potrei venire da Te, mi sentirei meglio, soffrirei meno, Carissima, tuttavia non ho diritto di lasciare le mie suore, le ragazze, tutti coloro che sono rimasti in Russia, che mi attendono e richiamano. Se le comunicazioni tra Pietroburgo e Stoccolma saranno completamente interrotte, allora - così abbiamo deciso con Alina - verrò da Te, Carissima, approfittando della Tua bontà verso di me, ma non prima. Rimarrò qui finché potrò minimamente esser utile alle mie suore. Supponendo che la guerra possa prolungarsi e che le suore non possano partire dalla Russia, farò tutto il possibile per unirmi a loro. Oggi, non è il momento per abbandonarle a se stesse. Se Tu, Sorella mia, fossi al posto mio, avresti fatto lo stesso. Ecco la mia risposta. /…/

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Stoccolma, XI.1914

/…/ Prego molto. Questo è la mia più grande consolazione. Mi alzo alle ore 6. Vado alla Santa Messa delle 7 e 8. Torno alle 9. Prendo il tè, scrivo lettere, imparo lo svedese. Alle 11: la seconda colazione; poi faccio l'esame di coscienza, recito il rosario. Dalle 12 alle 13: lezione di lingua svedese; dalle 13 alle 14: scrivo, rammendo; dalle 14 alle 16.30, lezioni. Dalle 16 alle 17: il pranzo; dalle 17 alle 17.30 : lezione. Dopo vado in chiesa: faccio la via crucis. Ritorno verso le 19. Scrivo. Dalle 19 alle 20 prendo il tè; ho lezione di conversazione con le ragazze. Poi prego e scrivo. Tra le 22 e le 23 vado a letto. Così  scorre la mia giornata in esilio: un giorno è simile all'altro. Scriverò ogni settimana, perché Tu stia tranquilla. /…/

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Stoccolma, 9.XI.1914

/…/ Come va la Tua salute, Carissima? Scrivi, prego, sono molto preoccupata per Te e per Ignazio, nostro povero, caro fratello.

Che dolore, quante lacrime, quanto sangue! C’è qui un infelice professore, Polacco, in una situazione simile alla mia. Come lo compatisco!  Poveretto, si strugge dalla nostalgia per sua moglie e figlio. Talvolta gli sembra di impazzire a causa dell'inattività forzata. La convinzione di non poter in alcun modo alleviare la propria sorte deprime profondamente. Cerco di confortarlo, sebbene anch'io viva momenti molto aspri. Ma che cosa fare? / ... / Oggi soffrono tutti, quindi dobbiamo anche noi partecipare a questa croce comune a tutti. /…/

 

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4.VII. 1915

/…/ Ti ringrazio del pensiero che hai per noi. Non posso per ora lasciare la Svezia, ciò significherebbe abbandonare le suore. La nostra situazione è molto penosa. Che cosa fare! Altri soffrono ancor più. Dunque, “fiat” e avanti!

Attualmente viviamo davvero nella santa povertà. Affittiamo le nostre camere per poter vivere: ci siamo sistemate in una baracca, con due stanze e cucinetta, che chiamiamo "nostro convento". Abbiamo molto da fare (un po’ come le Tue suore a “Stella Maris”). Nel settembre prossimo aprirò una scuola di lingue. Non so se riuscirò, ma bisogna provare. Ho fiducia in Dio, Egli farà con noi ciò che Gli piace.

Il 12 luglio inizierò una serie di conferenze in svedese, allo stesso scopo che prima. Questo lavoro è come ogni altro e può fare un gran bene. /…/

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Djursholm, 12.XII.1915

/…/ Già da lungo tempo non ho ricevuto notizie da Te, Carissima. Come stai? Ti invio i miei migliori auguri per le feste natalizie: Ti auguro tutto ciò che secondo Dio potrà essere utile per il bene delle nostre anime, non è vero?

Ed ora una domanda. Cominciamo a pubblicare un periodico svedese cattolico. Vorrei, ogni tanto, inserirvi qualcosa sulle missioni africane. Prego di inviarmi più annate di “Eco dell'Africa”, in qualsiasi lingua; vi sono begli articoli. Vorrei anche che la società svedese s'interessasse all’idea missionaria.

La Congregazione Mariana è già eretta canonicamente. /…/

 

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5.VIII.1918

/…/ Non ho più Tue notizie, sei forse malata, mia buona Sorella? Torno da Aalborg a Djursholm. Tra due settimane lascerò definitivamente la Svezia.

Ho tanto bisogno del Tuo consiglio. Il Padre Vladimiro mi scrive di "regolare" la nostra posizione in base ai recenti cambiamenti del Diritto Canonico. Naturalmente, sarebbe opportuno precisare quale sia, in realtà, la nostra posizione, perché, nelle condizioni attuali, non si presenta ben chiara. Mi domando spesso se non sia giunta l'ora per le orsoline laiche? Il Papa Pio X appoggiava questa idea. Dio ci ha costrette a vivere diversi anni come tali. Sarebbe saggio che le suore, dopo 5-6 anni (di vita quasi laica), dovessero adesso iniziare bruscamente qualcosa del tutto nuova?

Tutti trovano in noi un buon spirito. L'anno scorso, l'arcivescovo Szeptycki mi consigliava, con insistenza,  di restare quali siamo. Senz'altro, vi sono i “pro” e i “contro”. Per dir il vero, io, che conosco l'uno e l'altro genere di vita religiosa (sia con l'abito religioso, sia senza), trovo che siano più numerosi i “pro”, e inoltre questo contribuisce all'acquisto dell'umiltà. Ma in che modo devo affrontare la questione? Se potessimo incontrarci, mi potresti dare buoni consigli, perché da sola mi sento piuttosto perplessa.

Anch'io desidero vivamente “regolare” la nostra posizione. Ma come? Sarebbe possibile che io ottenga da Roma le copie - non originali - dei permessi di Papa Pio X, anche se non subito? Se non Ti sarà troppo difficile, suggeriscimi come agire, Te ne sarò tanto grata.

          Dio Ti benedica, Sorella mia. Prega per me. Adesso sto lavorando come una bestia da soma, tuttavia mi sento abbastanza bene. E Tu? Quando ci rivedremo? Lo desidero tanto: già da quattro anni non ho più visto nessuno della famiglia, mentre Te e Padre Vladimiro, da oltre cinque anni. Volontà di Dio e fiat. /…/

 

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Aalborg, 14.X.1918

/…/ Per il Tuo onomastico Ti invio i miei migliori auguri di divina benedizione. Il Signore Ti colmi di ogni bene, del Suo amore e grazia. Che Dio conceda presto la pace, quanto la desidero! Allora ci rivedremo, mia Carissima Sorella. Attendo con ansia questo incontro.

Qui abbiamo adesso una vera croce: tutti ammalati di spagnola, a casa ce ne sono 42. Talvolta non so più come arrivare a tutto. Perché preoccuparci? C'è il buon Dio, Egli ci aiuterà!

La scuola si sviluppa in modo stupendo. Richieste senza fine, ma per ora mancano i posti. /…/

 

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Aalborg, 16.VIII.1919

/…/ Ho ricevuto la Tua seconda lettera. Certo, non desidero altro che venire a Roma. Sorella mia, il mio cuore trepida di gioia al solo pensiero di rivedervi: Te, Padre Vladimiro e il Santo Padre (non più Pio X) e Roma, questa Roma che amo tanto. /.../

Ho parlato qui con i gesuiti. Mi hanno detto che legalmente non appartengo ancora all'Unione e che non mi è lecito in coscienza di lasciare Aalborg, finché non saranno concluse relative formalità. Ho 38 bambini e 32 suore, ed è questo che bisogna tenere in considerazione.

Mi convinco sempre più, che Dio ha i Suoi piani nei nostri riguardi. Quali? Non lo so, affatto! Ma sono certa che Lui mi manifesterà quel che debbo fare. Mi pare che debba aprire non una sola casa. In definitiva, se Dio lo vuole, lo voglio anch'io. Se no, sono pronta a vivere sconosciuta, isolata. Come vuole Lui, il nostro buon Padre. Mi rimetto nelle Sue mani, con cuore tranquillo e fiducio­so. Tutto andrà bene, ne sono certa.

Come va la Tua salute, Carissima? Penso con gioia a Roma. Visiterò la tomba di Pio X. Credo che Egli sarà il mio protettore nel cielo, e non permetterà che la mia opera vada alla deriva. /…/

 

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Sul treno per Berlino, XI.1919

/…/ Ti ringrazio per la cartolina inviata a Poznan. Sono contenta di saperti a Roma. Nella Città Eterna Tu ti senti come “a casa”! Spero che guarirai presto dal Tuo raffreddore. Mi fa grande pena sentire che il Padre Vladimiro non stia bene e che abbia delle preoccupazioni. Mio povero fratellino, la sua carica non è per nulla facile.

Quanto a me, il mio peregrinare è finalmente cessato. Dal 9 ottobre stavo in viaggio. Tutto finora in ordine. Il nostro Nunzio (Achille Ratti) mi disse di continuare in base ai permessi ottenuti da Pio X e di preparare pian piano le nuove Costituzioni, che la Superiora Generale dell'Unione delle Orsoline Polacche presenterà (dopo un periodo di prova) alla Sacra Congregazione. Tutto sembra andare bene. A Poznan, grande entusiasmo per i miei progetti. Desiderano aiutarmi. Cerco una casti con un'azienda agricola, per sistemarvi i miei bambini. In Danimarca ne lascerò una ventina, in maggior parte trasferirò l'opera in Polonia.

Ho rifatto le Costituzioni. Le persone, che le hanno lette, cioè Padre Tuszowski e l'arcivescovo Teodorowicz le trovano molto chiare, pratiche e ottime. Si spera che saranno approvate senza alcuna difficoltà. Anche le Madri di Cracovia ne sono molto soddisfatte. /…/

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Cracovia, 27.X.1919

/…/ Ho saputo da Nesti (Ernestina, sorella più piccola del­la Madre Orsola) che sei stata in pericolo di morte. Carissima mia, devi ancora aspettare, desidero vederti, baciare le Tue care mani, parlare con Te. Non posso venire in Svizzera - non mi rilasciano il visto - ma verrò a Roma, non in questo momento, ma un po' più tardi. / ... /

Qui tutto bene. Mons. Ratti, nostro Nunzio, mi ha chiesto le Tue Costituzioni approvate per le zelatrici, che formano una specie delle mie progettate orsoline laiche. Oggi tutti reclamano le orsoline laiche. La benedizione di Pio X comincia a dare frutti. Il Nunzio mi disse: ”Rimanete sulla strada indicatavi dalla Provvidenza stessa”. Le Madri di Cracovia sono entusiaste dei miei progetti e capiscono che non vale la pena che io mi chiuda in clausura mentre si apre davanti a me un vastissimo campo d'azione. Di conseguenza, occorre una cosa: ottenere l'approvazione della Santa Sede. Il Nunzio Ratti ha ripetuto per la seconda volta: La sua Sorella l'aiuterà nel miglior modo.

Devo dunque andare a Roma, quando Tu vi sarai, per non affaticarti espressamente a tale scopo. Basta che Tu consegni le Costituzioni alla Sacra Congregazione, dove hanno fiducia in Te. Ricorda  però che Santa Orsola e Sant'Angela hanno bisogno di Te, non partire ancora in cielo. E' troppo presto! /…/

 

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Aalborg, 9.XII.1919

/…/ Mi rallegra soprattutto il giudizio del Padre Vladimiro. Egli conta molto su di noi. E' questo un nuovo incoraggiamento! Ti ho già scritto che il Nunzio mi consigliò di continuare sulla base dei permessi ottenuti da Pio X, mettendo in pratica le nuove Costituzioni, a titolo di prova. Possiamo in seguito cambiarle, se occorrerà.

Nel frattempo dipenderemo dalla superiora generale dell'Unione (delle Orsoline Polacche). Penso che tutto andrà benissimo, e ciò che conta è la grande fiducia del clero. Quando le Costituzioni saranno finite, Te le spedirò. Quanto alla superiora generale, essa potrà dare disposizioni mediante la superiora centrale del nostro ramo, e non diversamente. Saremo inoltre utili all'Unione e ciò faciliterà i reciproci rapporti.

La superiora delle Orsoline di Berlino è entusiasta del, nostro nuovo ramo e desidera formarne uno analogo da loro. Vorrebbe mandare da noi una delle sue suore, affinché veda la nostra vita e possa poi iniziare lo stesso a Berlino. Se una volta saremo costituite ed approvate, altri otterranno più facilmente il permesso per formare qualcosa di simile. / ... /

Sto inviando Alina al convento di Cracovia, vi hanno urgente bisogno di aiuto. Alina sarà per loro un tesoro; per me questo è un gran sacrificio, ma credo che Dio lo voglia. /…/

 

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12.II.1920

/…/ Ti ringrazio per la copia della lettera del Padre Vladimiro. Si, anch'io penso che sia meglio, che lavoriamo indipendentemente. /…/ Perché non dobbiamo essere considerate come suore? /…/

Prego per la Madre generale. Cercherò di allontanare dal mio cuore ogni risentimento. Dio ha voluto così, quindi “fiat”: si compia la Sua volontà!

Mi sembra che il Padre Vladimiro preveda grandi difficoltà a Roma. Ho fiducia in Dio: sarà come Egli vuole. Malgrado tutto attendo con gioia il giorno della mia partenza per Roma. Andrò sulla tomba di Pio X, Egli, senza dubbi, mi aiuterà.

Se Tu sapessi quanto i miei bambini sono graziosi! Certamente Dio li ama molto e non permetterà che tornino nel fango da cui li ho tratti.

Tengo conferenze per guadagnare di nuovo un po' di de­naro. Ciò è ben faticoso, ma sempre ci è di aiuto. Se mando in Polonia anche una piccola somma, è sempre di vantaggio, data l'inflazione che vi sussiste.

Al fine di evitare equivoci prenderemo - se Roma lo consentirà - il nome. “Orsoline dei poveri”, Perché è proprio ai poveri che vogliamo dedicare la nostra vita. Sono convinta, che ai nostri tempi bisogna dare ai poveri le nostre migliori energie, con una educazione buona e con un’istruzione profonda. Chi è più in alto, si dedichi al più umile. Del resto, Dio ci aiuterà!

Come va la Tua salute, non scrivi nulla a proposito. Io lavoro come una macchina a vapore. Dio Ti benedica, e sostenga anche me! Alle volte le difficoltà mi deprimono molto, ma, in genere, sono sicura che i miei piccoli ci attirano la benedizione di Dio. / ... /

Sorella mia, potresti inviarmi le Tue Costituzioni. Non so proprio come accingermi alle nostre. Nelle primitive Costituzioni occorre apportare molti cambiamenti. La vita di oggi, la vita per i poveri, richiede diverse semplificazioni. Capisci, non intendo formare una nuova Congregazione - voglio restare Orsolina, ma soltanto semplificare le nostre Costituzioni, allargare il loro raggio d'azione, secondo le necessità attuali.

Ti confesso, Sorella mia, talvolta sono presa dalla paura, che non sia in grado di osservare tutte le norme giuridiche, almeno al presente. Il nostro Vescovo mi disse: “Se lei, Madre, volesse far tutto secondo le norme della Legge, non le resterebbe altro che chiudere la casa: disperdersi e abbandonare i bambini sulla strada”. Occorre denaro, per mantenere questo piccolo mondo che é solamente sulle nostre spalle, perciò lavoriamo tutte come cavalli./.../

Povera Sorella mia, Tu soffri. Come desidererei vederti. Io invece ho forze incredibili, ma pene senza fine. Nella provincia di Poznan ho comprato la casa e 150 iugeri (circa 40 ettari) di terra per 9.000 corone danesi. Ora comincerà davvero il lavoro! Perché preoccuparci? C'è Dio, Egli ci aiuterà! /…/

 

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29.VII.1921

/…/ Ti ringrazio per la Tua cara lettera. Ora sto meglio; ho fatto un viaggio a Lódz e a Sieradz. Nonostante la grande fatica non ho avuto alcun disturbo cardiaco. / ... /

Devo ancor una volta andare a Lódz, per aprirvi un pensionato per catechiste. Sono 50 ragazze, spesso indifferenti verso Dio. Questo è terribile! Come può esser credente il popolo, quando le catechiste non credono? Ho in questo momento tanto da fare da non poter copiare le Costituzioni.

I nostri vescovi sono molto buoni per me, senza dubbio mi aiuteranno. Da tutte le parti ci chiamano al lavoro. /.../ 

 

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18.XI.1921

/…/ Ringrazio per la Tua lettera. Sono convinta che Voi là pensiate che io faccia male e che Roma sia maldisposta verso di noi /…/. In fin dei conti, sarà come Dio vuole.

Se i vescovi hanno bisogno di noi, mi pare la prova che siamo necessarie. Qui si lotta per staccare il nostro povero popolo dalla fede dei nostri antenati. Questa è per me una grande pena. E nessuno dovrebbe lavorare per la salvezza di queste anime? Non è forse il nostro popolo egualmente degno di compassione come gli abitanti dell'Africa? Anzi, questi ultimi non hanno alcuna colpa d'esser pagani, ma ai nostri contadini, che pur sono battezzati ed educati nella religione cattolica, si tenta di strappare la loro fede. Manca loro l'istruzione religiosa, si lasciano ingannare, perché “l'intellighenzia” cattolica non fa nulla per loro. Questo è quanto mai penoso! Del resto, già fin d'ora mi sottopongo a tutto ciò che Roma deciderà, anche se il mio cuore dovesse spezzarsi dal dolore: fiat!

Non sto bene: il battito del cuore è aritmico. Le preoc­cupazioni mi opprimono. Tuttavia perché preoccuparsi? Le nostre Costituzioni Orsoline sono state approvate (1907) e se si tratta di cambiamenti, non c'è fretta.

E' vero, che apro nuove case, ma sono costretta a farlo: Dove sistemare i 22 bambini e le 12 suore che verranno nel mese di maggio dalla Danimarca? Il Padre Vidal mi disse che non otterrò il permesso per formare una Congregazione se non avrò più case (filiali). /... / Ti prego, di rispondermi presto. Prega per noi. Al presente sono molto afflitta. Non importa, come Dio vuole. /…/

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Gozdzichowo, 23.I.1922

/…/ Sto da parecchi giorni a Gozdzichowo, nostra filiale, un asilo per 50 bambini poveri; luogo solitario, dove non arrivano notizie dal mondo. Oggi, come un fulmine dal cielo mi ha colpito la notizia della morte del Santo Padre. Neppure sapevo che fosse malato! Ne sono così afflitta! L'ho conosciuto e amato, malgrado che gli fossi stata presentata a colori neri. Chi sarà eletto? Fides intrepida! Quale sarà il suo rapporto con noi? Non importa, è Dio che guida la Chiesa e guida anche noi. Sì compia la sua volontà. /.../

Più che mai ho nostalgia di Te, del Padre Vladimiro, di Roma. Devo accingermi alle nostre Costituzioni ma mi spaventano le prassi senza fine. Non ho più tante forze a correre come due anni fa; devo camminare poco e lentamente.

Come va la Tua salute? Scrivi, vorrei ora esserti vicina. /…/

 

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Aalborg, 14.IV.1922

/…/ Ancora una volta auguro a Te e alle Tue suore feste felici,per quanto sia possibile. Che Dio Ti doni salute! Al tempo stesso Ti invio i miei più affettuosi auguri per il Tuo compleanno. C'invecchiamo, Sorella mia: io ho già 57 e Tu 59 anni. Dio ci ha concesso di arrivare a questa bella età. Siano gli anni che Egli si degnerà di accordarci ancora per la più grande Sua gloria e per la nostra santificazione!

Sogno Roma! Mi sembra che sia venuta l'ora di presentare le nostre Costituzioni. Il Santo Padre ci aiuterà certamente. Inoltre sono molte le questioni da risolvere e qui non conosco nessuno che possa darmi consiglio in proposito. / ... /

Lascio Aalborg il 19 aprile. Mi pare che la Danimarca non la vedrò mai più. / ... /


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