URSULINE SISTERS  AHJ

Barangay-Maitim 2nd East 212

4120 TAGAYTAY CITY

PHILIPPINES

FILIPPINE

 

 

Ricordi dal primo viaggio nelle Filippine

(14 giugno al 3 luglio 2001)


 

15.06.2001

Finalmente dopo il viaggio di 20 ore siamo arrivate all’aeroporto di Manila dove ci aspettava P. Stephen, OFMConv., rettore del Seminario di S. Massimiliano Kolbe, dove abitavamo durante il nostro soggiorno nelle Filippine. Il primo impatto con la realtà filippina era, uscendo dall’aeroporto, il terribile caldo umido, soffocante, tropicale. Erano le ore 19.00 e già era buio. Il traffico era molto grande, più intenso di quello di Roma. Anche la guida è difficile, molto caotica.

Siamo arrivati dai Padri giusto per la Santa Messa. Ci siamo sentite subito come a casa nostra, con Gesù che ci aspettava. Dopo la Messa siamo andate insieme ai Frati nel loro refettorio per la cena. E così era ogni giorno. Condividevamo la loro vita di preghiera e stavamo insieme ai pasti. La cucina era filippina, solo il primo giorno la cuoca ha preparato per noi la pastasciutta per dirci un caloroso benvenuto.

Abbiamo ricevuto la camera da due letti, con bagno, acqua fredda, senza armadio, letto preparato alla filippina – un tavolaccio di legno con un centimetro di materasso, tutto molto piccolo e secondo lo spirito francescano; le condizioni erano piuttosto missionarie, però ci siamo ambientate subito e senza grandi difficoltà. L’unica cosa veramente pesante era il clima. I Filippini dappertutto (nelle chiese, nei negozi, nelle cappelle, in cucina, nelle stanze) mettono i ventilatori per far un po’ di aria, benché sembra che non ci sia.

16.06.2001

La mattina presto ci hanno svegliato i pappagalli nelle gabbie appese dall’altra parte della nostra finestra. Eravamo molto stanche perché secondo l’orario europeo era piena notte (c’è la differenza di 6 ore in avanti rispetto all’Europa). I Frati si alzavano alle 5.30 per le preghiere. Non era possibile dormire con il loro bel canto. Alla colazione ci hanno dato un po’ di biscotti con il caffè.

Abituata a fare la colazione più abbondante, mangiavo alla filippina, cioè il riso con qualcosa, per esempio: uovo sodo, omlet, salsicce oppure pesce secco. I Filippini non mangiano il pane. Al posto di pane c’è il riso, che mangiano a tutti i pasti, sempre con qualcosa accanto. Sia per il pranzo che per la cena mangiano un piatto solo: il riso con la carne, tipo spezzatino oppure pesce e qualche minestra per bagnare il riso e alla fine la frutta. La frutta più comune è la  banana di diverso tipo e anche preparata diversamente, spesso come pietanza, il mango, la papaia, l’avvocato, l’ananas, le angurie e la frutta del posto che difficile descrivere. Nei grandi supermercati si può comprare anche la frutta europea, però costa molto.

Dopo la colazione siamo andate a trovare due congregazioni delle suore di fondazione italiana. Prima siamo state dalle Suore Francescane Adoratrici della Santa Croce. Ci ha accolto sr Silvana, una suora italiana, responsabile della formazione. Con lei stanno 3 suore filippine dopo i primi voti e 31 ragazze nella formazione (aspiranti, postulanti e novizie). E’ loro unica casa nelle Filippine. Stanno qua da 10 anni e già hanno 36 suore Filippine in Italia. La casa è tipicamente formativa, fanno solo un po’ di animazione liturgica la domenica nella parrocchia. Altri giorni le ragazze vanno alla scuola di formazione e fanno i loro incontri. La casa è tenuta molto bene, pulitissima, con due cucine e due  refettori: uno per le suore, altro per le ragazze che cucinano da sole per sé. Al primo piano sono i dormitori, circa 10 letti ad ogni camera.

Ci hanno fatto una bellissima accoglienza, molto cordiale. L’ospitalità è molto grande. Quando arriva un’ospite subito portano da bere e qualcosa da mangiare. Ci hanno spiegato, che i Filippini, appena arrivi, ti chiedono “come sta il tuo stomaco?” e questo  abbiamo sperimentato in pieno.

Di là siamo andate ad un’altra casa delle suore, da sr Gabriella della Congregazione delle Suore Francescane Crocifisse. Sono una cinquantina fra le suore professe e le ragazze in formazione. Sr Gabriella è unica italiana ed è la superiora. Le suore filippine sono formatrici. La casa è grande, costruita secondo il modello del Convento napoletano, con bellissimo chiostro. In genere le case religiose (specialmente femminili) sono veramente  gioielli, molto belle, ben tenute e curate.

Queste suore fanno le ostie e paramenti liturgici. Hanno un’asilo e una grande scuola con personale laico; le suore sono solo nella direzione ed amministrazione e le novizie fanno il catechismo.

Nel pomeriggio siamo andate alla S. Messa nella parrocchia, dove lavorano i padri Rogazionisti e 3 suore Pastorelle (tutte filippine). Era la Messa prefestiva e prima della Messa c’era la Novena al Sacro Suore. La devozione al Sacro Cuore e alla Madonna del Perpetuo Soccorso sono molto sviluppate e anche molto sentite. Inoltre si sente fortemente che la nazione filippina è prevalentemente cattolica anche se la fede  (dicono i missionari) è molto superficiale e occorre una evangelizzazione e una educazione religiosa più seria per approfondire la loro fede. In questo senso c’è un vasto campo di lavoro pastorale e le mani sono sempre poche, anche se sono presenti nelle Filippine più di 350 Congregazioni religiose, che prevalentemente stanno a Manila e sono per lo più  case di formazione.

La liturgia è molto ben curata, con i bellissimi canti o in inglese oppure in tagalo, cioè nella lingua filippina. I canti religiosi in tagalo sono bellissimi, sembra che esprimono qualcosa che questo popolo porta dentro. Sono canti melodiosi, pieni di sentimento, di armonia, di una certa nostalgia. Le Sante Messe sono prevalentemente in inglese, solo alcune in tagalo, specialmente per la gente povera che non parla inglese.

All’inizio della S. Messa si è avvicinato a noi un ragazzo e ci ha chiesto di scrivere in un quaderno i nostri nomi, la Congregazione e la provenienza. Alla fine della S. Messa abbiamo scoperto che questo serviva al sacerdote per darci un benvenuto e presentarci alla comunità parrocchiale.

Per il fatto che la domenica c’era il giorno del papà, già alla Messa Vespertina il sacerdote ha invitato tutti i papà presenti ad avvicinarsi all’altare con le candela, che le hanno accese dal cero pasquale e dopo la preghiera per loro hanno ricevuto una speciale benedizione. Inoltre era molto bello il momento della processione offertoriale, quando diverse persone, cominciando dai bambini, portavano i viveri e buste con le offerte. I nostri Frati Francescani che vivono molto poveramente avevano la frutto prevalentemente dalle offerte che portava a casa P. Stefano dopo qualche S. Messa particolare.

Quanto più giravamo tanto più ci rendevamo conto della freschezza della Chiesa locale, di un certo dinamismo e della primavera della vita religiosa in quella terra. I sacerdoti sono sempre pochi. Ogni giorno P. Stefano celebrava due Messe, una a casa e l’altra o nelle diverse comunità religiose, mercoledì nella Chiesa Coreana e ogni venerdì in una fabbrica di maglie. Erano anche i giorni quando doveva celebrare tre S. Messe.

La sera c’era la tempesta con fortissima pioggia e così era quasi ogni giorno perché era incominciata la stagione delle piogge e dei tifoni.

 

17.06.2001

Ci siamo alzate alle 5.30 perché andavamo con P. Stefano alla Messa dalle Suore Francescane dei Cuori di Gesù e di Maria nella casa di M. Flora. M. Flora è una delle prime suore italiane che è venuta nelle Filippine circa 25 anni fa. Adesso già ci sono circa 400 suore Filippine, più di 200 in Italia, alcune in Corea, tre in Polonia e nelle Filippine hanno 13 case.

M. Flora è molto famosa, perché aiuta tutte le Congregazioni che devono iniziare la missione nelle Filippine. Alla S. Messa erano circa 80 suore insieme con le novizie, le postulanti e le aspiranti. Al noviziato ci sono 18 novizie, 8 indonesiane, perché M. Flora a dicembre vuole aprire la casa in Indonesia, anche se le condizioni sono difficili perché Indonesia è un paese prevalentemente musulmano.

Dopo la S. Messa siamo state invitate alla colazione, tutti insieme nel refettorio delle suore. M. Flora non c’era perché si occupava di un gruppo di 21 persone arrivate dall’Italia. Sono i benefattori di una clinica aperta in una delle isole filippine tenuta dalla suore di M. Flora.

Di là siamo andate alla parrocchia di S. Agostino,  edificata da poco e tenuta sempre dai Frati Francescani Conventuali. Abbiamo visto i locali della parrocchia. Accanto ci sono le case dei poveri, famosi squaters, che si vedono dappertutto. Crescono come funghi dopo la pioggia.

Per il pranzo ci hanno invitato le Suore Francescane Crocifisse. Hanno cucinato all’italiana e dopo il pranzo ci hanno fatto vedere la loro casa, noviziato, la scuola, l’asilo. Sono nelle Filippine da 15 anni ed hanno realizzato molto.

Nel pomeriggio siamo andate ancora una volta da sr Silvana. Facevano l’adorazione del Santissimo Sacramento e allora siamo andate a pregare con loro. Dopo abbiamo fatto delle fotografie, ci hanno  in inglese e in italiano, perché imparano questa lingua in previsione di dover partire per Italia, però solo 6 mesi dopo i primi voti, perché c’è il divieto della Chiesa locale e del governo di far partire le ragazze prima dei voti.

Di là insieme con le novizie siamo andate alla processione del Corpus Domini. Non era molta gente, giravamo per il quartiere e in questo modo potevamo vedere un po’ come vive la gente povera, le loro case, i negozi. Abbiamo visto molti bambini giocare sulla strada, però tutti belli, puliti, sorridenti. Era commovente il significato di questa processione: da una parte la professione della fede di chi ne partecipava e dall’altra parte la presenza di Gesù nel Santissimo Sacramento che stava passando per le viuzze del quartiere dove accanto alla grande ricchezza c’era anche grandissima povertà.

18.06.2001

Nella mattinata siamo state a casa senza far niente. Era orribile. Sembrava, che il tempo non passasse mai. P. Stefano cercava di mettersi in contatto con il Nunzio e il vescovo di Nueva Ecija per prendere l’appuntamento per noi. Finalmente abbiamo saputo che il Nunzio ci può ricevere il giovedì invece il vescovo, 300 km da Manila ci ha dato appuntamento per il venerdì – nella Solennità del Sacro Cuore. Così eravamo più tranquille.

Prima del pranzo siamo andate con P. Stefano a vedere il Seminario dei Padri Salesiani, dove c’è la scuola di teologia per chi si prepara al sacerdozio. Nelle Filippine i religiosi collaborano molto tra di loro e si aiutano vicendevolmente. C’è un grande senso di solidarietà tra i le congregazioni sia maschili che femminili.

Mentre attraversavamo la città, abbiamo visto tanti bambini che uscivano dalla scuola.  Tutti nelle divise: le ragazze con la maglietta bianca e la gonna tipo scotesse. Tutti puliti, carini. Non si distingue chi proviene dalle famiglie povere, dagli squaters e chi no.  Molti bambini, anche piccoli tornavano a casa da soli, senza essere accompagnati.

I bambini sono la vera ricchezza delle Filippine. Le famiglie sono numerose, non soltanto quelle dei poveri. Abbiamo conosciuto una coppia di medici con 5 figli e una professoressa universitaria, molto ricca, con 6 figli. I missionari sottolineano l’importanza dell’educazione e del lavoro con le famiglie specialmente povere.

Dopo il pranzo siamo andati con P. Stefano al Supermercato SM. Siamo andato con i mezzi pubblici, cioè con jeepney. Così viaggia la gente povera. Questi tipi di Supermercato sono tanti a Manila. Sono grandi, di 3 - 4 piani, con aria condizionata, cinema, piscine, banche e negozi di ogni tipo. C’è tutto: roba filippina, europea, americana. Sono più grandi e più assortiti di quelli italiani. Di nuovo grande contrasto: chi ha soldi può avere tutto. Non manca niente.

Abbiamo progettato di fare un pranzo all’italiana per i nostri Frati e abbiamo comprato tutto quello che ci occorreva. Perfino abbiamo trovato la pasta italiana Federici.

 

19.06.2001

Abbiamo preparato il pranzo: la pastasciutta, le cotolette, l’insalata e il pane e alla fine frutta sciroppata. I Frati erano contenti, però nonostante la pasta non poteva mancare il riso preparato dalla cuoca. Ridevamo con sr Giulia, che forse non si fidavano della roba italiana.

Stiamo bene con i Frati e ci sentiamo come in famiglia. Stare con loro diventa per noi la prima esperienza della realtà filippina. Impariamo tanto da loro. Sono in tutto 23. Conducono una vita molto dinamica, hanno un ritmo di preghiera ben curata, ben preparato. Nella loro vita comunitaria e religiosa non mancano i momenti di fratellanza, di ricreazione, di formazione, di studio e di apostolato. Hanno un grande spirito di accoglienza, di ospitalità, di semplicità. C’è qualcosa che ci colpisce nel loro modo di essere. Trasmettono la pace, la tranquillità, una certa serenità, ottimismo. Sono molto sensibili, riflessivi, un po’ lenti però questo deriva anche dal clima. Non li manca l’iniziativa, la creatività. A tutti piace il canto, sono musicali e sembra che la musica ce l’hanno nel sangue.

Nel pomeriggio ci siamo buttate all’avventura. Abbiamo deciso di uscire da sole ed andare con i mezzi, cioè prendendo jeepney, al Supermercato SM per farsi un giretto. Siamo state brave. Non ci siamo perse. Abbiamo comprato un po’ di cose tipiche filippine.

La sera il Padre ci ha fatto vedere Manila dalla tarazza.  E’ una città molto grande, piena di contrasti. Conta 16 milioni degli abitanti. 5% della popolazione sono i straricchi, 20 % ceto medio, 75% poveri che vivono negli squaters subito vicino ai palazzi dei ricchi, lungo il canale, sotto i ponti e quasi in ogni posto della città dove si trova un po’ di spazio. Vivono come nomadi, perché in ogni momento il governo può dare il permesso di edificare qualche supermercato e allora loro con tutto il loro averte si devono trasferire. Vivono alla giornata. All’ombra dei grattacieli ci sono le casette, le baracche dei poveri, fatte di legna, pezzi di lamiera e tutto quello che trovano. La realtà è indescrivibile. Un po’ si vede dalle fotografie, però è una realtà scioccante. Nonostante tutto i poveri sono puliti. Non manca l’acqua, allora le donne continuamente lavano i panni e li stendono davanti alla casa. Questi panni stesi fanno parte del paesaggio di Manila. Insieme con squaters sono la cosa caratteristica. Come divertimento anche nelle baracche ci sono saloni da gioco, prima di tutto giocano a biliardo e a carte.

20.06.2001

Siamo andate per la S. Messa la mattina alle 8.00 nella scuola di Madre Flora per i bambini poveri. M. Flora ha edificato due scuole: una per 5 mila bambini ricchi, cioè quelli che possono pagare la scuola e altra per 800 bambini poveri.

Nelle Filippine l’anno scolastico incomincia a metà giugno, così che siamo state alla S. Messa all’inizio dell’anno scolastico. La scuola non è grande e per questo ci sono due turni: un turno di mattino, altro di pomeriggio. Le maestre sono laiche, la direzione e amministrazione è nelle mani delle suore. Guardando bambini non sembravano che venissero dalle famiglie povere. Tutti puliti, nell’uniforme erano molto graziosi: sei classe elementari. Le suore fanno un bellissimo lavoro con i bambini e poi anche con i loro genitori. La scuola funziona grazie ai benefattori italiani.

Dopo il pranzo il padre ci ha fatto conoscere una ragazza filippina, Merci, molto impegnata nella parrocchia dei Frati Francescani, che fra qualche tempo andrà come missionaria laica in Giappone. Con lei abbiamo visitato una famiglia filippina. La signora ci ha portato dentro gli squaters, così che da vicino potevamo vedere come vive la gente.

Le loro abitazioni facevano pietà, però dentro tenevano pulito, così che le scarpe si lasciava fuori, per non sporcare dentro. Alcuni avevano la radio, il ventilatore, la televisione, il frigo. Però questi posti sono di più grande corruzione e immoralità: la violenza, lo sfruttamento sessuale anche in famiglia ecc. Passando abbiamo visto la gente che giocava a carte o a biliardo. Tutti insieme, le casette attaccate una accanto all’altra. La gente  è serena, dappertutto panni stesi, piccoli negozi. Molto fango, anche si sente la puzza, perché non c’è la fognatura. Per passare c’era solo il corridoio di mezzo metro fra le casette. La vita quotidiana si svolge così, comunitariamente, tutti insieme, senza momenti di intimità. Nonostante tutto si può dire che questa è una povertà molto dignitosa, anche se tutto insieme fa tanta impressione. Uno non sa cosa pensare, come valutare le cose.

Dopo il giretto che ci siamo fatti per vedere un po’ da vicino questa realtà, siamo stati invitati alla merenda. La signora ci ha offerto tutto quello che aveva: il dolcetto fatto dalla sua figlia con il mango, il pane, un tipo di budino, tè freddo. Era molto simpatico. La signora ha il figlio marinaio. Una volta era catechista. E’ una donna molto semplice, però buona, accogliente. Ci dispiaceva che non conoscevamo l’inglese per poter meglio comunicare con gli altri. Questo era una grande difficoltà, anche una certa sofferenza.

21.06.2001

Siamo andate per le 6.00 di mattino dalle Suore Oblate della Riparazione, di fondazione spagnola. P. Stefano ogni giovedì celebra la S. Messa da loro. Hanno 5 novizie, tutte dalle isole. Hanno altre case nelle Filippine. Lavorano con le prostitute e hanno le case per le Ragazze Madri che sono molte, specialmente a Manila. Anche loro ci hanno fatto una bellissima accoglienza. Abbiamo mangiato la colazione con loro, ci hanno preparato le cose alla filippina. Questa comunità ci ha fatto una buona impressione. Vicino alla loro casa comincia la zona degli sqauters e loro vanno a fare l’apostolato là. Queste case le abbiamo viste dalla tarazza dei padri Francescani, perché confinano con loro e si trovano giusto  lungo il canale. Ogni lunedì questa gente viene dai Padri a prendere l’acqua da bere perché non ne hanno – c’è solo quella del canale.

Alle 11.30 avevamo l’incontro con il Nunzio Apostolico. Ci ha accolto bene però un po’ freddamente. Ci ha fatto un discorso molto chiaro. Ha detto: “Nelle Filippine c’è molto da fare e c’è poco da fare : poco perché ci sono tante congregazioni religiose, specialmente a Manila; molto, perché non manca il lavoro, se si vuole dare, servire la gente e la Chiesa. Se si viene solo per cercare le vocazioni, sarà dura. Se si viene per dare, si riceve pure, perché questo popolo è molto religioso, ha tanta sete di Dio, non manca il sentimento religioso. Tutto questo non c’è in Italia, non c’è nell’Europa Occidentale, che è sazia e già satura… Qui c’è su che cosa basarsi, c’è il fondamento religioso, anche se la religiosità è molto superficiale. Ci sono molte parrocchie, molti posti fuori Manila dove c’è tanto lavoro pastorale. Se si viene, bisogna venire con un progetto pastorale e con la conoscenza della lingua: prima di tutto con la conoscenza dell’inglese e poi anche tagalo. Occorre forte spirito missionario e all’inizio bisogna investire. Si deve vedere se la Congregazione vuole investire, se ha la possibilità di investimento. Si deve essere realisti per non essere delusi. E’ una cultura completamente diversa dalla nostra però ha molto da offrirci, da darci. Questa gente ha molte ricchezze interiori. E’ un mondo da scoprire”.

Dopo siamo andati al grande supermercato Robinson, ancora più grande di questo precedente. Al ritorno abbiamo viaggiato con la loro metropolitana, che sembra il nostro tram o trenino. Anche se si chiama metro, non è  sotterraneo, però e grande, spazioso e veloce. All’entrata fanno il controllo personale e delle borse, la stessa cosa quando si entra nel supermercato.

Siamo passati anche per il mercato popolare, tipo il nostro Porta Portese. Un’altra cosa caratteristica: tutti camminano con il piccolo asciugamano per asciugarsi, perché si suda tantissimo e con fazzoletti per chiudersi il naso perché c’è grande inquinamento dell’aria.

Abbiamo visitato il Santuario della Madonna del Perpetuo Soccorso al centro di Manila, molto frequentato dai Filippini, i quali sono molto devoti della Madonna. Il centro di Manila è superaffollato, il traffico è grandissimo, ci sono grattacieli, grandi negozi, palazzi e in quasi ogni vicolo si vedono le baracche dei poveri. Questi contrasti sono tremendi. La città non è pulita.

Per la cena siamo andate dalle Suore Oblate di S. Francesco Saverio . Sr Giulia ha incontrato la sua amica, suora, che conosceva bene a Roma. Non sapeva che era partita per le Filippine e neanche pensava di incontrarla. E’ stata una bella sorpresa per tutte e due. Le suore stanno a Manila da 5 anni. Sono 3 italiane e 42 ragazze nella formazione. Sr.  Seline è la maestra. Ci hanno raccontato gli inizi della loro missione. Abitavano per un anno in una casetta quella dei poveri con i topi dentro. All’inizio la vita era dura per loro. Non conoscevano la lingua, l’ambiente, erano solo in due. Poi sono state aiutate dalle altre suore, sono riuscite a comprare la casa, che adesso è diventata la casa di formazione. Stanno vicino alla parrocchia e le ragazze fanno un po’ di animazione liturgica e durante la settimana vanno a scuola.

 

22.06.2001

Solennità del Sacro Cuore, la nostra festa e noi siamo in viaggio dalle 6.00 di mattino. Abbiamo appuntamento con il vescovo Drona SDB nella diocesi di Nueva Ecija. Il vescovo ci vuole proporre un posto concreto per la missione. Andiamo con la speranza che Gesù ci farà conoscere cosa desidera il Suo Cuore per la nostra Congregazione. Il posto è distante 300 km da Manila. Abbiamo impiegato 6 ore per arrivarci, perché le strade non sono buone e poi anche abbiamo trovato un po’ di traffico nei paesi più grandi.

Abbiamo attraversato tanti villaggi, dappertutto si vedono le case dei poveri accanto alle belle ville. Il paesaggio è molto bello, tanto verde, molti bufali, piante di banane e molti chilometri di piantagioni di riso.

Il paese dove sta il vescovo è abbastanza grande, con la cattedrale in onore di S. Giuseppe. Il palazzo vescovile molto modesto. Il vescovo Drona ha subito un’operazione alla colonna dorsale dopo un grave incidente stradale e ancora è in convalescenza. Ci sembrava molto buono, accogliente. Parla italiano, perché ha studiato  a Roma. E’ un salesiano. Ci ha detto: “tutte le congregazioni sono benvenute, perché non manca il lavoro. Ci occorre, però la conoscenza della lingua: inglese e poi il dialetto locale. Vi consiglio avere prima la casa a Manila, come punto di partenza, per cominciare a conoscere l’ambiente, la mentalità, le usanze, abituandosi al clima ecc. Forse sarebbe bene trovare qualche congregazione di suore che vi potrebbe prestare l’ospitalità per qualche periodo, per cercare poi la sistemazione, per poter fare la pastorale vocazionale e dopo, già con qualche ragazza del posto andare nella provincia a lavorare. Se volete venire direttamente nella provincia a fare la missione io ho un posto dove il parroco chiede tanto la presenza e l’aiuto delle suore. Già l’ho proposto a due congregazioni, il tempo è scaduto e io non ho ricevuto la risposta. Non vi posso accompagnare, ma manderò un seminarista con voi, che vi farà vedere il posto.” Il vescovo si è scusato molto con noi, perché non poteva offrirci il pranzo, ci ha mandato in un ristorante pagandoci tutto. Siamo rimaste molto sorprese del suo gesto. Quanto dobbiamo imparare!

Dopo aver mangiato abbiamo visitato la casa delle suore Canossiane e poi siamo andate nella parrocchia della Sacra Famiglia a Queson, Nueva Ecija, un paese fra la campagna. Ci ha accolto il parroco, un sacerdote giovane di 35 anni, Filippino. Ci ha fatto vedere la chiesa, la scuola e il luogo dove pensa di edificare la casa per le suore: tutto attorno alla chiesa. La scuola è parrocchiale per 600 bambini (scuola elementare e media). Il parroco non riesce a fare tutto da solo, ha bisogno delle suore per la catechesi, la pastorale delle famiglie, (sono le famiglie in maggioranza povere), per la liturgia e per il lavoro parrocchiale. Il parroco ha visto che è il nostro carisma corrisponde in pieno con l’apostolato da fare nella sua parrocchia. Voleva che ci fermassimo qualche giorno per vedere meglio l’ambiente, però noi non eravamo preparate al soggiorno più lungo in quel posto. Il parroco aspetta la risposta ed è pronto ad aiutare le suore anche dal punto di vista della lingua.

Siamo tornate affascinate dal posto, dalla proposta. Ci sembrava il posto giusto per noi: lavoro tra i poveri, con bambini e la gioventù, in vivo contatto con la parrocchia. Siamo tornate a casa la sera tardi, stanche, però contente e motivate.

 

23.06.2001

Nel pomeriggio i Frati ci hanno accompagnato a Tagaytay. E’ una località 50 km. da Manila, un po’ più in alto con l’aria più pulita e più buona. La sera faceva freschetto. Si stava bene. In questo paese ci sono 1000 abitanti e 56 case religiose, prevalentemente case di formazione. I religiosi chiamano quel posto piccolo Vaticano per il numero delle comunità religiose. Ci hanno dato l’ospitalità le Suore Francescane Misericordiose (…). Sr Consuelo, Filippina in quel periodo è tornata dalla Tanzania e sostituiva la superiora e la maestra del noviziato, sr Francesca, Italiana, che è andata per le vacanze in Italia. Insieme con le 4 novizie sono in tutto 10 suore. Hanno una casa per gli esercizi spirituali. Ci hanno fatto una bella accoglienza. La troviamo veramente dappertutto dove ci portano. Dove andavamo ci trovavamo bene.

Le suore cercavano di cucinare all’italiana per farci piacere. Parlando con sr Consuelo abbiamo scoperto, che lei conosce bene le nostre suore a Dodoma, perché abitano vicino. Il mondo è davvero piccolo. E’ simpatico ed interessante trovare i punti comuni per poter parlare delle esperienze simili. Ogni incontro con le suore che abbiamo visitato ci aiutava a capire almeno un po’ la realtà filippina, le loro usanze, la mentalità. Era arricchente sentire le diverse esperienze.

 

24.06.2001

La mattina siamo andate insieme con le suore alla S. Messa dai Padri Francescani Conventuali, che hanno a Tagaytay la casa per gli aspiranti, i postulanti, e novizi. Insieme hanno quasi 30 ragazzi in formazione. Alla S. Messa sono venute le suore dalle altre Congregazioni, fra altre c’erano anche le suore Brigidine. La S. Messa era in tagalo, con bellissimi canti, come sempre ben curata, animata. Dopo la S. Messa siamo state invitate a fare la colazione nel refettorio dei Frati e dopo P. Timoteo, maestro dei novizi ci ha fatto vedere la casa e il bellissimo giardino. Accanto alla Chiesa c’è la tomba del primo missionario Francescano Conventuale, P. Pietro, morto nelle Filippine nel 1991 a 57 anni di vita.

Da là siamo andate a trovare certe suore, anche di fondazione italiana (non mi ricordo il loro nome). Ci sono 3 suore italiane, responsabili per la formazione, hanno una bella e grande scuola elementare. Fanno veramente un bel lavoro. Anche la formazione è ben fatta. Ogni suora si occupa dell’altra fascia di formazione, per seguire meglio le ragazze, perché anche se il paese è cattolico, la fede è molto superficiale. Spesso le ragazze hanno delle lacune nella loro educazione religiosa, per questo il problema della formazione diventa fondamentale. Le suore stanno con le ragazze, seguendole da vicino. Negli altri posti spesso le suore italiane stanno da parte.

Nel pomeriggio abbiamo visitato la casa  (il Noviziato) delle Suore Missionarie Somasche. Hanno una casa con bellissima veduta sul lago e con un grande giardino. Sr Giovanna, unica italiana, da un anno nelle Filippine, ha condiviso la sua esperienza con noi, un po’ ci ha descritto come sono le ragazze e quali difficoltà trova.

La sera abbiamo  incontrato due frati Terziari Cappuccini dell’Adorazione (Amigoniani) P. Gioachino e P. Virginio. Anche con loro abbiamo chiacchierato un po’, però erano abbastanza critici nel loro modo di vedere la realtà filippina, ci hanno dato tanti esempi negativi presi dalla vita delle congregazioni italiane nelle Filippine, ci hanno raccontato degli scandali, volevano piuttosto spaventarci, che incoraggiare. Povera sr Giulia, non poteva addormentarsi dopo questo incontro, sorgevano tanti pensieri e preoccupazioni.

25.06.2001

Dopo la colazione siamo andate a vistare ancora qualche altra casa delle suore, così per vedere le loro attività, l’ambiente. Molte suore hanno le case per gli esercizi, che li servono per la loro congregazione oppure affittano periodicamente le stanze ai gruppi, per guadagnare un po’ di soldi per il sostentamento.

Prima del pranzo ci ha raggiunto P. Stefano con Fra Filippo (autista) è siamo andati in un bellissimo Parco, dove una volta il famoso Marcos ha fatto edificare un grande palazzo per l’incontro con il presidente d’America. L’incontro non si è verificato, ma il posto è rimasto come centro culturale e turistico. Si trova su una collina molto alta da dove si vede bene il lago, le montagne, le piccole isole e il vulcano. Un paesaggio bello, esotico. Era per noi unica gita turistica.

A pranzo nuovamente siamo state dai Frati Conventuali dove ormai ci troviamo come a casa nostra. Nel pomeriggio siamo ritornate a Manila.

26.06.2001 e 27.06.2001 (due giorni a Novaliches)

Alle 5.00 di mattino siamo partiti per Novaliches, che si trova sempre a Manila, però è distante dal posto dove stiamo un’ora di viaggio, senza traffico, altrimenti ci si impiega più di due ore. Siamo partiti presto proprio per evitare il traffico. Già a quell’ora abbiamo visto i bambini che andavano a scuola e molta gente che andava al lavoro. Quì la giornata comincia presto, però già alle 19.00 si fa buio.

Siamo andati in un’altra comunità dei Frati Francescani Conventuali dove hanno la parrocchia, la casa per gli esercizi spirituali e un ambulatorio medico. Si occupava di noi P. Leonardo, un padre italiano, che da 11 anni sta nelle Filippine. Abbiamo parlato molto con lui, ci ha fatto vedere tutto quello che sono riusciti a realizzare in quel posto. P. Leonardo ci ha raccontato che all’inizio dava ogni giorno da mangiare ai circa 300 poveri – alla gente dei famosi squaters, ma poi ha visto che è più necessaria per loro l’assistenza medica. Nel loro ambulatorio lavora una suora italiana, Francescana dell’Immacolata, medico e altre suore come infermiere e in più personale laico e le volontarie. Hanno già 5 mila cartelle delle famiglie, che in questi anni hanno usufruito della consulta medica. Pagano, se possono, solo la medicina. Questo diventa  un modo per educarli, perché capita, che avendo un po’ di soldi li spendono per le sigarette oppure giocando a carte. Se hanno per queste cose, devono anche trovarli per curare se stessi e i loro figli. Abbiamo visto la mattina una lunga fila degli ammalati, tutti puliti, calmi, sereni, ciascuna aspettava il proprio turno.

Abbiamo visto i bambini e anche le persone adulate sottoposte alla cura contro la tubercolosi, perché purtroppo là ancora muoiono le persone di tubercolosi. Purtroppo non esistono le strutture sanitarie statali per chi non ha soldi. Ci stupisce il fatto, che questi pover sono molto puliti, non sembra la gente degli squaters. C’è in loro forte senso di pulizia personale. P. Leonardo ci ha raccontato, che un giorno, quando ancora davano il pranzo a questi poveri, sono venuti pochi a mangiare. Quando ha domandato, perché non sono venuti, gli hanno spiegato, che per alcuni giorni è piovuto, i loro vestiti non si sono asciugati e loro non volevano farsi vedere nei vestiti sporchi e per questo hanno rinunciato al mangiare.

Il Padre ci ha spiegato, che c’è in questa nazione un certo culto del corpo. Anche il corpo dopo la morte viene conservato per alcuni giorni. Quando qualcuno muore viene portato in una, noi diremo, agenzia funebre e la famiglia decide per quanti giorni vuole tenere morto a casa e secondo questa esigenza viene conservato il corpo con speciali sostanze e rilasciato alla famiglia in una bara bianca. Sono capaci di tenere il morto a casa anche 2 settimane. Questo dipende dalla famiglia.

P. Leonardo ci ha raccontato tante cose interessanti riguardo la vita nelle Filippine, la situazione, le usanze ecc. Una delle piaghe nazionali è la prostituzione illegale. Esistono tantissime case di prostituzione, specialmente a Manila. Ci sono anche molte sette. Dappertutto abbiamo visto le chiese edificato allo stesso stile: Iclesia Cristo. E’ come la chiesa nazionale filippina, che esiste da circa 80 anni. Hanno molti soldi, allora propongono alla gente il lavoro, certi aiuti materiali, propongono la morale abbastanza leggera e in questo modo trovano glia aderenti a questa chiesa.

Siamo state anche in un santuario della Madonna di Lourdes, che vuole essere uguale a quello originale, con la grotta, le stazioni di Via Crucis con le grandi figure. Però il Santuario è privato, appartiene ad una famiglia molto ricca, che non lo vuole affidare alla Chiesa e così questo luogo non è in comunione con la Chiesa. Il vescovo ha proibito di celebrare le S. Messe in questo Santuario. Il proprietario di questo Santuario ha dato a M. Flora la terra è così le suore Francescane dei Cuori di Gesù e di Maria non rendendosi conto di tutta questa complicata situazione hanno edificato vicino al Santuario la scuola per i poveri e un orfanotrofio per circa 30 bambini, tutti adottati a distanza dalle famiglie italiane.

Parlando con P. Leonardo è nata l’idea di partire per l’Indonesia dove i Padri Francescani hanno la loro missione. Dall’Indonesia ancora fanno uscire le ragazze fuori dal loro paese per la formazione. L’idea ha interessato molto sr Giulia.

 

28.06.2001

Da ieri sera stiamo nella casa di M. Flora della Congregazione delle Suore Francescane dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Ci fermeremo qua da loro 4 giorni. Prima della partenza ritorneremo dai Padri al Seminario. M. Flora sin dal inizio era molto ben disposta verso di noi, sentivamo che ci vuole aiutare. Ha parlato molto con sr Giulia, aiutandola a fare una sintesi delle esperienze raccolte in tutti questi giorni del nostro soggiorno nelle Filippine. Anche lei pensa di andare nell’Indonesia, e pensa di aprire la casa a dicembre, perché già 8 ragazze indonesiane fanno il noviziato nelle Filippine.

Dopo la colazione siamo andate a Makati, la zona più ricca della città, il centro commerciale, con grattacieli, supermercati e negozi di lusso. Abbiamo comprato un po’ di regali tipicamente filippini. Dopo il pranzo per non restare a casa siamo andate con le suore al dentista, così abbiamo visitato un grande ospedale, tutto sullo stile europeo. Le suore hanno le conoscenze e grazie a questo possono farsi curare, altrimenti dovrebbero pagare moltissimo per ogni visita.

29.06.2001

Dopo la colazione siamo andate in una piccola fabbrica di oggetti fatti di conchiglie. La scelta era molto difficile, non tanto per il prezzo quanto per la quantità, bellezza e diversità delle cose. In questi posti sempre offrono qualcosa da bere. L’ospitalità è molto grande dappertutto. Inoltre abbiamo notato che c’è un grande rispetto verso le persone consacrate. Molte persone, ma specialmente bambini si avvicinano sia ai sacerdoti che alle suore, prendono la mano e la mettono sulla fronte, chiedendo in questo modo la benedizione. E’ un gesto molto bello e molto significativo. Lo fanno anche i figli verso i loro genitori.

Nel pomeriggio sr Maribel ha dovuto andare a comprare in un'altra fabbrica i presepi filippini. Siamo andate con lei e anche noi abbiamo comprato alcuni, perché erano bellissimi, molto originali. Le figure sono vestite di stoffa come di solito si vede nelle chiese. Quando c’è traffico ci vuole più di un’ora per ritornare dal centra a casa.

 La sera partecipiamo alle preghiere delle suore. Nelle casa così detta Provinciale abitano le suore con i voti perpetui e sono 11. Mangiano e pregano là. Poi c’è un'altra casa per le juniores, le postulanti e le candidate con le loro formatrici. Hanno la loro cucina, refettorio e cappella. La casa del Noviziato è distante una quindicina di minuti di strada dalla Casa Provinciale. Si riuniscono tutte solo per la S. Messa e saranno una ottantina.

30.06.2001

La mattina siamo andate con M. Flora alla suola delle infermiere per la S. Messa e la cerimonia per ricevere il cappelletto dell’infermiera delle tre suore indiane di M. Flora. Tutto doveva cominciare alle 8.00, però è iniziato 45 minuti più tardi. Prima c’era la S. Messa, come sempre molto ben preparata, cantata, partecipata. E dopo è cominciata la cerimonia. Sempre nei momenti importanti cantano l’inno nazionale, perché è molto grande il loro sentimento patriottico. La scuola è privata, allora prima parlava il figlio del proprietario, poi diversi medici, anche una dottoressa Filippina, che però adesso lavora in America. Tutto era molto solenne, festoso, ben preparato. Alla fine hanno fatto la promessa insieme con l’affidamento a Dio per essere fedeli e servire l’uomo ammalato difendendo la vita. Tutto è finito a mezzogiorno. Ci hanno detto che di solito tutto dura così lungo, perché tutto viene celebrato.

Il pomeriggio sr Giulia è andata al centro ed io sono stata invitata a partecipare alla cerimonia di ammissione al Noviziato di due postulanti, che per un po’ di tempo hanno chiesto di andare a casa per riflettere quale è la loro strada di vita e adesso sono ritornate e hanno cominciato il noviziato con altre 16 ragazze. In tutto sono 18 del primo e del secondo anno. Anche questa cerimonia era lunga, ma bella e il mio cuore gioisce vedendo tante giovani che si decidono al servizio del Signore.

 

1.07.2001

La mattina, dopo la S. Messa siamo andate a vedere il nuovo, moderno teatro della scuola di M. Flora e poi siamo andate nelle scuola dei poveri dove le suore facevano l’incontro per i genitori dei bambini della scuola. Si doveva eleggere i rappresentanti di classe.

 Abbiamo girato fra gli squaters. La gente è serena, sorridente, molto riconoscente verso le suore, che fanno l’apostolato fra loro. Tutti ci salutavano, i bambini chiedevano la benedizione, si sentiva che le suore sono ben accolte, che la loro presenza è significativa per questa gente, quale ha bisogno di essere riconosciuta nella loro dignità di uomini, anche se le loro condizioni di vita sono così, che non si può immaginare, se non si vede.

Dopo il pranzo abbiamo salutato le suore e siamo ritornate dai Padri. Abbiamo mangiato insieme la cena di congedo in un ristorante vicino al mercato dei pesci, così che si può andare, si compra il pesce fresco che poi viene cucinato e servito nel ristorante. I nostri Frati erano felicissimi, per alcuni era prima volta che sono andati ad una cena di questo genere. Quando siamo ritornati a casa hanno cantato due canti per salutarci.

 

2.07.2001

Ultimo Giorno nelle Filippine. Sarà difficile partire. La mattino c’era la S. Messa, poi abbiamo fatto le valigie, abbiamo sistemato la camera e siamo uscite alla posta insieme con P. Stefano, che ci ha portato in un bellissimo negozio, che sembrava un antiquariato, con tanta roba tipicamente filippina. Il Padre ancora ha comparto qualche regalo per noi per portare a Roma da parte di tutta la comunità.

Prima del pranzo siamo andate a salutare sr Silvana e sr Gabriella. Dopo il pranzo i nostri Frati hanno portato i regali per salutarci. Tutto aveva il suo significato spiegatoci da P. Stefano. Ci hanno regalato un cestino di legno, tutto particolare (arte filippina), pieno di frutta con sopra due cosette: una piccola borsetta e un porta penne con la penna dentro. Tutto aveva il suo significato. P. Stefano ha detto:

“Quando il popolo di Dio è arrivato nella terra promessa, Mosè ha mandato due personaggi a vedere la terra, a fare il sopralluogo. Quando sono ritornati, hanno portato un melograno (che si trovava nel cestino) e tanta altra frutta come segno che la terra è fertile e ricca di tante ricchezze naturali. Il cestino che vi offriamo contiene la frutta di ogni specie che si trova in questa regione per dirvi che questa terra è molto ricca non solo di ricchezza naturale ma anche quella umana. In questa piccola borsetta abbiamo messo la pietra, che è una pietra dal fiume che si usa nell’edificazione delle case, perché possa diventare per voi la pietra di fondazione. Vi regaliamo anche la penna, perché avete cominciato a scrivere qua la storia della salvezza, perché possiate continuare di scriverla.”

E’ stato un momento bello e commuovente, perché ci siamo trovate bene con loro e adesso tornavamo anche con un messaggio bello, forte e significativo.

Alle 17.00 una suora di sr Silvana, con la macchina della comunità e con il loro autista, più Fra Sebastiano Francescano (P. Stefano era partito per un convegno) ci hanno accompagnato all’aeroporto. E’ sembrato tutto un sogno. Mettiamo tutto nelle mani di Dio . Sarà Lui con la sua grazia che ne disegnerà la via.

- sr.Danuta Benisz


secondo viaggio

la nuova casa