Katarzyna Olbrycht

 

LINEE PRINCIPALI DEL SISTEMA EDUCATIVO

di Sant' ORSOLA LEDOCHOWSKA

 

FONDATRICE DELLA CONGREGAZIONE DELLE SUORE ORSOLINE

DEL S.CUORE DI GESU' AGONIZZANTE

 

   Pniewy 1991

DALL'AUTRICE

          La beatificazione della Madre Orsola Ledóchowska nel 1983, i preparativi che la precedettero destarono in molte persone che avevano contatto con la Madre o con le orsoline grigie, il bisogno di conoscere più da vicino la sua figura e il suo cammino. Numerose pubblicazioni hanno ricordato i fatti più salienti della sua vita, hanno richiamato la sua irripetibile figura spirituale, hanno descritto le sue opere, hanno reso accessibili i suoi scritti, i discorsi, le fotografie. La bibliografia di opere e di studi sulla beata Orsola è ricca e varia, benché ancora non tutte le fonti siano state sfruttate. Un lettore attento noterà che i singoli autori, a seconda dell' intenzione generale che li ispirava, sceglievano vari elementi. Affascinati dalla figura di Orsola Ledóchowska, mettevano in rilievo vari aspetti del suo operato. Ciascuno di questi studi ispira il lettore in un modo un po' diverso, dà risposte ad altre domande, conduce lungo un'altra via verso la comprensione dell' eccezionalità non soltanto di questa persona concreta, ma di ogni santo e del suo ruolo nel mondo.

           Il presente studio è un tentativo di guardare ancora una volta i testi e i documenti conosciuti, un tentativo di trarre da essi delle informazioni, che potrebbero comporre il quadro della pedagogia della beata Orsola.

           Due motivi hanno indotto me - teorico e pratico dell' educazione - ad intraprendere questo tentativo. Il primo è un  motivo professionale. Istruendo i futuri educatori si cercano dei programmi e delle esperienze possibilmente credibili, verificati, in grado di diventare se non d'esempio, almeno materiale per un'attenta analisi. Madre Orsola ha proposto un tale programma e l'ha verificato con la propria vita. Oggi viene sottolineata la sua sorprendente attualità ed esattezza. Ciò basta per tentare di "distillare" dai contenuti di tutti i materiali accessibili questo sistema educativo, comporlo dalle informazioni disperse nel patrimonio dei suoi scritti e nei ricordi di coloro che la conoscevano. L'altra ragione è più personale. Si riduce al fascino del mistero dell'efficacia dell'azione dei grandi educatori e alla convinzione che nell'educazione i più importanti sono i maestri, con cui abbiamo contatto, ed anche il lavoro su di sé, senza alcun compromesso intrapreso sotto il loro influsso, che ci trasforma in modo impercettibile - in maestri degli altri. Madre Orsola, benché "non ci siamo incontrate nel tempo" è diventata per me uno di questi maestri. Vorrei condividere con gli altri questa mia scoperta.

 

INTRODUZIONE

           Questo studio è un tentativo iniziale per delineare il modello educativo creato dalla beata Orsola Ledóchowska.

          Non è possibile conoscere fino in fondo l'essenza del carisma di una data persona. Il carisma è sempre un grande dono e mistero. Si può tuttavia, seguire pazientemente una persona il cui carisma ci affascina, osservarla attentamente, ascoltarla nel raccoglimento ed analizzare i suoi interventi, cogliere ciò che si può imitare, apprendere quanto è possibile.

          Il carisma educativo della beata Orsola costituisce per le suore della Congregazione delle Suore Orsoline del S. Cuore di Gesù Agonizzante da lei fondata, ed anche, come si può presumere - per molti educatori laici ed ecclesiastici, l'esempio che plasma le loro azioni educative. Non è una cosa semplice il riprodurre questo modello. La Madre lo formava con tutta se stessa, con la sua vita. Non ha elaborato alcun documento generale, sintetico che potrebbe racchiudere le sue idee e i metodi del lavoro educativo in un definito sistema educativo. Se, tuttavia, ci rendiamo conto, che un sistema educativo come un insieme compatto è composto dalle premesse e dai fini, dai metodi, dai principi e dalle forme di educazione, uniti tra loro con una certa logica e coerenza, la beata Orsola Ledóchowska ha certamente creato un tale sistema. La trasmissione e la spiegazione di esso richiede di attribuire nomi e di sistemare i suoi elementi, il che oggi, di fronte all'impossibilità di ottenere l'opinione della sua autrice, è unito al pericolo di un'interpretazione soggettiva. Sembra tuttavia, che nonostante un tale rischio, il richiamare e il ricostruire il sistema educativo della Madre Orsola, siano oggi particolarmente importanti non solo per le orsoline più giovani, che ormai non ricordano la Madre, per la Chiesa in Polonia e nel mondo - poiché esso è una precisa attuazione della Dichiarazione sull'educazione cristiana del Concilio Vaticano II - ma anche per tutta la pedagogia contemporanea, in cerca di vie per contragire alla crisi dell'educazione sempre più generalmente riconosciuta.

          Il contenuto, la costruzione e il carattere di questo sistema rende possibile una costante continuazione creativa di esso, se solo si accetta fino in fondo la generale e unica "politica" della Madre. L'aveva precisato brevemente:

 

          "La mia politica è l'amore!"

 

I. FONTI DEL SISTEMA EDUCATIVO

DELLA BEATA ORSOLA LEDOCHOWSKA

           La comprensione del sistema educativo della Madre Orsola e la sua adeguata interpretazione richiedono un ricorso alle fonti. Queste sono, prima di tutto, le esperienze portate dalla casa paterna, ed anche l'interesse per la pedagogia contemporanea. Una fonte particolare, che unisce tra loro tutte queste influenze è la sua vocazione evangelizzatrice ed educativa.

 1. Modello di educazione attinto dall'ambiente familiare

          Sia i risultati delle ricerche scientifiche, sia il comune buon senso, sottolineano che il ruolo particolare, nello sviluppo dell'uomo, hanno la sua infanzia e le esperienze acquisite in famiglia. Le informazioni sul come fu educata Julia Ledóchowska, sono una chiara conferma di questa verità.

          La direzione dello sviluppo di Julia e dei suoi fratelli e sorelle furono in grande misura determinati dalle caratteristiche dei genitori, del padre - Antonio, della famiglia Ledóchowski, benemerita per la Polonia e legata alla Chiesa, e della madre - Giuseppina Salis-Zizers, contessa di un'antica stirpe svizzera, distintasi per il coraggio e l'eroismo cavalleresco. Le influenze dei genitori si intrecciarono in un comune programma di educazione dei figli, per tutta la vita legati profondamente alla fede e alla patria polacca.

          Nello sviluppo di Julia tuttavia, un ruolo particolare ebbe la madre, Giuseppina (Sefina) Ledóchowska. Una lettura attenta dei ricordi su Sefina, scritti nel 1935 da una sua parente più giovane, Maria Marzani, permette, dopo anni, di ritrovare, nella persona e nell'azione educativa di Sefina, tutte le linee caratteristiche dell'azione educativa della beata Orsola:

          "La comprensione e l'amore, la pazienza e il dominio di sé devono caratterizzare un educatore, ma prima di tutto egli deve possedere il dono di stabilire il contatto con i bambini, quel dono dello Spirito Santo che "rinnova il volto della terra". Sefina possedeva quel dono prezioso (...) La più grande arte del metodo educativo di Sefina è proprio il fatto che non vi era niente di artificiale. Nelle attività riguardanti lo sviluppo fisico dei figli si atteneva strettamente alle leggi della natura (...) ed analogamente agiva anche nelle questioni spirituali. In quel metodo tutto era sano, semplice e autentico; non vi era alcuna esagerazione, niente di innaturale, nessun sistema rigido"[i].

          "I suoi racconti li condiva sempre con spirito e umorismo. Nei contatti con le persone le piaceva ricorrere al tesoro delle sue esperienze di vita, si interessava vivamente anche delle attualità e volentieri esprimeva le sue opinioni su di esse. Il suo giudizio era sempre indovinato, a volte severo, ma completamente privo di malizia. Non sopportava parole pungenti, invidiose; usava dire che tale tipo di argomentazione non avrebbe convinto nessuno, e avrebbe soltanto acutizzato la questione. In tutto ciò che faceva si sentiva la sua profonda unione con Dio, ma ciò avveniva senza alcuna pretesa di attirare l'attenzione. In lei vi era una perfetta armonia di una personalità assorta in Dio, e al contempo al centro stesso della vita"[ii].

          Maria Marzani riporta un detto di Sefina Ledóchowska, molto importante per le nostre riflessioni:

          "Figli, anche se dovesse andarvi molto male nella vita, non perdete la speranza!"[iii].

           Come spesso ripeterà questo Madre Orsola!

          Orsola Ledóchowska fu profondamente consapevole delle influenze che l'avevano formata. Nell'introduzione ai citati ricordi di Maria Marzani scrisse a nome di tutti i figli di Sefina:

          "Ciò che siamo e quanto possediamo (...) dopo Dio, lo dobbiamo al tuo amore materno e al tuo luminoso esempio. Che questo libretto, nei nostri tristi tempi in cui si dedica così poca attenzione alla vita familiare, diventi per le spose e le madri il cartello indicatore per mostrare loro il viottolo verso il cielo attraverso il silenzioso, paziente ed umile compimento dei doveri"[iv].

          Alla luce di ciò che Julia portò via dalla casa di famiglia, diventano tanto più comprensibili i successivi interventi e gli ardenti appelli della Madre Orsola, rivolti alle madri, il suo ardore nel preparare le giovani a questo difficile ruolo.

          I genitori curavano lo sviluppo completo dei loro figli. A ciascuno, secondo i suoi interessi e le capacità, cercavano di assicurare la possibilità di istruirsi, e - memori dello sviluppo fisico - varie forme di riposo all'aria aperta e la possibilità di fare sport, principalmente gli sports invernali ed equitazione. A dieci anni, Julia fu iscritta ad una scuola di sei anni di corso presso il convento delle Dame Inglesi di St. Pölten, che godeva  buona fama. Giudicando dalle osservazioni della Madre Orsola riguardanti quel periodo della sua vita, quella scuola, oltre all'alto livello d'insegnamento, assicurava la partecipazione delle allieve a varie attività extra-scolastiche, e con ciò - lo sviluppo delle capacità individuali. Alcune forme alle quali Julia partecipò da allieva, saranno più tardi da lei sfruttate e sviluppate nel suo lavoro pedagogico, p.es. il ricorso alle forme teatrali.

          I genitori non trascuravano neanche l'educazione culturale dei figli e cercavano di destare in essi i sentimenti patriottici. Il soggiorno della famiglia Ledóchowski in Polonia inizia nel 1883 con un lungo soggiorno a Cracovia e con la conoscenza dei più importanti ricordi della cultura nazionale polacca.

          Una breve caratteristica dell'educazione nella famiglia dei Ledóchowski la troviamo nella relazione della sorella minore di Julia, Francesca:

          "I nostri genitori conducevano una vita autenticamente degna del nome cattolica. Il loro reciproco rapporto fu edificante ed esemplare (...). In casa siamo stati educati in un'atmosfera veramente piena di Dio. I genitori (...) osservavano scrupolosamente i comandamenti di Dio e i precetti della Chiesa e sin dai primi anni ci abituavano a questo (...). Di solito, ogni festa familiare (...) era festeggiata con la S. Messa e la S. Comunione... La mattina e la sera non c'era in casa la preghiera comune. Pregavamo in gruppi o individualmente. Ogni pasto era preceduto dalla preghiera (...) al suono della campana recitavamo l'Angelus. La nostra educazione fu seria, prudente, piuttosto severa, benché piena d'amore. Dormivamo su un materasso duro, sotto la testa avevamo un piccolo cuscino basso di crine. Non ci erano consentiti  capricci a tavola. Dall'infanzia venivamo esercitati nel coraggio, intenerirsi su se stesso era una vergona. [La Mamma] aiutava i poveri, visitava gli infermi, introducendoci gradualmente nel servizio samaritano..."[v].

 2.Contatti con la pedagogia del XX secolo

          Ormai come orsolina, Sr. Orsola di Gesù, la futura Madre Orsola, acquisisce esperienza come educatrice del pensionato, a cui vengono affidate, le allieve di tutti i gruppi di età presenti nel ginnasio di Cracovia delle Suore Orsoline. Mandata in Francia dalle superiore, in un anno scolastico ottiene le qualificazioni formali d'insegnante di francese. Si può supporre che già a quel tempo abbia avuto contatto con le discussioni pedagogiche che all'epoca infuocavano l'Europa. Il talento pedagogico della Madre, che si sta sviluppando, e col tempo comprenderà anche una ottima conoscenza e un atteggiamento profondo interesse nei riguardi delle nuove correnti della pedagogia del XX secolo. Più tardi, sul suo cammino incontrerà, tra gli altri le due famose pioniere delle riforme pedagogiche, definite in Europa come nuova educazione e in America - progressivismo educativo. Sono: la scrittrice svedese Ellen Key, iniziatrice della proclamazione del secolo XX come "il secolo del fanciullo" e propagatrice di un'educazione estremamente individualistica, e una dottoressa  in medicina, italiana, Maria Montessori, autrice dei nuovi programmi educativi per i bambini della scuola materna, dei programmi e delle soluzioni pratiche, basate sulla premessa che lo sviluppo fisico del bambino dovrebbe essere trattato al pari di quello psichico e che il bambino dovrebbe avere le condizioni per un'attività poliedrica, e dovrebbe essere anche educato mediante lavori, adatti alla sua età e le sue possibilità, piccoli ma presi sul serio. Tra i grandi pedagogisti polacchi la Madre conosceva per esempio Janusz Korczak, Maria Grzegorzewska - creatrice di pedagogia speciale polacca, Helena Radliska - pioniera e propagatrice di pedagogia sociale polacca.

          Analizzando i suoi discorsi e i modi in cui la Madre organizzava le attività educative, si giunge alla conclusione, che abbia sfruttato tutti i postulati, di qualche valore, della "nuova educazione". L'unico criterio per l'accettazione e la realizzazione di essi, fu la conformità con le fondamentali premesse e i fini che si poneva. In tutte le sue iniziative la Madre prendeva dunque in considerazione i bisogni fisici e psichici del bambino, cercava di assicurargli la  poliedricità dell'educazione, uno stretto rapporto con la vita, contatti con la natura e con l'arte, introduzione nel lavoro ed insegnamento di esso, ed anche introduzione del gioco come una forma particolarmente importante dell'attività del bambino. Organizzando i nuovi istituti, tratta con elasticità le strutture organizzative e i principi generalmente in uso. Si lascia guidare sempre dall'idea di adattare la forma del lavoro e il carattere dell'iniziativa ai bisogni del bambino, visto sullo sfondo delle necessità sociali in un luogo concreto e in un tempo concreto. Nelle attività che gestiva la Madre, si nota l'attribuzione di una grande importanza allo stato d'animo degli educandi, alla creazione delle condizioni, che potessero incoraggiarli allo studio e predisporli positivamente all'ambiente in cui vivevano.

          Allo stesso tempo incontreranno un ferma critica da parte sua l'individualismo e il paidocentrismo (attribuire al bambino il ruolo centrale nell'educazione, un adattamento totale al bambino, e perfino la sottomissione alle sue reazioni) programmati nelle nuove correnti pedagogiche, il ritirarsi dell'educatore sulla posizione solamente di colui che protegge e che accompagna lo sviluppo, un'accento esagerato sulla libertà del bambino, sulla sua disinvoltura, sulla spontaneità, che - secondo le premesse di quelle correnti - sempre conducono a buoni risultati. Premesse di questo genere, fino ad oggi attuali per molti educatori pratici e teorici della pedagogia occidentale, non si sono verificate abbastanza da fermare, in pratica, la crisi dell' educazione che si sta approfondendo.

          Caratteristico per l'atteggiamento aperto della Madre Orsola verso gli uomini, d'altronde oggettivo, e, se occorre, critico nei riguardi delle loro opinioni, è il suo commento ad un incontro con Ellen Key:

          "Mi ha accolto con grande amore, piangeva sulle disgrazie della Polonia. (...) E' una donna già avanzata in età, carina, sana, ben messa, ha uno sguardo vivace ed è molto buona. Fece tanto male con i suoi scritti e le sue conferenze, ed è così piena di cuore e di bontà! Il talento, il temperamento focoso, un'entusiasta, ma priva di cartello indicatore della religione, vaga su false strade. Proclama con slancio delle teorie che dopo non pratica nella vita. Verso di me è stata gentilissima"[vi].

          La Madre, in pratica, non esita anche ad opporsi ai fenomeni che, nell'ambito delle tendenze educative di moda, le sembrano pericolose. Dopo una reazione di ribellione da parte delle allieve norvegesi (nella scuola di lingue a Djursholm) contro i rigori disciplinari e dopo che i genitori avevano lasciato alle ragazze la decisione riguardante il loro ulteriore soggiorno nella scuola, la Madre incontrò i genitori, rivelò e spiegò loro le bugie delle ragazze, rimproverò sia i genitori che le allieve, per portarle al pentimento e alla richiesta di perdono ed, infine - ad una positiva conclusione del conflitto. Una delle madri constatò allora che gli interventi della Madre in quella questione furono in Norvegia "una svolta nella storia della pedagogia"[vii].

          In tutte le sue azioni la Madre sottolineava con coerenza - benché ciò non fosse molto popolare nel pensiero pedagogico innovatore dell'epoca - quali fossero i valori che costituivano la base di ogni suo programma e di ogni soluzione educativa e quanto fosse importante il porre al bambino le esigenze che mirano in alto. Il sogno della Madre, una scuola piena di gioia, non significa una scuola dove si tenta di far tutto facile, dove ci siano dei compromessi e la rinuncia allo sforzo di un solido lavoro. Una tale "scuola piena di gioia", basata completamente sulle proprie idee, la Madre riuscì a crearla, per tre anni, per 42 ragazze a Merentähti in Finlandia. I ricordi delle educande mostrano la sua specificità:

          "Ogni giorno tre ore di scuola e poi partiamo per i "lavori pesanti": sistemiamo la legna nel capannone, nella primavera vanghiamo il giardino, a volte andiamo alla casa vecchia per far visita a Sr. Angela e alla sua fattoria. Pranzo, di nuovo passeggiata lungo il mare o nel bosco. Nell'inverno le lunghe spedizioni sugli sci, spericolate discese dalle montagne, le slitte (...). Di nuovo studio con un intervallo per la merenda. Dopo cena attorniamo la Matuchna e lei ci racconta le sue impressioni del suo soggiorno a Roma, all'udienza dal Santo Padre... Saranno indimenticabili le preghiere della sera... La domenica la cappella si riempie di abitanti dei paesi vicini, i quali seppur protestanti, vengono volentieri alla S. Messa. Per essi cantiamo in finlandese. Di solito Madre Orsola stessa suona l'organo. (...) La domenica sera balliamo a più non posso. (...) L'albero di Natale non soltanto per noi: nell'enorme cucina a pianterreno è per gli abitanti del posto. Calca, folla indescrivibile. I bambini ricevono i vestiti cuciti da noi... Durante il carnevale stupende serate di ballo in maschera, danze, bombe"[viii].

          Questo, tuttavia, non influisce sul fatto che:

          "...bisognava: studiare moltissimo... essere molto ordinate... parlare continuamente in francese tra di noi. Erano cose ... veramente terribili, e tuttavia quando (...) seppi che (...) la scuola avrebbe cessato di esistere, mi dispiacque moltissimo!"[ix].

          Dalla prospettiva di oggi è difficile constatare quanto nel pensiero di Madre Orsola, riguardo, tra l'altro, alla scuola ideale, proveniva dai contatti con le teorie e le azioni pratiche ritenute allora nuovissime e modernissime, e quanto dal suo talento, dalla sua intuizione e dal suo contegno generale verso le persone. Va tuttavia annotato il suo interesse alle tendenze nuovissime e al chiaro uso di ogni idea valida, per esempio quella di ricorrere alle idee metodiche di Maria Montessori, prima ancora che questa autrice venisse universalmente riconosciuta un'autorità nel campo di lavoro con i bambini della scuola materna.

 

3. La vocazione

          La terza fonte, molto importante del sistema educativo di Madre Orsola Ledóchowska, e allo stesso tempo la chiave per una piena comprensione di esso, fu la sua vocazione - l'essenza di essa, decisiva per il modo in cui affrontava il mondo, le persone,  e per il suo modo di pensare. Sembra che all'inizio la Madre recepisse la propria vocazione come apostolica e missionaria che si manifestava nel bisogno di mostrare agli altri l'amore di Dio, di condividere con loro - principalmente con coloro che non conoscono Dio - il proprio amore per Cristo, sentendo il bisogno di evangelizzare in modo naturale, con il proprio modo di vivere. Più tardi, probabilmente sotto l'influsso dell'approfondimento della spiritualità delle orsoline, Madre Orsola si concentra sull'evangelizzazione dell'uomo nelle più importanti tappe della sua vita, decisive, in grandissima misura, per il suo sviluppo e per i suoi atteggiamenti, cioè nel periodo dell'infanzia e dell'adolescenza. Nota l'indissolubile legame dell'evangelizzazione con il processo dell'educazione. L'essenza di un'autentica, profonda evangelizzazione, che conduca a vivere il Vangelo ogni giorno, è un'adeguata educazione.  L'essenza di un'educazione veramente profonda - per chiunque sia d'accordo che il più importante fine dell'uomo è il raggiungimento della salvezza e l'incontro con Dio - deve essere l'evangelizzazione. Chi comprende questa semplice dipendenza e veramente crede in essa, deve diventare educatore. Madre Orsola dirà:

          "Chi ama e conosce Gesù, desidera portare tutti a Lui"[x].

          Tutti, se crediamo, siamo educatori. Ci distingue soltanto la forma dell'agire che scegliamo, che impariamo e alla quale siamo particolarmente predisposti. Il comprendere la semplicità e la straordinaria coerenza dell'approccio della Madre Orsola verso l'educazione è la condizione indispensabile per capire in modo corretto il suo sistema educativo.

          Uno dei doni più essenziali che riceviamo insieme alla nostra vocazione, è una data, irripetibile personalità, e non un'altra.  Della personalità di Madre Orsola, della forza del suo influsso, scrivevano e parlavano tutti coloro che ebbero occasione di incontrarla personalmente. A questo punto elenchiamo soltanto quelle sue qualità che hanno chiaramente influenzato la caratteristica pedagogica della sua figura: la bontà, la facilità di contatto, la serenità, la capacità di destare fiducia, l'entusiasmo, la naturalezza e la semplicità - perfino in un campo così difficile come parlare delle cose di Dio. Con questa semplicità la Madre, scrivendo a una delle suore, parla delle proprie caratteristiche, che le facilitano la vita. Facciamo attenzione che parla di esse per aiutare un'altra persona:

          "No, Figlia mia, non permetto tutto - ma cerco di non rompere ciò che non è possibile piegare. (...) E tu (...) hai un temperamento facile, gioioso, perciò sempre ti sarà facile. Credo che anche tu, a volte, lotti con la ribellione interiore, ma il tuo temperamento vincerà le difficoltà più facilmente di coloro che hanno un temperamento scrupoloso o melanconico. (...) Non sai, quanto è dura la vita di coloro che hanno un carattere pesante, brutto - vanno compatiti e non condannati. Vedi, anch'io appartengo a coloro che hanno un temperamento facile, ma intuisco e comprendo le difficoltà e perciò mi fanno tanta pena e cerco di portar loro sollievo"[xi].

 

IL TENTATIVO DI RICOSTRUIRE

IL SISTEMA EDUCATIVO DI ORSOLA LEDOCHOWSKA

          Un sistema educativo costituisce un insieme composto da elementi come: premesse e fini dell'educazione (generali e dettagliate, determinanti i concreti compiti educativi), principi, metodi e tecniche dell'educazione e le sue forme organizzative, integrati tra loro e logicamente derivanti l'uno dall'altro. Il fattore essenziale che condiziona il funzionamento di un sistema sono gli educatori che lo realizzano: la loro personalità, le disposizioni d'anima e le qualificazioni. Perciò anche il quadro completo del sistema educativo proposto da un dato autore, ambiente o istituzione comprende spesso anche le  esigenze previste nei riguardi degli educatori. Se tutti gli elementi di un sistema vengono precisati fino in fondo e previsti a monte con tutti i dettagli, tale sistema ha carattere statico. Sistemi di questo genere sono minacciati dalla routine e dallo schematismo, pur essendo più facili per un funzionamento da essi richiesto. Il sistema educativo ha carattere dinamico, se pur avendo stabili premesse, fondamentali fini e principi, prevede, e perfino auspica l'elasticità e la mutabilità, di rimanenti elementi, derivanti dai cambiamenti, dai condizionamenti interni ed esterni.

          Uno sguardo sull'attività pedagogica di Madre Orsola Ledóchowska attraverso il prisma della ricerca in essa delle caratteristiche di un compatto sistema educativo, conduce ad una conclusione univoca: la Madre ha creato ed ha verificato con esito positivo un sistema educativo molto coerente, dinamico. Ha definito dal punto di vista teorico tutti gli elementi di esso, ed ha preso parte anche nella realizzazione di questi. Nei documenti e nei ricordi la vediamo come, parlando dei fini educativi nel contesto dei fini dell'uomo, formula la sua filosofia dell'educazione, indica ed intraprende, in vari luoghi e in varie situazioni, i concreti compiti educativi che ne derivano, sceglie le più adeguate forme organizzative fino a fondare delle istituzioni completamente nuove, si serve con molta elasticità di ogni possibile metodo e tecnica dell'azione educativa, adattandoli ai bisogni degli educandi e alla concreta situazione educativa. Prende perfino una parte attiva e diretta nella progettazione degli edifici destinati alle istituzioni pedagogiche, che vengono aperte da lei e dalla sua Congregazione, ed anche nell'attrezzarli. Istruisce anche il personale per i compiti educativi che si assume.

          Il contenuto delle premesse e dei fini generali di questo sistema ha carattere chiaramente religioso e perciò, nel pensiero comune dell'uomo "moderno", razionalista, è estremamente lontano dalla quotidianità, dalla pratica della vita, dalle elementari azioni educative. In lei qui non c'è discordanza. Ovunque le persone hanno bisogno d'aiuto, dove c'è pericolo di degradazione della loro umanità, specialmente tra i bambini e i giovani, dove c'è urgenza di intraprendere delle azioni educative - il che vuol dire un'indiretta o diretta iniziativa d'evangelizzazione - la Madre ritiene che bisogna portare aiuto. Forse proprio per questo il Santo Padre Giovanni Paolo II sottolinea decisamente la modernità del carisma della Madre Orsola e della Congregazione - da essa fondata - delle Suore Orsoline del S. Cuore di Gesù Agonizzante. Anche nel suo insegnamento viene ripetuto spesso l'appello rivolto all'uomo di oggi, di rendersi conto della necessità naturale di vivere con Cristo, di cercare le vie per la soluzione dei concreti problemi quotidiani alla luce del Vangelo e mediante la preghiera.

          Far ricorso ad ogni sistema educativo, e dunque anche a quello della Madre Orsola, impone il vederlo e il trattarlo globalmente. Il cercare in esso dei modi concreti, per la soluzione dei problemi definiti, trarre le singole iniziative e tecniche dell'agire, staccate dalle soluzioni organizzative, può ispirare, può essere persino immediatamente efficace, ma è lontano dal modello dell'educazione, che sta alla base dell' attività educativa della Congregazione delle Orsoline grigie, e che, nel senso più generico, garantiva e garantisce gli effetti positivi per essa. Per un educatore seguire le orme di Orsola Ledóchowska dovrebbe significare non tanto il fascino dalla forza e dall'ambito dell'influenza da essa esercitata, il richiamarsi alle sue opinioni e l'adattamento alle indicazioni tolte dal contesto, quanto la decisione di continuare il suo sistema in tutto il dinamismo in esso premesso, nella sensibilità verso i bisogni e verso le situazioni. Dovrebbe significare non tanto lo scegliere degli elementi di valore di tale sistema quanto l'iscriversi, perfino con le soluzioni più innovatrici, nel suo ambito fondamentale (premesse, fini, principi).

 

1. Premesse e fini dell'educazione

secondo Orsola Ledóchowska

         Nelle Costituzioni della Congregazione delle Suore Orsoline del S. Cuore di Gesù Agonizzante, tra le altre cose, la Madre scrisse:

          "Lo scopo particolare della Congregazione è l'estensione del regno del Sacro Cuore di Gesù mediante l'educazione e l'istruzione dei bambini e della gioventù, specialmente delle classi povere, operaie ed agricole. Inoltre, in tanto che l'ubbidienza lo permette, eserciterà opere connesse di pietà e di misericordia, spirituale e temporale verso il prossimo, opere che  contribuiscono alla preservazione e propagazione della fede"[xii].

          Negli altri suoi testi leggiamo:

          "Gesù stesso guiderà nel miglior dei modi le anime dei nostri bambini. Lui sarà il loro migliore educatore"[xiii].

          "Nelle mani di Gesù, sotto lo sguardo di Gesù, con Gesù nel cuore, tuo figlio crescerà un buono, virtuoso cristiano e non sarà per te motivo di lagrime, di pensieri, di preoccupazioni"[xiv].

          Da tali premesse scaturisce di conseguenza il compito generale:

          "Da' Dio al bambino, dagli Gesù nella Santa Comunione, e puoi stare tranquilla riguardo al suo futuro"[xv].

          La Madre adopera dunque tutte le possibili forze e tutti i mezzi affinché in ogni istituzione educativa gestita dalle suore ci sia una cappella con il Santissimo Sacramento. La cappella, l'esempio delle suore che pregano in essa, un'atmosfera particolare - è un'occasione per gli educandi, fonte di forza sia per essi sia per le suore. Questo compito, il più importante, esige tuttavia l'attuazione di altri, tra i quali la Madre sottolinea in modo particolare:

          "Ecco la prima condizione per educare i bambini per Dio - creare intorno a loro un'atmosfera di felicità. Fatto questo, il resto sarà più facile"[xvi].

          La presentazione delle premesse essenziali del sistema educativo di Madre Orsola, richiede l'indicazione di una cosa ancora: la profonda fede nell'amore, la forza e l'efficacia della mediazione della Madre di Dio sul cammino dell'uomo verso Dio:

          "La via più sicura, la più certa, verso la felicità, verso la santità, verso il cielo, verso Gesù - è la via tramite Maria"[xvii].

          Il formare l'abitudine di scegliere tale via, la capacità di farla - come scopo dell'educazione - vengono realizzati dalla Madre attraverso l'introduzione, in tutte le attività da lei organizzate, di varie forme del culto mariano, e tra esse, prima di tutto del Sodalizio Mariano, che assicura la reciproca influenza tra i bambini o tra i giovani.

          Tra i fini particolari, indicati da Madre Orsola, ne dominano tre: la preparazione degli educandi al lavoro su di sè, ad essere membri utili della società, ed allo stesso tempo ad essere delle persone dotate di qualità come: l'amore per Dio e per gli uomini, la bontà, il senso del dovere, l'autonomia, il coraggio, la laboriosità. Tali fini sono espressi in un modo molto leggibile in un passo nel discorso della Madre alle allieve dell'Istituto di Lingue di Djursholm. Un'attenta lettura del contenuto e della forma di questo passo permette di comprendere, quale importanza veniva attribuita dalla Madre alla realizzazione degli scopi dell'educazione cercando di rendere gli educandi consapevoli di questi scopi, mediante l'approfondimento della loro riflessione su di sè e sul proprio agire, mediante l'insegnamento di una costruttiva analisi del proprio comportamento. E' uno dei più caratteristici compiti educativi nel sistema della Madre Ledóchowska:

          "Così recentemente, mie care figlie, siete venute nella nostra scuola, per studiare le lingue, per acquisire la conoscenza e in questo modo diventare dei membri utili alla società. Questo tempo è volato con tanta fretta. Viene dunque la domanda: che cosa vi hanno dato questi giorni, queste settimane e questi mesi passati? Avrebbero dovuto approfondire la consapevolezza dello scopo della vita, della comprensione del fatto che la vita ha il suo termine, del fatto che siete responsabili di ogni vostro atto. Hanno portato tutto questo? Ciascuna dovrebbe dare la risposta a se stessa, ma spesso non facciamo abbastanza attenzione alla voce della coscienza. Perciò vogliamo aiutarvi nel trovare la risposta ad una domanda così importante. Spero, che l'anno passato abbia lasciato nelle vostre anime la comprensione del dovere. Alla giovinezza piace giocare, la giovinezza pensa spesso di dover essere libera dai doveri. Qui vi siete incontrate con qualcosa di completamente diverso. Non posso dire che vostra vita sia stata molto seria, ma in ogni caso avevate dei doveri e lentamente vi siete abituate ad adempierli"[xviii].

          Una sintetica formulazione di tali scopi la troviamo anche nel discorso della Madre alle educatrici:

          "In quest'opera di educazione abbiamo dunque un duplice compito: il primo - l'educazione dei bambini per Dio, per la patria celeste, il secondo - l'educazione dei bambini per la società, per la patria terrena"[xix].

          Una profonda analisi delle parole e delle azioni della Madre permette di precisare le sue intenzioni e di interpretare "l'educazione per la società" come una preparazione alla partecipazione costruttiva alla vita sociale e a reagire attivamente ai bisogni sociali, "l'educazione per la patria terrena" invece, che per la maggior parte degli educandi della Madre era la Polonia, come il destare ed insegnare un amore generoso e saggio per la Patria.

          Le premesse presentate e i fini della Madre furono chiari e leggibili per chiunque ebbe contatto con essi. Lo testimoniano tra l'altro le parole delle educande:

          "Madre Ledóchowska basava il lavoro educativo su una profonda vita religiosa. Si riteneva che la fede e il patriottismo fossero fattori educativi che si completavano. Entrambi richiedono la lotta contro la mediocrità  e un accurato compimento di propri doveri quotidiani. Durante le conversazioni la Madre ci diceva che soltanto Dio può concedere le forze per ottenere la grandezza dello spirito e della mente, perché Cristo è il migliore educatore e un esperto pedagogista"[xx].

 

Educazione religiosa

          Se si volessero, seguendo le impostazioni teoriche tradizionali, dividere le azioni educative in singoli settori che realizzano vari gruppi di fini, si dovrebbe rispondere alla domanda se nel sistema dell'educazione di Madre Orsola Ledóchowska furono considerati i fini riguardanti i campi più frequentemente specificati: l'educazione intellettuale, morale, estetica e fisica. L'accettazione di tali categorie del pensare, subito suggerisce delle riserve: la divisione presentata non prende in considerazione l'educazione religiosa, la quale - se si fa un'analisi superficiale, semplicistica,  separata - sembra, nel caso della Madre, dominare gli altri settori. Soffermiamoci dunque su questo campo, così importante in questo sistema e allo stesso tempo così specificamente intrecciato con gli altri campi dell'educazione, il campo dell'educazione che penetra tutti gli altri campi, realizzato in modo così moderno - alla luce dei più recenti postulati della Chiesa. Cominciamo dalle osservazioni della Madre sul tema del lavoro educativo con le protestanti - allieve dell'istituto svedese di lingue:

          "Le nostre ragazze erano simpatiche, però non avevano la natura polacca. Superficiali, quasi senza religione, l'unica cosa che avevano in testa era divertirsi, vestirsi, come dicono "sentirsi bene" [trad. di un'espressione citata nell' originale]... Allo studio non ci tenevano. Si interessavano di toelette, dei balli e degli uomini. Ma nei contatti con noi erano molto carine. Le nostre relazioni non si sviluppavano sulla base religiosa. Erano protestanti, indifferenti dal punto di vista religioso. Non cercavo - come avveniva spesso nei conventi all'estero - di convertirle al cattolicesimo. So quali sono gli effetti di ciò. La signorina, sotto l'influsso dell'esaltazione si converte dopo alcuni mesi, poi ritorna a casa, nell'ambiente protestante, si fidanza con un protestante, si fa indifferente verso il cattolicesimo. Non è né carne né pesce (...). Non nascondevamo davanti alle allieve la nostra fede. La cappella, le nostre funzioni erano aperte a loro. Tentavo di approfondire un po' quelle menti superficiali - tutto qui. Credo, che più tardi nella vita, alcune delle nostre allieve abbiano riflettuto su ciò che avevano visto da noi. So di un paio di esse che sono passate al cattolicesimo essendosi stabilite nei paesi cattolici. Spero che il seme gettato in modo quasi impercettibile, col tempo abbia fatto la sua parte"[xxi].

          In molti interventi e in molti testi la Madre formulava direttamente le indicazioni riguardanti l'educazione religiosa. Riportiamo alcuni dei passi più significativi:

          "Già dal primo istante della sua esistenza occorre dare Dio al bambino"[xxii].

          "Le cose di Dio a volte raggiungono più facilmente il cuore di un bambino che di una persona adulta"[xxiii].

          "Nel cuore di un bambino innocente Gesù regna come  Signore onnipotente. Se attendiamo finché dentro quel cuore crescano varie zizzanie, finché le cattive inclinazioni lo prenderanno in loro possesso, finché lo devasterà il peccato, Gesù troverà lì poco seguito, poco amore, poco entusiasmo"[xxiv].

          In questi passi la Madre appare come fautrice di un possibile precoce insegnamento della fede, di destare il bisogno di Dio. Il più importante metodo e il più adatto per questa età è l'esempio:

          "Che vostro figlio impari la religione allo specchio della vostra santità, impari questa verità fondamentale del catechismo, che anche esso è sulla terra per conoscere Dio, per amarlo e per servirlo"[xxv].

          In normali condizioni familiari le più grandi possibilità ma anche i più grandi obblighi riguardo all'educazione religiosa del figlio, toccano alla madre, che agisce in questo campo con l'amore e con l'esempio:

          "Come un fiore ha bisogno del sole per fiorire, così un cuore ancora debole per alzarsi verso Dio, ha bisogno di un'atmosfera di calore che spetta alla madre di creare"[xxvi].

          "Sulle ginocchia di una santa madre si educano i santi"[xxvii].

          Un educatore che lavora con un bambino dovrebbe sostenere, e se lo richiede la situazione - sostituire la madre nell' attuazione di tale compito. Molto caratteristica per il modello dell'educazione religiosa di Madre Orsola è la seguente osservazione:

          "I bambini hanno bisogno di una pietà autentica, sana, non esaltata, sapiente, di una pietà che rende la vita più luminosa e più bella, ma, che per carità, non l'avveleni!"[xxviii].

          La Madre stessa otteneva dei risultati meravigliosi mediante i colloqui su Dio. Tanto più prezioso è un avvertimento proprio da lei formulato:

          "Come santa e buona cosa è una conversazione sulle cose di Dio, che alza l'anima a Dio! Non occorre annoiare gli altri con un incessante parlare di cose sante, ma un'anima che veramente ama saprà senza noia, senza ostentazione dire di tanto in tanto qualcosa di edificante"[xxix].

          Per integrare queste indicazioni sono importanti le informazioni sul come le educande ricevevano l'educazione religiosa nella forma proposta dalla Madre. Riportiamo i passi di tre relazioni:

          "Dalle indicazioni della Madre ricordo come ci esortava affinché la nostra fede fosse ardente, calda, non tiepida. Mai però esercitava pressione riguardo alle pratiche religiose. Per le preghiere e per la S. Messa andavamo di propria volontà, e poiché non c'era pressione capitava raramente che qualcuna di noi non usufruisse di tali pratiche... Anche l'appartenenza al Sodalizio era facoltativa. Ciascuna di noi dichiarava da sola quando sentiva il bisogno di ciò, ed aveva raggiunto la convinzione di poter assumere gli  ulteriori doveri religiosi"[xxx].

          La Madre - il che viene sottolineato dalle educande - mai estorceva false emozioni e dichiarazioni religiose, comportamenti non sinceri. In uno degli articoli pubblicati sul  "La Campana di S. Olaf" scriveva:

          "Care Olafite, alle nostre riunioni più volte avete sentito che una buona figlia di Maria dovrebbe recitare ogni giorno almeno una posta del rosario, e nel mese di ottobre - ricordate come alle diciannove vi affrettavate nella cappella per la funzione del mese di ottobre? "Però - sussurra più di una - non mi piace il rosario, è una preghiera noiosa. Ti risponderò con le parole di un grande predicatore francese: "E' un merito non piccolo annoiarsi per un quarto d'ora per Dio". Se dunque questa preghiera ti sembra una noia, offri questa mortificazione della tua vivace natura per la gloria della Madonna"[xxxi].

          "L'educazione religiosa fu basata sulla diretta influenza dell'atmosfera religiosa, abituava i giovani ad un organizzato e sistematico lavoro interiore e formava non soltanto l'intelletto, ma anche il cuore. Mai ci venivano imposte le pratiche religiose e non venivamo costrette alle funzioni religiose. Il corso annuale degli esercizi spirituali, approfondiva la nostra vita religiosa. Sorse la Congregazione delle Figlie di Maria. Le allieve modello, pie, potevano prima appartenere alle aspiranti - per esse c'erano delle riunioni, durante le quali i cuori si accendevano dell'amore per la Vergine Santissima"[xxxii].

          "Alla Madre Ledóchowska, come fondatrice del pensionato, stava a cuore non solo di provvedere per le studentesse una degna atmosfera nell'abitazione. Fu illuminata anche dal pensiero di esercitare il loro spirito verso il cristianesimo. Grazie ai suoi sforzi sorse a Pietroburgo il Sodalizio Mariano delle studentesse. (...) Il Sodalizio attirava molte studentesse. Si affrettavano dalle lezioni, dalle riunioni, dalle passeggiate, per non perdere neanche una conferenza, poiché le teneva sempre la Madre, sapendo come raggiungere il cuore, la convinzione, la coscienza di ciascuna"[xxxiii].

          Dell'atmosfera e delle situazioni in cui la Madre introduceva le educande nelle "cose di Dio", ci dice molto ancora una relazione:

          "Ogni settimana avevamo le riunioni con la "Matuchna". Sedute per terra nell'ufficio che oggi non esiste più, ci stringevamo in circolo attorno a lei, tutte in ascolto, assorte, mentre la Madre ci introduceva gradualmente nel mondo tutto nuovo del lavoro interiore, mostrava la necessità di tale lavoro e i mezzi che vi conducono"[xxxiv].

 

Educazione intellettuale

          L'educazione intellettuale veniva realizzata - nel senso tradizionale della trasmissione del sapere - prima di tutto ovunque la Madre svolgeva l'insegnamento. L'interpretazione attuale di questo settore dell'educazione, che si ricollega piuttosto allo sviluppo dei processi e delle strutture conoscitive dell'uomo (osservazione, pensiero, memoria, immaginazione, linguaggio), richiederebbe a disposizione molti materiali dettagliati, che permetterebbero di mostrare in quale modo e in che grado la Madre realizzava proprio questo settore di azioni, per natura difficile da individuare, perché presente in ogni azione educativa. Del fatto che questo aspetto dell' attività pedagogica non le fosse indifferente, è testimone la successiva relazione:

          "Una lezione della Madre non poteva essere più o meno interessante, trascinava sempre. Non importava se era una lezione di storia dell'arte, di letteratura o di grammatica francese, dal momento in cui, con il suo passo veloce, elastico, saliva in cattedra e abbracciava la classe con il suo sguardo acuto, subito inchiodava la nostra attenzione alla sua voglia di insegnarci ciò che voleva insegnarci. Aveva metodi suoi propri, riflettuti, mirabilmente coerenti e immancabili negli effetti. Riteneva che un docente non soltanto deve conoscere la sua materia, ma deve saperla insegnare e mai annoiare! La Madre non solo sapeva, ma amava insegnare. Lo intuivamo bene. Durante le lezioni mai era stanca, parlava sempre con uno slancio che non si spegneva. Perfino la sera, durante l'ultima ricreazione, quando si vedeva la stanchezza di un giorno laborioso, se era stato toccato un tema dalle sue  materie preferite, si raddrizzava e animatamente commentava la nostra discussione"[xxxv].

          Per un educatore che "sta spiando" il modo di insegnare della Madre non è più importante se veramente si sentiva così, come descrive la sua allieva. Invece è importante che si comportasse in un modo che poteva essere percepito così e non diversamente interpretato, e che influenzava gli effetti positivi. Questo modo (entusiasmo, vivacità, approccio nei riguardi della materia che  si insegna, perfino i particolari del contegno nella classe) è un'indicazione importante, che spiega che cosa la Madre riteneva importante nell'insegnamento.

 

Educazione morale

          In ogni azione educativa, analogamente agli elementi dell' educazione intellettuale è contenuto qualche aspetto dell' educazione morale, indipendentemente dal grado in cui ne sono consapevoli coloro che partecipano a tale azione. La base di ogni azione della Madre Orsola era la morale cristiana, sia nella dimensione individuale che sociale, l'insegnamento degli atteggiamenti, nei riguardi di se stessi e degli altri, che potrebbero garantire la conservazione della dignità della persona, e, al contempo, stimolare lo sviluppo personale di ogni uomo, la sua crescita umana. L'educazione morale in questo sistema si riduceva ad un esame delle azioni e delle decisioni alla luce del Vangelo, invocato direttamente e letteralmente oppure almeno che pervade la riflessione sul modo di agire ed introducente come criterio della sua valutazione - l'amore e la bontà.

          Uno dei fondamentali compiti nell'ambito dell'educazione morale è la formazione della volontà e dei sentimenti più sublimi, che rendono possibile un autocontrollo emotivo così importante nella formazione del carattere dell'uomo. Citeremo qui la Madre:

          "Perché attualmente la nostra gioventù così spesso si ammala di mancanza di volontà? Perché nessuno l'abitua ad esercitarsi nelle piccole mortificazioni, piccoli sacrifici"[xxxvi].

          A questo punto occorre sottolineare fortemente il fatto, che sotto questo aspetto, la Madre Orsola è uscita in grado significativo fuori della cornice dei modelli pedagogici del XX secolo. Oggi la pedagogia postula una più ampia considerazione nelle analisi e nella pratica educativa proprio delle azioni che formano la volontà e i sentimenti più alti. Nelle azioni educative della Madre Orsola invece il lavoro su di sè era sempre trattato come la dimensione fondamentale        dello sviluppo dell' uomo, e l'insegnare tale lavoro - come il più essenziale compito educativo. Si può dunque affermare in modo inequivocabile, che questo sistema educativo si basava sulla formazione e sulla motivazione per l'autoeducazione, il che attualmente, al termine del XX secolo distingue il più moderno, il più apprezzato pensiero pedagogico.

          Un largo intendimento della morale comprende anche il rapporto dell'uomo con il lavoro, che è uno dei più essenziali valori specificamente umani, e la cui realizzazione è la vocazione dell'uomo e una delle condizioni della sua dignità personale. Il ruolo del lavoro nell'educazione dell'uomo - come  problema pedagogico - apparve in molte teorie e proposte riformatrici della pedagogia del XX secolo. Trattato tuttavia il più spesso solamente come preparazione dell'uomo alla vita, un mezzo per avvicinare alla pratica la teoria che viene trasmessa a scuola, l'inserimento degli allievi nel lavoro produttivo, la formazione delle fondamentali capacità unite ai principali ruoli professionali - il lavoro assumeva principalmente un ruolo strumentale: serviva a conoscere meglio qualcosa, a preparare al lavoro professionale, a partecipare alla produzione del reddito di un dato gruppo o della società. Raramente i pedagogisti l'inserivano nei loro programmi come un valore a parte, alla realizzazione del quale l'uomo deve essere preparato non soltanto tecnicamente e dal punto di vista dell' agilità, ma sotto l'aspetto psicologico e quello della motivazione. L'accettare il lavoro come un compito della vita di ogni uomo, oggi viene sottolineato in modo particolarmente forte dai documenti postconciliari della Chiesa.

          Nel sistema di Madre Orsola il modo di vedere il lavoro, coincide del tutto con lo spirito di tali documenti. Il lavoro dunque mai può essere ritenuto come una punizione ed applicato come tale. Deve diventare una parte naturale, accettata, della vita, il che esige un lungo e faticoso sforzo educativo. La Madre scrive con piena comprensione sui bisogni e sui problemi in questo campo - che si manifestano negli ambienti trascurati dal punto di vista educativo:

          "Sono stata quasi costretta a prendere la III Casa Educativa del Comune. Monsignor Tymieniecki lo vuole per forza. Sono dunque andata. Davvero è un inferno: 138 bambini indisciplinati (...) 14 ragazze del convitto dai 18 ai 20 anni, che non vogliamo far niente (sottolineato da K.O.), sporcizia, cimici. Occorre quanto prima stabilirvi il nostro personale"[xxxvii].

          Non perde un'occasione per far appello:

          "Insegniamo ai nostri figli a lavorare, ad amare il lavoro, a trovare nel lavoro la felicità. Ma perché possa essere così, occorre, sin dai primissimi anni, abituare il bambino al lavoro"[xxxviii].

           Negli istituti fondati da Madre Orsola il lavoro è intrecciato nel ritmo stabile della giornata, si unisce alla distribuzione dei doveri riguardanti il funzionamento di ogni comunità familiare e di una casa normale. Al lavoro partecipano le educatrici. Sia le suore che le educande sottolineano nei loro ricordi la serena atmosfera che accompagnava il lavoro, sostenuta prima di tutto dalle suore che lo dirigevano e partecipavano ad esso. Il cammino che bisogna fare per arrivare ad una tale atmosfera, al pieno impegno e sforzo, sempre è difficile. Assumendosi la gestione dell'orfanotrofio a Czarny Bór nei pressi di Vilnius e tentando di abituare gli educandi al lavoro, le suore si incontrano con una ribellione. I ragazzi più grandi gettano le pietre contro Sr. Tyszkiewicz e distruggono la cucina. Questo, tuttavia, non vuol dire che si deve far marcia indietro e rinunciare. Nella lettera a suo fratello, P. Vladimiro Ledóchowski, la Madre scrive:

          "Prega per le mie poverette di Czarny Bór"[xxxix].

          Dopo tre anni proprio a Czarny Bór sorgerà la Scuola per le Direttrici dei Convitti, che deve far uso delle esperienze e degli esempi dell'orfanotrofio, allora ormai modello, vastamente conosciuto dai risultati educativi positivi.

 

Educazione sociale

          Secondo la Madre l'educazione morale deve anche prendere in considerazione la dimensione sociale della morale. L'educazione morale che si assume i fini e i compiti di questo campo diventa un'educazione sociale. Comprende l'insegnamento a saper scorgere i bisogni educativi derivanti da definite condizioni sociali e darvi attivamente delle risposte. La risposta da parte di un educatore ai bisogni sociali è la creazione, in date condizioni, di un ambiente educativo favorevole, l'assicurazione di un aiuto generico e la creazione delle istituzioni di istruzione e  assistenziali-educative rispondenti nel modo migliore possibile ad una data situazione. Le allieve di tutte le scuole, di tutti i corsi della Madre, le educande dei convitti da lei fondati non solo svolgono un'intensa attività caritativa per i poveri dell' ambiente più vicino, ma sono in contatto con un intenso, coerente programma di azione sociale, nel senso di operare tra gli uomini e per coloro che ne hanno più bisogno. La Madre educa la gioventù sotto l'aspetto sociale rendendola consapevole dei bisogni, ma anche esigendo l'azione. Riportiamo il caratteristico appello, del 1927, rivolto alle ex allieve della scuola di Pniewy:

          "Alcuni anni fa una squadra di signorine frequentò con zelo i corsi sociali: come gestire i collegi assistenziali, come educarvi i bambini (...). Almeno una di loro si è messa a lavorare in un posto di questo genere? Probabilmente già hanno dimenticato cosa veniva insegnato in modo teorico... Ma sono molto fiere di aver fatto questo lavoro sociale. Naturalmente i corsi costavano molto e che fare? Se almeno alcune volessero aderire, potremmo organizzare il lavoro. Questo lavoro ti farà maturare, crescere. Ti convincerai davanti ai propri occhi di essere creata per qualcosa di più alto, di più utile piuttosto che servire da decorazione"[xl].

           Questo ed altri appelli furono talmente efficaci che con l'aiuto di molte giovani, decise di dedicare alcuni anni al lavoro per la società, la Madre poteva aprire nuovi posti di lavoro nelle zone povere, arretrate di Polesie. Quali compiti poneva la Madre alle sue educande, chiamandole al lavoro sociale?

          "... potrebbero aprire giardini d'infanzia, occupare  posti di insegnanti o da sole gestire scuole private, prendere su di sé la cura dei malati, e allo stesso tempo vigilare sulla conservazione della nostra santa fede in mezzo al popolo locale. Ognuna di queste donne dovrebbe diventare amica del popolo, il buon angelo, la consigliera nei dubbi, la consolatrice nelle afflizioni"[xli].

          L'educazione sociale doveva essere la risposta alle necessità derivanti dalla miseria materiale, ma anche morale degli ambienti  cittadini (principalmente operai) e rurali. Le negligenze nell' educazione, la mancanza di un'opportuna assistenza fisica e spirituale, riguardavano tuttavia non soltanto gli ambienti di povertà e di patologia sociale. La Madre era estremamente sensibile verso i pericoli derivanti dalla mancanza di un' opportuna azione pedagogica, dalla dannosa pressione dell' ambiente o dall'indifferenza religiosa. Intraprendeva dunque numerose iniziative educativo-profilattiche, a quell'epoca ancora eminentemente innovatrici, come l'assistenza educativa delle allieve di una scuola per le ostetriche, dei bambini degli ambienti di emigranti polacchi, delle studentesse, degli insegnanti. Ogni volta le forme di tale assistenza erano adattate ai bisogni concreti.

 

Educazione patriottica

          Nel sistema di Madre Orsola l'educazione sociale si intreccia con quella patriottica. Il programma d'azione in questo campo presume anche lo stretto rapporto di essa con l'educazione religiosa. E le educande dell'Istituto di Economia Domestica di Pniewy scrivono:

          "La scuola è il terreno su cui ci addestriamo al servizio dello stato, quello civico e sociale che ci attende in futuro... Il motto della nostra vita è: Dio e Patria. Dopo sanguinose pene e fatiche, i nostri padri l'hanno conquistata. Ora dobbiamo adoperarci per mantenerla mediante il lavoro e l'aspirazione di raggiungere l'ideale di cittadino - Polacco. La scuola ci aiuta in questo, creando l'atmosfera favorevole e rafforzando il nostro patriottismo ed attaccamento allo stato mediante varie associazioni, celebrazioni, feste commemorative... Erano per noi non solo istruttive ma prima di tutto approfondivano in noi lo spirito civico"[xlii].

          Nei ricordi di un'altra allieva di Pniewy, venuta dopo a Roma, leggiamo:

          "Oltre agli obblighi religiosi, la Madre ci spiegava in modo chiaro i nostri impegni civili e sociali. Specialmente a Roma sfruttava le occasioni per organizzare, per la colonia polacca (...) le commemorazioni riguardanti le feste nazionali. Se si può fare qualcosa per la Polonia - diceva - bisogna agire, per mantenere ed approfondire il patriottismo fuori dei confini della Patria"[xliii].

          Qui dobbiamo tornare al compito chiave, nel sistema educativo di Madre Orsola, che è l'educazione delle ragazze preparate al ruolo di madri, che decidono tra l'altro della formazione nel bambino dei sentimenti patriottici. In uno degli articoli della Madre (per "La Campana di S. Olaf") leggiamo:

          "Educare le ragazze significa educare le madri di famiglia. Sappiamo, infatti, che il futuro della nazione sta non tanto nelle mani dei nostri politici, quanto in quelle delle madri. Sulle ginocchia di una santa madre si formano santi sacerdoti, bravi funzionari dello stato, eroici difensori della Patria. Per questo lavoro educativo servono le persone, le persone di buona volontà, di grandi ideali... In quanto amiamo la nostra Patria in tanto tale questione dovrebbe starci a cuore"[xliv].

          Come forma di educazione patriottica la Madre adopera le conferenze, le feste commemorative e varie celebrazioni patriottiche, i discorsi pieni d'ardore, gli appelli, ma anche le gite che fanno conoscere il paesaggio nativo e la cultura, gli incontri con Polacchi famosi, infine p.es. l'insegnamento di balli folcloristici nazionali.

 

Educazione estetica

          Si può ridurre l'educazione estetica allo sviluppo della sensibilità verso la bellezza del mondo. Questo campo d'azione  appare nella Madre molto spesso. Lei stessa, tanto sensibile alla bellezza della natura e dell'arte, che nella sua convinzione sono il riflesso di Dio nel mondo, comprende l'importanza della bellezza nell'educazione, ritiene che se essa è vissuta profondamente, conduce ad una più ricca esperienza del contatto con Dio. Da molte relazioni risulta, che secondo le possibilità, la Madre Orsola cerca sempre di assicurare agli istituti educativi da lei fondati un ambiente bello, lo spazio, la vicinanza della natura, e al contempo un arredamento sia pur modesto ma estetico. In modo particolare questo colpisce nelle descrizioni della scuola di Merentähti in Finlandia:

          "In breve tempo la casa si riempì: suore, bambini, qualche villeggiante, ed è così meraviglioso il nostro Merentähti! Di fronte a noi il mare sconfinato, sempre diverso - o azzurro, o rosa, nero, bianco, calmo come una lastra di vetro, o agitato, irrequieto. Dietro la casa un grande spiazzo aperto, circondato dal bosco. (...) lo spazio, il mare, la luce e la pace. Oltre al terreno acquistato inizialmente, comprai dal lato destro e da quello sinistro ancora un pezzo di bosco con la spiaggia, così che avevamo un terreno esteso che circonda la casa. Eravamo completamente a casa nostra"[xlv].

          "E di nuovo stavamo costruendo: (...) sopra, grandi, luminose aule scolastiche, separate da una parete di vetro, affinché il sole potesse arrivare dappertutto, e sopra la cappella una torretta con una cameretta con grandi finestre ai quattro lati. Panorama meraviglioso! Il nostro Merentähti si presentava sempre più bello"[xlvi].

          Molti passi della Storia della Congregazione o di Lettere

testimoniano che la Madre stessa si stupiva del mondo e cercava di condividere questo stupore con altri.

 

Educazione fisica

          L'educazione fisica era trattata molto seriamente in tutti gli istituti guidati dalla Madre o secondo le sue indicazioni. Una delle educande scrive:

          "Madre Ledóchowska curava molto l'educazione fisica della gioventù: passeggiate obbligatorie, lezioni di danza, ginnastica, giochi ed altri esercizi fisici. Si dava da fare affinché avessimo un buon riposo nell'estate. A tal fine aveva scelto per villeggiatura il bel paese - la Finlandia, con  un clima sano"[xlvii].

          Le relazioni già citate contengono numerosi cenni sugli sports invernali esercitati dalle allieve, specialmente negli istituti nei paesi scandinavi.

          Riassumendo le informazioni e le osservazioni riguardanti il più fondamentale, programmatico frammento del sistema educativo di Madre Orsola Ledóchowska, si può affermare giustamente che esso premette un'educazione completa, prendendo in considerazione tutti i settori essenziali per lo sviluppo e il funzionamento dell'uomo, un'educazione basata su premesse e fini inequivocabilmente definiti.

 

2. Principi educativi della Madre Orsola

          Parlando dei principi educativi abbiamo in mente le regole fisse che condizionano la conformità dei metodi e delle forme con le premesse e i fini dell'educazione e aumentano le possibilità di successo di ogni soluzione metodica.

          Nelle opere educative di Madre Orsola colpisce un'assoluta osservazione di alcuni principi chiari, benché non formulati in nessun posto in una tale forma:

          2.1

          L'azione educativa viene basata sulla stimolazione dell'educando alla riflessione sul fine e il senso della propria vita, dello sviluppo e dello sforzo, della gioia e della sofferenza, e in seguito, nello stimolarlo ad un lavoro personale, attivo, su di sè, ad una consapevole direzione della propria vita. Nel lavoro con l'educando tale principio assicura  la considerazione di tutti i fattori, i più sottolineati dalla psicologia, che condizionano un sano sviluppo della personalità. Tra essi viene elencata proprio la capacità di precisare i fini e i compiti immediati, determinati dai fini ultimi consapevolmente scelti (derivanti dal modo di intendere il senso della vita, il contenuto del progetto di vita scelto, la maturità di sentimenti più sublimi raggiunti attraverso un autocontrollo emotivo), il rispetto per la propria persona e per la propria soggettività, il senso di dignità personale, infine una forte motivazione per ottenere l'autonomia interiore e il senso di responsabilità per la propria vita. Leggiamo nei ricordi di una delle educande della Madre a Pietroburgo:

          "La Madre si occupò della mia persona con tutta l'abnegazione. Molte cose si sono chiarite, molte sono rimaste per la riflessione. Per la prima volta mi sono convinta che i problemi dell'anima sono importanti e cha vale la pena di interessarsi di essi. Con la sua comprensione e discrezione nel porre delle domande, la Madre conquistò immediatamente la mia fiducia, e ciò per sempre"[xlviii].

          2.2

          Creare un'atmosfera il più possibile favorevole dal punto di vista educativo. La Madre scrive:

          "Ecco la prima condizione per educare i figli per Dio - creare intorno ad essi un'atmosfera di felicità. Fatto questo il resto sarà più facile"[xlix].

          "Come un fiore per fiorire ha bisogno di sole, così un cuore ancora debole, per alzarsi verso Dio, ha bisogno di un'atmosfera di calore"[l].

          L'atmosfera più favorevole è quella che fa riferimento a quella di una casa. In tutti gli istituti della Madre si vede la premura  per creare tale carattere di esse. Un'atmosfera "favorevole dal punto di vista educativo" è anche un'atmosfera che deriva da condizioni conformi ai fondamentali bisogni psichici e fisici degli educandi. Ove era possibile la Madre cercava di assicurare - se non subito, almeno gradualmente - condizioni positive per uno sviluppo sotto ogni aspetto. Occorre elencare qui la cura dei locali: funzionali, spaziosi, luminosi, rendendo possibile la cura dell'igiene, tali da incoraggiare lo sforzo creando le premesse per una vita serena degli allievi. Alle sue suore la Madre insegna la rinuncia alle comodità. Nelle istituzioni educative tuttavia apprezza e sottolinea il ruolo di condizioni possibilmente migliori.

          Sono caratteristici gli sforzi della Madre per assicurare le migliori condizioni possibili nei convitti che lei apriva per le studentesse. In un articolo del "Messaggero di S. Orsola" (del 1933) leggiamo:

          "Da lontano si vedono i muri di mattoni rossi di un enorme edificio in via Dobra (all'angolo con la via Gsta). Viene costruito secondo le più moderne esigenze e con molti comforts. Su ogni piano bagni con l'acqua calda e fredda, l'ascensore che porta gli inquilini su tutti i piani. Nel seminterrato una cucina modernamente attrezzata (...) grandi pentole nichelate - non viene adoperato affatto né carbone, né legna, non c'è fumo e non fa troppo caldo. Poi un forno di grandi dimensioni, una lavanderia moderna. C'è una grande biblioteca, la radio, c'è la sala da pranzo per gli ospiti esterni e poi un'altra grande sala da pranzo per le studentesse (...). Dal terrazzo del sesto piano si gode un bellissimo panorama sulla Vistola, specialmente di sera, quando le luci dei lampioni si riflettono nell'acqua. (...). Il giorno di S. Orsola abbiamo ricevuto il Cardinale Kakowski, che assistette alla traslazione del Santissimo da una piccola cappella provvisoria alla grande cappella"[li].

          All'epoca la Madre era già esperta nella progettazione di un posto del genere, a livello europeo. Nel 1931, grazie ad un aiuto finanziario del papa Pio XI, volendo assicurare alle universitarie cattoliche un'atmosfera e un'assistenza adeguata, apre  a Roma un pensionato per le universitarie. Scrive di esso:

          "No, figlie mie, la Madre non è ricca - ha troppi poveri sulle sue spalle, ma è ricco il Signore Gesù e ha mandato un benefattore italiano, che ha compreso il pensiero della Madre (...). Presso i conventi esistono dei pensionati minori per le universitarie, ma non ce n'è uno che potrebbe paragonarsi con un pensionato protestante, dove le studentesse hanno ogni comfort. Cercheremo ora di raggiungere lo stesso livello, penso che ciò non sarà difficile, poiché veramente la casa una buonissima ubicazione, (...), le attrezzature sono quasi nuove, carine, perché il proprietario dell'ex albergo aveva introdotto l'elettricità, il riscaldamento centrale, l'ascensore, l'acqua corrente - calda e fredda - in ogni camera... Staranno bene le nostre studentesse, e ciò con poca spesa... Anche il pensionato per le nostre signorine polacche - non universitarie [partecipanti ai corsi per le insegnanti, organizzati per iniziativa della Madre - osservazione di K.O.] - si trasferirà  nella casa nuova. Sistemeremo per loro un piano a parte. Avremo in casa una francese ed un'inglese, poiché organizzeremo corsi di lingue straniere, sistemeremo una biblioteca e piano piano la riempiremo di libri di vario genere (...). Ci saranno anche delle gite culturali settimanali - visite ai monumenti d'arte. E ciò che è più importante, cercheremo di diffondere in questa istituzione la devozione alla Madonna e lo spirito di gioia e di felicità che è la migliore base di una vera, ben intesa pietà"[lii].

          Di proposito riporto sia qui che in altri passi di questo studio, i testi della Madre più lunghi, sono essi infatti ad illustrare nel miglior dei modi il suo pensiero pedagogico molto concreto, moderno, il coraggio, la larghezza degli orizzonti del pensiero e lo slancio nella creazione degli istituti che potrebbero servire nel modo più completo la realizzazione dei fini essenziali. L'utilità di tali istituzioni doveva esprimersi tra l'altro nella creazione di un'atmosfera favorevole allo sviluppo dell'uomo. Sr. Józefa Ledóchowska nel suo studio sulla Madre, in un passo dedicato alla fondazione del pensionato a Roma scrisse:

          "Non soltanto la Madre, ma anche tutta la comunità di suore si adoperava per rendere familiare l'atmosfera in casa, perché tutti si sentissero bene. Venivano anche organizzati in comune vari momenti di svago: recite di dilettanti, feste da ballo, escursioni, di tanto in tanto venivano invitati degli artisti per un concerto o un altro tipo di manifestazione artistica"[liii].

          Secondo il parere della Madre non soltanto i giovani che studiano richiedono adeguate condizioni fisiche e psichiche. Già nella prima scuola fondata dalla Madre a Merentähti, vediamo gli effetti di un simile modo di pensare. Una delle educande ricorda:

          "Ogni anno, in autunno, troviamo dei cambiamenti... Ecco al posto di una veranda, che univa due edifici, sono stati costruiti: un'enorme sala da pranzo, il dormitorio, e invece giù l'infermeria... Nell'anno successivo si sono aggiunte nuove, luminose aule scolastiche, giù le camere destinate per gli ospiti, i genitori che spesso venivano a trovare le allieve...".

          Interrompiamo per un attimo questa relazione, per sottolineare l'esattezza della valutazione, da parte della Madre, del ruolo dello stato psichico delle educande, tra le altre cose il loro naturale bisogno di contatto con i genitori, e la capacità di risolvere questo problema:

          "Allora si era dispensati dalle lezioni e abitavamo insieme ai genitori in una casetta completamente a parte, che però subito si era mostrata troppo piccola, perché chiunque fosse venuto a Merentähti una volta, vi ritornava in breve tempo"[liv].

          La Madre, comprendendo l'importanza di un'atmosfera familiare e la sicurezza di una casa anche per coloro che appena si preparano ad entrare in una vita autonoma, cerca di assicurare opportune condizioni di vita alle giovani, tra le altre, alle educande della casa famiglia di Otorowo che frequentavano istituti professionali o già lavoravano. Con questo pensiero si assume la gestione, o piuttosto riorganizza nel 1922 l'Istituto  "S. Edvige" a Pozna.

          Il fondamento di un'adatta atmosfera educativa è prima di tutto lo stretto, cordiale contatto degli educatori con gli educandi che richiede la conoscenza delle loro caratteristiche individuali e dei loro bisogni: la pazienza, la comprensione, l'apertura verso ogni iniziativa di contatto proveniente dagli educandi. Qui richiamiamo nuovamente i ricordi dei testimoni delle azioni della Madre:

          "Del lavoro nel pensionato ho davanti agli occhi una simpatica immagine: durante la ricreazione i bambini più piccoli stanno seduti per terra e giocano deliziosamente, e la Madre Orsola in mezzo a loro su uno sgabello basso - e non in disparte. Gioca come loro. E' raggiante, ride gioiosamente. (...) Per i bambini fu veramente una madre amorevole, sapeva abbassarsi al loro livello mentale - capiva così bene le anime infantili! Nel pensionato per le ragazze più grandi ... le allieve l'amavano e l'apprezzavano proprio profondamente, perché anche (...) per loro fu come il sole, mediante il sorriso e la gioia che diffondeva intorno"[lv].

          "Ciascuna di noi aveva la possibilità di rivolgersi per ogni cosa alla Madre chiedendo consiglio e aiuto. Avevamo un'ora stabilita, in cui potevamo essere ricevute. I nostri problemi non venivano liquidati o trattati con noncuranza, anzi - sapevamo che la Madre, benché più grande di età delle nostre educatrici, spesso ci comprendeva molto meglio di loro"[lvi].

          Se ci rendiamo conto che questa relazione descrive i rapporti tra la Madre e le ragazzine, allieve della scuola di Merentähti, diventa tanto più chiara l'immagine del suo modo di agire, dei principi educativi da cui si lasciava guidare. La Madre che metteva tanta fatica nel creare per le educande di tutti i suoi istituti le migliori condizioni possibili di vita, dirà con fermezza alle educatrici riunite ad un corso a Pozna, nel 1926:

          "Un'atmosfera di luminosa felicità - ecco di che cosa ha bisogno l'anima del bambino. Vive in essa e si sviluppa per Dio. Visitando gli istituti si possono trovare delle case meravigliose, arredate con lusso - e  bambini magari di aspetto cupo, depressi. Si possono incontrare altri istituti, poveri, cibo modesto, arredamento misero ma pulito - e bambini raggianti, amano la loro povera casetta, le loro suore, sono felici"[lvii].

 

          2.3

La fiducia e la fede nel senso del lavoro educativo indipendenti dagli effetti immediati. La Madre scrive, rispondendo alla lettera di una delle suore:

          "Non scoraggiarti ora, quando le ragazze sono molto difficili da guidare, perché così superficiali, senza ideali. Lo so. Occorre fare ciò che si può - con  bontà e mitezza [sottolineato dalla Madre]. E ciò che ora, apparentemente, non si è riusciti a fare, forse una volta - da un piccolo seme, invisibile nel corso degli anni, crescerà, forse su letto di morte. Dunque, figlia mia, avanti con coraggio, con forza d'animo. Non ti preoccupare, sempre avanti, con gioia e sempre con fiducia. Tu non farai niente, ma Dio farà tutto"[lviii].

          Nel Pensieri della Madre troviamo delle affermazioni formulate nello stesso spirito:

         "Forse non sempre ci sarà dato di vedere quanto abbia fatto il nostro buon esempio - è come un sasso gettato nell'acqua, che fa cerchi concentrici sulla superficie dell'acqua, benché esso stesso stia sul fondo"[lix].

          "Di fronte a Dio siamo responsabili solo per il lavoro e per le intenzioni che vi abbiamo messo, e non per i frutti, la cui abbondanza dipende soltanto dal Signore"[lx].

 

          2.4

          Questo principio unito a quello di porre agli educandi, e prima di tutto a se stessi esigenze molto alte, sta alla base del coraggio, più volte stupefacente, della Madre nell'accettare dei compiti educativi in situazioni molto difficili, quasi senza speranza. A questo punto viene in mente una frase caratteristica della Madre:

          "Non è una grande cosa disfarsi dei bambini difficili ma è una grande cosa riuscire a farli migliorare - ecco il compito degli educatori"[lxi].

 

          2.5

          La cura per il livello degli educatori, delle loro disposizioni, qualificazioni, valori, che rappresentano. Nei ricordi di una delle educande della Madre, di Pietroburgo, leggiamo:

          "Madre Orsola poneva grandi esigenze alle educatrici: dovevano condurre una vita esemplare che potesse servire di esempio alle educande, doveva distinguersi per la pazienza, la comprensione, dovevano trattare i bambini con rispetto come  persone create a somiglianza di Dio"[lxii].

          Uno dei vescovi che ebbe la possibilità di osservare la Madre a Pietroburgo scrive:

          "Enorme l'influsso che esercitava sulle insegnanti. Infondeva in esse lo spirito che dà vita, indicando e facendo sentire il valore dell'ideale dell'educatrice. Lo faceva in un modo avvincente non soggetto nè alle obiezioni, nè ai sospetti. Non costringeva nessuno ad andare in alto, verso la perfezione, non condannava coloro che si accontentavano solo del compimento del dovere"[lxiii].

          La fede delle educatrici era in modo particolare oggetto degli sforzi intensi della Madre, coerenti con le sue premesse generali e i suoi fini. Nell'ambiente eccezionalmente difficile di Lód, la Madre apre un convitto per le catechiste, e dopo organizza la Congregazione Mariana delle Catechiste e delle Insegnanti. Scrive in una lettera (del 1921) alla sorella, Maria Teresa:

          "Devo andare di nuovo a Lód, per aprirvi un convitto per le catechiste (...), giovani, spesso indifferenti verso Dio. E' terribile! Come può credere il popolo se le catechiste sono non credenti?"[lxiv].

          Le collaboratrici e le discepole della Madre nelle opere educative sono più spesso suore della Congregazione da lei fondata. Come condizione del successo di ogni azione la Madre pone loro, senza ambiguità, una costante tensione verso la santità. Scrive:

          "Fai il tuo lavoro interiore così come lo esigi dagli altri, specialmente per quanto riguarda la bontà, la gentilezza, il fervore"[lxv].

          "Più lavoro apostolico abbiamo, più dobbiamo lottare per l'amore. Non ci permettiamo l'indifferenza. Per avere l'amore bisogna lottare, mai viene da solo. Lotta per l'amore, non fermarti, dimostra a Gesù che per te si tratta di amore"[lxvi].

          "Prima di tutto cercare il Regno di Dio - perché la nostra aureola è la santità, e non l'aureola di un'attivista sociale. Questo non vuol dire che dobbiamo trascurare il lavoro esterno, ma intraprenderlo a seconda delle possibilità, poiché prima di tutto ci deve stare a cuore la nostra propria santità e quella delle persone affidateci"[lxvii].

          "Come vorrei destare in voi questo santo zelo, che ogni giorno trascina verso la santità! Dove c'è lo slancio lì c'è voglia di lavorare - non importa di che genere sia il lavoro - c'è la felicità, e c'è bisogno di essa, altrimenti nulla farete per le anime"[lxviii].

          Gli appelli e le parole d'incoraggiamento rivolte alle suore si fondano sulle profonde riflessioni della Madre. Il loro riassunto lo troviamo in una delle sue lettere al fratello:

          "Più lavoro c'è più sento che tutto dipende dal nostro lavoro interiore - più ci sforzeremo nel nostro lavoro interiore, più il Signore Dio ci benedirà"[lxix].

          Con la Madre collaboravano non soltanto le suore e lei curava il livello pedagogico non soltanto di esse. Spesso, in varie situazioni educative, i collaboratori della Madre erano i sacerdoti. La Madre non esita a porre anche ad essi delle esigenze precise, cercando di spiegare le proprie premesse e attese. Qui è significativa la relazione del confessore delle allieve di Pietroburgo:

          "Quando arrivai a S. Caterina per ascoltare le confessioni delle allieve, la signorina Maculewicz mi disse, che la nuova direttrice della pensione [si tratta della Madre Orsola - K.O.] voleva vedermi. Ho acconsentito volentieri. Al primo sguardo si poteva notare che era una persona energica, intraprendente, molto intelligente e permeata fino in fondo di una viva fede. Fu lei a guidare il nostro primo colloquio proponendo i problemi psicologico-educativi, nei quali le opinioni del confessore possono avere un influsso positivo oppure negativo sulle penitenti. Alla fine del colloquio ebbi l'impressione che le nostre opinioni non si differenziavano"[lxx].

          Quando a Merentähti si nota che il giovane sacerdote mandato da Pietroburgo non condivide il generale indirizzo educativo della scuola, non è interessato in esso, senza una particolare motivazione vuole limitare l'influsso educativo della Madre, quest'ultima si reca dall'arcivescovo, per chiedere la comprensione e la sostituzione del sacerdote. Questa difficile missione si chiude positivamente.

          La Madre attribuiva una grande importanza ad un'opportuna, accurata preparazione, secondo le possibilità, ai lavoro degli educatori. Programmando di assumersi compiti educativi in Polonia, molto difficili, già prima si assicura un équipe preparata al più alto livello professionale europeo di quel tempo in questo campo. Nel luglio 1918 scrive con gioia a suo fratello:

          "Una delle mie, giusto si è diplomata nella scuola di economia domestica di Uppsala - una delle prime scuole di questo genere in Europa. Una sta studiando per ottenere il diploma nella scuola "slöj" a Nääs [scuola di lavori manuali per le insegnanti presso Göteborg - K.O.]. Una l'ho sistemata adesso nella scuola per le infermiere dei bambini piccoli [scuola per le infermiere a Stoccolma - K.O.] - così da tornare in patria con vari diplomi - pronte al lavoro"[lxxi].

          La Madre sfrutta anche la propria conoscenza con la già menzionata Maria Montessori, e invia da lei, per il tirocinio, le sue candidate e postulanti. Al ritorno in Polonia la Madre valutò negativamente gli istituti per l'infanzia che funzionavano in quel tempo. Le suore, in condizioni molto difficili, fondano dunque i propri istituti assistenziali, tra gli altri quello di Czarny Bór, e dopo alcuni anni, quando diventò ormai un istituto modello, fondò in base ad esso una scuola triennale per le direttrici dei convitti e dei collegi. Quanto era nuova tale iniziativa nell'opinione pubblica polacca e per la prassi delle istituzioni dedite all'istruzione, lo testimonia l'opinione di una giornalista presente all'inaugurazione di quest'opera:

          "E' ancora sempre erronea da noi la convinzione che chiunque possa essere direttrice di simili istituzioni. Dimentichiamo completamente che in esse vengono istruite non soltanto le mani e la testa, ma principalmente l'anima e il cuore di centinaia di migliaia di ragazze. Porteranno con sè nella vita quei principi e quegli slogans che professavano nei convitti e negli istituti assistenziali. Gli ideali delle direttrici troveranno seguaci nelle centinaia di anime giovani e sensibili. E' la via del lavoro di base, di un lavoro su ampi strati, di lavoro per la nostra nazione, per rialzarla, per renderla felice. Non si incoraggiano mai troppo le nostre signorine ad entrare in questa istituzione. Le nozioni acquisite in questo modo serviranno non soltanto alla futura direttrice del convitto, ma a ciascuna futura padrona di casa... espanderanno la sua anima e insieme con tutte le risorse della conoscenza pratica la prepareranno e le insegneranno il lavoro sociale"[lxxii].

          E' già stato menzionato il corso organizzato a Roma per le insegnanti polacche. Anche la Scuola di Economia Domestica a Pniewy, modellata sul sistema scolastico scandinavo, il migliore in questo campo, si trasforma dopo sei anni, nel 1926, in Seminario,triennale, per le Insegnanti di Economia Domestica, che prepara le istruttrici per vari corsi di economia domestica in Polonia, e al contempo prepara molti madri e padrone di casa polacche. Per il modo di pensare della Madre è molto caratteristica la decisione di far studiare la futura direttrice della scuola di Pniewy, Sr. Orsola Puczyowska, alla Libera Università che godeva di una molto buona fama e in seguito il raccomandarla e lasciarla alla tutela pedagogica della prof. Helena Radliska, pioniera di pedagogia sociale polacca.

          Per tutta la vita la Madre partecipa con entusiasmo alle varie forme di istruzione degli educatori, a lei accessibili - come iniziatrice, organizzatrice o almeno come una persona che sosteneva con le sue conferenze e il suo prestigio positive iniziative in questo campo. Per esempio prende parte attiva ai lavori dell'Associazione Pedagogica Cattolica di Pietroburgo. Molti anni più tardi, in Polonia, diventa membro attivo del governo dell'Associazione degli Educatori dei Collegi. Ormai molto limitata dal punto di vista del tempo, da vari doveri, nella scuola di Pniewy svolge lezioni di pedagogia, etica e apologetica.

          La cura del livello degli educatori si unisce nella Madre con l'apprezzamento di esso, con un molto consapevole uso dei loro talenti e capacità. Ciò si manifesta tra l'altro, nell'impegnare le migliori educatrici, le più esperte collaboratrici, per i più difficili compiti educativi. La caratteristica della Congregazione è la cura, iniziata dalla Madre, per l'istruzione delle suore, per sfruttare le loro qualificazioni e capacità, specialmente quelle educative.

          2.6

          L'attualizzazione di dettagliati compiti educativi e l'adattamento di essi ai concreti bisogni e situazioni in un  determinato luogo e tempo, il che significa allo stesso tempo l' attualizzazione delle forme organizzative, la fondazione delle nuove istituzioni rispondenti nel migliore dei modi a precise necessità socio-educative. Alcuni di tali bisogni sono, purtroppo, ancora sempre attuali, e perfino allarmanti. Quanto sono attuali le osservazioni della Madre, del 1918, ad Aalborg (Danimarca):

          "...ho presentato il progetto di organizzare per loro una specie di centro d'accoglienza pomeridiano, quando i bambini che frequentano la scuola sono ormai liberi. Mai ho visto tanti bambini girovagare per la strada come ad Aalborg - ed è ovvio che lì crescono come birboni e birbone nel pieno senso di questa parola"[lxxiii].

          La Madre dunque apre - a volte perfino costruisce - centri assistenziali, ricoveri, orfanotrofi e istituti educativi, scuole, convitti, organizza vari corsi, colonie estive per bambini, varie istituzioni istruttive e culturali: biblioteche, sale di lettura.

          Per un vasto, massiccio svolgimento del lavoro educativo e per la diffusione di varie iniziative ad esso unite, la Madre usufruisce di ogni tipo di mass media allora accessibili: fonda alcuni periodici destinati a determinati ambienti - alle educande ed ex allieve delle scuole, ai bambini appartenenti alla Crociata Eucaristica, alle suore - scrive articoli per la stampa cattolica e libri per bambini, parla attraverso la radio. Una prova di coraggio di intraprendere nuove soluzioni, non ancora verificate, ma secondo la Madre necessarie, è la decisione di inviare le suore, insieme alle giovani che partivano per la Francia, al lavoro nelle fabbriche, alfine di assicurare loro, accompagnandole nel lavoro e nel convitto, un'opportuna assistenza, di vegliare sulle condizioni di lavoro delle giovani emigrate loro affidate. La Madre non si limitò solo a dare l'idea di tale iniziativa. Consapevole dei problemi educativi che potevano sorgere a proposito della partenza delle ragazze minorenni, impreparate al cambiamento d'ambiente e di vita; di ragazze che non soltanto devono adattarsi alle condizioni di lavoro, ma anche usare saggiamente il denaro guadagnato, parte per la Francia per preparare e stabilire tutto sul posto, prima dell'arrivo delle giovani operaie e delle suore che dovevano accompagnarle. Molto eloquente è un appunto preparato dalla Madre a questo proposito per l'Ufficio d'Emigrazione di Varsavia:

          "Sono stata là tre giorni, ho esaminato tutto, ho fatto il progetto della casa, ho segnato cosa occorre ancora rinnovare, rifare, così che le bambine in Polonia non potrebbero stare meglio di là"[lxxiv].

          Un enorme slancio che trascina e l'impegno, la fede nell' aiuto di Dio, una comprensione intuitiva dei bisogni, ma anche l'efficacia organizzativa, unita alla capacità di cercare gli alleati - tutto questo contribuisce al successo di ogni iniziativa della Madre.

          Questa larghezza di vedute dei problemi socio-educativi avvicina la Madre alla pedagogia sociale intesa in modo moderno, la quale nel suo ambito tuttavia non raggiunge il programma proposto dalla Madre. La pedagogia sociale, trattando della problematica dell'influsso educativo mediante l'ambiente, con la considerazione e l'uso, e perfino con la provocazione delle sue influenze, si è concentrata principalmente sul lavoro con gli adulti. La Madre tende ad una consapevole edificazione dell'ambiente educativo del bambino, sin dai primissimi anni, in tutte le istituzioni, da cui esso dipende nel corso del suo sviluppo. Una prova di piena comprensione e di riconoscimento del contributo della Madre in questo campo della vita sociale è il conferimento, nel 1937, di un'alta onorificenza per i meriti nel campo socio-educativo.

          Lavorando, lei stessa formula con sempre maggior precisione l'essenza del principio in discussione. All'inizio del cammino che la portò alla fondazione di una nuova congregazione, scrivendo a sua sorella Maria Teresa, dice:

          "Non mi è affatto facile presentare il mio nuovo progetto. Vorrei riunire tutti coloro che cercano di lavorare per  Dio, che cercano il lavoro educativo - e sono molti - per creare qualcosa come "la cavalleria leggera", che si potrebbe spostare ove servono dei buoni educatori. Gli ordini educativi lavorano soltanto nell'ambito delle proprie strutture e, nonostante tutta la buona volontà, a volte manca loro la conoscenza dei problemi del mondo d'oggi, indispensabile alla preparazione dei giovani alla vita. Si tratta qui delle persone che conoscono il mondo, disposte ad andare ovunque c'è bisogno. (...) Ritengo (...) che il progetto di cui sopra sarebbe molto adatto ai nostri tempi"[lxxv].

          Quasi 20 anni dopo, al Congresso Internazionale delle Congregazioni Religiose di recente fondazione, dalla bocca della Madre usciranno parole importanti:

          "... noi, le congregazioni di recente fondazione o trasformate e destinate al lavoro nel mondo contemporaneo, non siamo affatto moderne, al massimo il nostro abito non è del tutto all'antica, benché neanche del tutto moderno! E il nostro lavoro, la nostra missione continua da mille anni. Il Buon Pastore che segue le sue pecore, ci indica la strada e noi dobbiamo fare nello stesso modo (...). La differenza tra ieri e oggi consiste nel fatto che ieri le pecore soggiornavano soltanto sui prati e non occorreva cercarle lontano. Oggi invece - le pecore cadono nell'abisso, si arrampicano su altissime rocce. Dobbiamo dunque abbandonare i prati tranquilli e seguirle dovunque, perché questo è ciò che vuole il Buon Pastore. Così era ieri, così è oggi e così sarà fino alla fine del mondo!"[lxxvi].

          Completiamo questo bellissimo passo - manifesto di Madre Orsola e della Congregazione da lei fondata - con un passo della sua lettera al fratello. Esso mostra come la Madre vedeva la sua attività e come sapeva parlarne nel modo semplice:

          "...mi getterò in mezzo ad un'opera grande - ma sembra che così voglia Dio"[lxxvii].

 

3. Metodi e tecniche educative

          La ricostruzione di questa parte del sistema educativo della Madre Orsola Ledóchowska è un tentativo particolarmente difficile. La Madre lasciò molte indicazioni dettagliate - sparse in vari testi, formulati in modo univoco oppure inseriti incidentalmente - riguardanti i modi dell'azione educativa. Molte informazioni su questo tema sono anche contenute nelle relazioni e nei ricordi dei testimoni, ed indirettamente - per esempio nella forma e nel clima degli interventi della Madre. La stesura di questa parte del presente studio è dunque un tentativo di sistemare tutti i dati accessibili, le osservazioni, le impressioni, ma necessariamente anche delle immaginazioni e delle intuizioni.

          Prima di procedere ad una più sistematica analisi di questi, richiamiamo davanti ai nostri occhi, l'immagine della Madre che si ripete in tutte le relazioni - sempre sorridente, circondata dalle persone, in attento ascolto sottolineato da uno sguardo  cordiale, raccolto oppure mentre parla, con il fuoco che accende chi l'ascolta, mentre accompagna i canti nella cappella...

          Nei fondamentali testi pedagogici, il più spesso oggi si distinguono quattro gruppi di metodi educativi, che si ricollegano a quattro principali meccanismi di studio, elencati dalla psicologia. Sono:

          - il metodo dell'esempio (modellare), che si riferisce ai meccanismi dell'imitazione e dell'identificazione,

          - il metodo dei premi e dei castighi: i primi che rafforzano e gli altri che frenano i comportamenti e con ciò stesso esercitano comportamenti positivi,

          - il metodo dell'influsso verbale in cui la parola viene usata come stimolo,

         - il metodo dell'influsso situazionale comprendente la soluzione dei compiti che richiedono vari tipi di azione.

          In considerazione del tipo d'influenza dominante un dato metodo si parla dei metodi di:

          - influsso personale (dell'educatore),

          - influsso situazionale,

          - influsso sociale.

          L'efficacia di ciascuno dei metodi è condizionata da molti fattori. Il più spesso si sottolineano: l'autorità dell'educatore che l'applica, la predisposizione degli educandi, l'attrattiva dei premi, l'efficacia della punizione, coerenza nell' applicazione, capacità suggestive e credibilità dell'educatore  che fa ricorso ai metodi verbali, attrattiva, ma anche adeguatezza alle possibilità e ai bisogni degli educandi delle situazioni educative che vengono create, ed infine il tempo dell'applicazione del metodo.

          La Madre Orsola pone al primo posto il metodo dell'esempio. Molte volte parla dell'importanza di esso. Ciò è specialmente chiaro nelle opinioni riguardanti l'insegnamento della fede. Secondo le parole della Madre occorre evangelizzare con il proprio esempio, con la propria santità:

          "L'esempio, a volte, farà più di un'elevatissima predica"[lxxviii].

          "I figli seguiranno la santità della madre"[lxxix].

          "Fa apostolato non soltanto la suora che insegna in un modo molto bello, ma ciascuna - con la preghiera, con la sofferenza, e prima di tutto con il buon esempio"[lxxx].

          La Madre stessa era proprio un tale esempio così. Leggiamo nei ricordi di una delle religiose:

          "Vedevamo in lei il modello di lavoro diligente e un esempio di attraente pietà. Durante la preghiera il suo atteggiamento di raccoglimento parlava di una stretta unione con Dio e del fatto che la preghiera è un atto molto importante, un vero colloquio con il nostro Creatore. Questo amore di Dio non era sentimentalismo. Nella pratica si manifestava mediante una grande pazienza, contentezza di tutto, mortificazione, e prima di tutto  costante prontezza nel servire gli altri, cancellando i propri programmi"[lxxxi].

          Qui occorre menzionare caratteristica la così essenziale del carisma della Madre come la serenità d'anima, la gioia, il sorriso, la "divina letizia", che costituisce un elemento basilare dell'influsso mediante l'esempio. La domanda, posta dalla Madre alle candidate alla Congregazione delle Suore Orsoline del S. Cuore di Gesù Agonizzante (coloro che costruiranno e continueranno la sua opera educativa): "sei gioiosa?", potrebbe, e dovrebbe nello spirito di questo sistema educativo essere posta ad ogni candidato per essere educatore. La Madre è convinta che:

          "Un volto sereno, sorridente, è un autentico apostolo, a volte più efficace di un sermone focoso, perché parla di un'anima felice in Dio"[lxxxii].

          "Più gioia dò agli altri - però di questa santa letizia di Dio - più mi sarà facile raggiungere la loro convinzione, più facile esercitare un influsso di su essi"[lxxxiii].

          "A volte un sorriso cordiale, una parola buona, benevola può fare di più di un ricco dono di un donatore corrucciato"[lxxxiv].

          "La serenità d'anima attrae a Dio, alla virtù, come la tristezza, il cattivo umore, un temperamento cupo scoraggia la pietà"[lxxxv].

          "Bisogna saper dimostrare alla gente che la pietà non ci rende burberi"[lxxxvi].

          "Lo zelo privo di amore e di bontà non attrae a Dio, ma allontana da Lui, dalla religione, dalla pietà"[lxxxvii].

          La gioia di un educatore deve manifestarsi non solo con la sua propria serenità d'animo, ma anche nel creare per gli educandi un'atmosfera di gioia. Questo postulato abbastanza generico acquista colore e contenuto, se richiamiamo alla mente concrete situazioni, come il "primo aprile" nella scuola di Merentähti. Diamo la parola alla Madre:

          "Devo qui raccontare un evento divertente nella nostra vita silenziosa. Giunse il primo aprile. Ho pensato ad uno scherzo. Ormai da tempo eravamo sotto la minaccia di una visita dell'ispettore scolastico. Ciò non era per noi troppo piacevole. Dissi a Sr. Angela di mettersi una pelliccia, un cappello e di giungere con la carrozzella davanti all'istituto, verso le due del pomeriggio. Sr. Prdzyska era stata messa al corrente di tutto. Alle due arriva la carrozzella. Le bambine vedono dalla finestra un signore, cavalli estranei - è certamente l'ispettore. Io accolgo quel signore. Sr. Prdzyska sale di corsa le scale: "L'ispettore!" Chiama Sr. Arciszewska - l'unica che parli bene il russo - questa, spaventata, aggiusta il suo vestito, fa il segno di croce, entra nel parlatorio. La presento. Guarda sorpresa e scoppia a ridere:

          - Suor Angela!

          - Zitta, rimaniamo serie, andremo dalle ragazze - ho detto io.

          Sopra, un terribile baccano: le ragazze nascondono i libri e i quaderni polacchi. Giusy Pruszanowska incita ad alta voce: "Distruggi, brucia, strappa!" Le insegnanti, rosse in viso, tremanti, spingono le ragazze verso le classi. Entro con l'ispettore, tutti si alzano in piedi - le bambine guardano, non sanno cosa pensare. Infine scoppia una risata generale. Il primo aprilis è riuscito perfettamente! Delle lezioni non se ne parla. Quella giornata passò gioiosamente"[lxxxviii].

          Questo passo un po' più lungo ad ogni educatore dà tanto da pensare sul tema dei metodi della Madre. Indipendentemente dalla descrizione colorita e spiritosa, attirano l'attenzione piccoli ma essenziali particolari. La Madre crea una situazione di gioco per tutti: esso scaturirà dal cogliere alla sprovvista i bambini e gli insegnanti. Secondo la Madre il travestimento di una suora non mette a rischio la sua autorità, analogamente il fatto che le insegnanti "si lasceranno ingannare al pari dei bambini" non sarà "antieducativo". L'unica reazione prevista è - dopo la sorpresa - una risata comune. Infine non importa perdere una giornata scolastica insieme alla disciplina e all'ordine stabilito, se in modo naturale è sorta un'altra situazione che ha mandato a monte tutto il programma, tanto più che procurò gioia per tutti.

          La Madre, attribuendo una grande importanza all'azione tramite l'esempio, incoraggia sempre e lei stessa ricorre agli esempi dei santi, particolarmente quelli polacchi, che possono essere persone modello per la gioventù polacca: S. Stanislao Kostka, S. Edvige regina. Anche le figure di altri santi appaiono molto spesso nelle parole e nei testi della Madre.

          Si può dunque dire che la Madre adoperi principalmente le tecniche dell'influsso personale, unendo il metodo dell'esempio con quello dell'azione verbale. Riportiamo i passi dei ricordi delle educande di Pniewy:

          "Tutte le volte quando la Madre veniva a "Olaf" [Istituto di S. Olaf fondato a Pniewy da Madre Orsola Ledóchowska - K. O.], era sempre disponibile per noi, allieve. Ci stringevamo a lei che ci raccontava dove era stata, cosa aveva visto. Quelle chiacchierate furono caratterizzate dalla molteplicità dei temi toccati. Noi invece condividevamo con lei le nostre gioie e preoccupazioni"[lxxxix].

          "Fu il periodo dei costanti viaggi della Madre. Durante il soggiorno a Pniewy, veniva nella scuola. Colpiva la cordialità, con cui si rivolgeva a ciascuna delle educande - tuttavia senza  conoscerci tutte da vicino. Chiedeva dei genitori, dei fratelli e delle sorelle, ci guardava diritto negli occhi, quasi volesse leggervi tutto"[xc].

          E' difficile interpretare come una tecnica d'azione o d'influenza la non celata cordialità. Per i maestri dell' educazione le qualità della loro personalità, opportunatamente rafforzate, sono sempre in qualche senso strumenti d'azione, benché ciò sia particolarmente difficile, se deve essere autentico nella percezione degli educandi. Prima che la Madre "avesse sciolto il ghiaccio" della sfiducia e dell'antipatia, con cui fu accolta dall'ambiente del ginnasio di Pietroburgo, "fu accusata - come scrive una delle educande - di falsità, perché non è possibile accostarsi a ciascuno con uguale cordialità"[xci].

          Oggi la psicologia avrebbe suggerito molti denominativi - cominciando dall'empatia e la benevolenza interpersonale, per concludere con l'amore in senso psicologico - per definire la capacità di comprendere ogni uomo e di stabilire con lui degli stretti legami. La Madre Orsola possedeva tale capacità in grado perfetto, ma - come spesso sottolineava - si può svilupparla, formarla in sé consapevolmente sul terreno della vera fede, che conduce ad un vero amore dell'altro. Cerca di insegnare tutto questo alle sue suore e alle collaboratrici nelle numerose opere educative. Attira la loro attenzione prima di tutto alla bontà indispensabile in ogni azione nei riguardi degli uomini. Scrive di essa in vari posti. Leggiamo attentamente le sue parole su questo tema, è infatti una delle più caratteristiche linee educative dell'atteggiamento della Madre:

          "La bontà è una grandissima forza apostolica ed educativa. La bontà trasforma le anime, rende buoni coloro con cui abbiamo contatti. Cattivi sono spesso coloro che ancora non hanno sperimentato nella loro vita la bontà"[xcii].

          "La bontà deve scaturire dall'amore che è in noi, la risonanza dell'amore di Dio, datoci nel comandamento "nuovo". Chi ama Dio ama anche il prossimo"[xciii].

          "Più uno è santo, più bontà possiede, e più bontà uno possiede, più è santo"[xciv].

          "Con la bontà è come con la fede: se respingiamo una verità, tutta la nostra fede non vale nulla; se la nostra bontà non prende in considerazione tutti gli esseri, non vale nulla"[xcv].

          La bontà, tuttavia, va intesa non in un modo astratto, ma largamente, concretamente:

          "Bisogna essere buone, ma saggiamente buone. Una saggia bontà sa trovare la parola seria - non dura, di gelo, ma che rimprovera giustamente il male"[xcvi].

          "Proprio mediante una tale bontà che non si ricorda soltanto dell'anima, ma anche dei bisogni del corpo, attiriamo i cuori a Dio"[xcvii].

          "Un cuore buono sa intuire i bisogni di un altro cuore, che desidera una buona parola nei momenti di tenebre spirituali, quando, può darsi, davanti ad esso c'è un cammino sconosciuto, quando vuole il bene ma non sa come attuarlo"[xcviii].

          "La bontà sa ringraziare di cuore perfino per una minima cosa e la bontà sa accettare i servizi - anche se superflui -cordialmente e ringraziando"[xcix].

          "Siamo buone, occorre abituarsi alla bontà, esercitarsi in essa. Sul modello del Divin Maestro siamo buone verso i buoni e verso i cattivi, verso i grandi e verso i piccoli, verso i bambini e verso gli adulti, verso le nostre suore e verso gli estranei. Siamo buone verso gli animali, verso i fiori, verso tutte le creature, poiché Dio ha creato ciascuna, nella sua bontà"[c].

          Come spesso la Madre si rivolge alle sue suore con il cordiale appello: "siate buone!"

          In considerazione dell'enorme prestigio e amore generale di cui godeva, la Madre poteva permettersi azioni verbali di tipo persuasivo, sia nei contatti diretti, sia nei testi scritti. La prova dell'efficacia di tali azioni era il convincere molte ragazze ad assumersi il ruolo di collaboratrici laiche, le cosiddette suore della Croce Azzurra, e a portare avanti, almeno per un certo periodo di tempo, le opere assistenziali-educative. I passi degli articoli che facevano appelli per l'aiuto sono già stati riportati nella parte che trattava il posto dell'educazione sociale nel sistema educativo della Madre. Qui riporteremo ancora un testo caratteristico:

          "Soccorriamo! Ecco il grido che esce dal cuore, quando si vede quanto vanno male le cose nel nostro paese. (...) Ricevo da tutte le parti lettere che implorano, richieste di occuparci della gestione di opere ai confini della Polonia (...) Figlie mie, (...) vi chiedo se non potreste dedicare a Dio e alla Patria due, tre anni della vostra giovinezza. Non basta soltanto pregare: "Venga il tuo Regno!" - occorre lavorare, affinché esso venga. Dunque, al lavoro, mie amate olafite! Soccorriamo!"[ci].

          Volendo cercare una tecnica d'azione, a cui la Madre ricorre particolarmente spesso, bisognerebbe parlare del colloquio in piccoli gruppi o personale, "a quattro occhi". Tali colloqui mai furono forzati. Da parte della Madre sempre sono caratterizzati dalla delicatezza, dalla comprensione e dalla discrezione, dall'accettazione, dalla benevolenza e dalla voglia di aiutare. Gli interlocutori della Madre mai riportavano l'impressione di "rubare" il suo tempo, che fosse impaziente per il fatto che il colloquio si prolungava. Sembra molto esatta l'osservazione di Sr. Józefa Ledóchowska, che spiega ancora un aspetto degli stretti rapporti della Madre con le persone - la Madre aveva una particolare capacità di scoprire il bene che sta in ogni uomo.

          Più di rado la Madre applicava il metodo dei premi e dei castighi nelle sue forme più diffuse. La bontà e l' incoraggiamento eliminavano azioni repressive. Se si può parlare qui dei premi e dei castighi, ciò piuttosto in senso psicologico, con una generale, decisa supremazia delle azioni tipo premio:  elogio, varie forme d'approvazione, il tendere a rendere gli educandi soddisfatti dei loro successi nel lavoro su di sè. La bontà, una ponderata organizzazione della vita e il coerente, paziente esigere l'esecuzione dei doveri che ne derivano - è il fondamento del modo di agire perfino nei riguardi degli educandi molto difficili. La Madre scrive:

          "Riprendere, riprendere e brontolare - influiscono molto male sull'uomo"[cii].

          "Rimbrottare non è un incoraggiamento al lavoro interiore"[ciii].

          Nella Cronaca troviamo un appunto riguardante il modo per risolvere le difficoltà educative, apparse nel lavoro con le ragazze polacche in Francia:

          "Sono andata dalle ragazze - cominciai a fare ordine. Una tempesta terribile. Ho brontolato con le ragazze, le ho coccolate, hanno chiesto scusa, hanno promesso di correggersi. Le due più difficili le riporto con me in Polonia"[civ].

          La lettura delle lettere della Madre alle suore, permette di notare, che perfino mentre rimprovera o esprime il proprio disappunto, la Madre non condanna mai, non chiude la strada per ulteriori cordiali contatti, assicura sempre la disponibilità di aiuto, crede che la destinataria comprenderà gli errori ed accetterà la necessità di cambiare condotta. La forma di queste lettere sottolinea i sentimenti di simpatia e di premura che la Madre rivolge alle sue corrispondenti. Si vede in esse il ruolo attribuito dalla Madre all'azione verbale:

          "Bisogna pensare tre volte prima di parlare, perché con una parola disattenta è facile far male, e dopo è molto difficile aggiustarlo"[cv].

          "In quanto il silenzio è una cosa importante, in tanto ancor più importante è il saper tener conto delle parole - parlare quando serve, e dire ciò che serve"[cvi].

          Nel suo lavoro la Madre faceva anche ricorso ai metodi dell'azione tramite le situazioni, che si servono dell'influsso delle circostanze e di quello sociale. Li sfruttava nel più ampio, esortando gli educandi a partecipare a varie organizzazioni cattoliche per i fanciulli e per i giovani, che si basavano su un importante, influsso positivo reciproco. Bisogna nominare qui i legami della Madre con l'attività dell'Apostolato della Preghiera, dell'Associazione Cattolica della Gioventù e prima di tutto del Sodalizio Mariano e della Crociata Eucaristica. Nella lettera della Madre a suo fratello che descrive la situazione ad Aalborg in Danimarca, leggiamo:

 

          "Il campo di lavoro qui è enorme [sottolineato dalla Madre]. (...) Questi poveri bambini polacchi - per la maggior parte tolti dal fango - si stanno civilizzando. Alcuni piccoli sono molto carini. Più tardi bisognerà combattere la terribile immoralità tra i Polacchi. Sto programmando una casa per gli esercizi spirituali, dove le ragazze polacche potrebbero fare corsi di tre giorni, la fondazione della Congregazione Mariana per loro, per poter influenzare altri per loro mezzo"[cvii].

          Cercando di prolungare la possibilità dell'influsso spirituale sulle educande quando avrebbero lasciato già la scuola, la Madre fonda un periodico destinato a loro: "La Campana di S. Olaf", intorno al quale e attraverso il quale forma un ampio ambiente di "olafite" integrate dalla consapevolezza delle comuni esperienze e dei comuni ideali che le uniscono, che le rafforza nel lavoro su di sé e nel superamento delle difficoltà di ogni giorno. Un grande valore di queste forme d'influsso, come in tutte le organizzazioni sociali, era la libertà di partecipazione, una cosciente accettazione delle esigenze derivanti, il senso di unirsi ad altre nel nome dei valori più importanti di servire una causa veramente grande.

          La Madre spesso ricorre all'azione con situazioni singole, forti nell'espressione. Da esempio può servire qui l' organizzazione, nel 1933, di una gita delle allieve della scuola di Pniewy - in maggioranza giovani proprietarie terriere di Pozna - a Lód, in piena crisi economica; la gita unita alle visite alle fabbriche e i colloqui con i direttori di queste e con gli operai. Come si può giudicare dalle relazioni delle allieve, questo viaggio fu un metodo molto efficace d'educazione socio-nazionale. In precedenza, una simile "lezione di vita" tramite la situazione era stata p.es. l'organizzazione da parte delle studentesse della Scuola di Economia Domestica e di Lingue e dei bambini dell'orfanotrofio di Aalborg - sotto la direzione della Madre - di una recita per il locale ospizio per gli anziani, e come effetto di questa, l'esperienza della gioia e della gratitudine dei destinatari.

          In un certo senso un'azione sociale tramite una situazione si può chiamare anche l'aspirazione della Madre che gli istituti educativi abbiano un'appoggio nelle comunità di suore, che formano più piccoli e più grandi comunità di carattere familiare, raccolte intorno alle cose di Dio. In esse si può premettere a monte l'azione mediante l'esempio da parte di singole suore, ma anche mediante l'esempio e l'atmosfera del reciproco amore, bontà, comprensione, concordia. Un tale ambiente educativo ha potenzialmente grandi possibilità per sprigionare reazioni e sentimenti positivi, per destare il bisogno di contatti e di aiuto perfino negli educandi particolarmente difficili.

          Terminando l'analisi della parte metodica del sistema che stiamo discutendo, occorre sottolineare, che la fondamentale caratteristica di ogni azione educativa della Madre è la sua elasticità - un veloce, deciso adattamento di metodi, di tecniche e di forme educative una situazione concreta, evitare lo schematismo che offusca i bisogni.

 

III. RIASSUNTO

          Era difficile prevedere, che il ritorno nella patria delle reliquie della beata Orsola Ledóchowska nel 1989, avrebbe coinciso nel tempo in modo così sorprendente con i cambiamenti in Polonia, con i nuovi bisogni socio-educativi, effetti di tali mutamenti. I pareri di Madre Orsola sono di nuovo inaspettatamente attuali, benché letti oggi in un altro contesto. L'impoverimento della società che si manifesta ed espande in modo sempre più acuto e la conseguente stratificazione di essa che porta gravi conseguenze a livello della sensibilità sociale, la corsa dietro fonti attraenti di guadagno a prezzo del tempo dedicato alla famiglia - sono soltanto alcuni di questi fenomeni. Il crescente incantesimo del modello consumistico della vita ed il ruolo del denaro, fanno sì che molte frasi di Madre Orsola si possono citare senza riportare la data in cui furono espresse, p. es.:

          "Gentili signore, assicurando a vostro figlio ricchezze, onori, tutti i godimenti di questo mondo - gli avete dato tanto? Nulla, nulla! Un po' di fumo, che si innalzerà nell'aria e lì perirà. Occorre dare Dio ad un figlio! Dargli Dio e in Dio troverà una fonte di felicità che mai si prosciuga - mai, neanche in mezzo alle lagrime, neanche nelle più violente tempeste della vita"[cviii].

          "Togliamo alla nostra gioventù femminile il senso della modestia, l'amore della purezza e dell'innocenza, e non dobbiamo meravigliarci che nella vita coniugale non troviamo né buone spose, né buone madri; non dobbiamo meravigliarci che oggi il matrimonio venga trattato come un giocattolo, che dilagano divorzi oggi sono ormai all'ordine del giorno, che la moralità della società sta decadendo in modo spaventoso"[cix].

          Oppure le parole che caratterizzano giustamente la civiltà umana del termine del XX secolo:

          "Oggi il mondo non comprende l'amore oblativo, poiché non fissa lo sguardo sulla croce di Cristo, sul Cuore amorevole di Gesù aperto per noi nel tabernacolo. Oggi è in corso una lotta ostinata tra il bene e il male, tra la fede e l'incredulità. Il mondo combatte con l'arma della mollezza, del godimento, della moda. Non ricorrere a tale arma! Ricordati, che l'arma dei servitori di Cristo è il sacrificio"[cx].

          "Oggi mentre il mondo diventa sempre più pagano, quando il materialismo distoglie sempre più le anime da Dio, quando le varie false filosofie cercano di offuscare davanti a noi la verità divina, ridicolizzando quanto abbiamo di più santo - la nostra fede, occorre fissare la vita dei santi, e in modo particolare di quei santi che conducevano una vita simile alla nostra, che non si distingueva dalla nostra con alcunché di straordinario, compiendo con un amore straordinario - e questo è la caratteristica della loro santità - i più ordinari, piccoli doveri"[cxi].

          Sembra ovvia la conclusione - che il sistema educativo della Madre Orsola Ledóchowska non soltanto non abbia perso l' attualità, ma costituisca una proposta estremamente preziosa per la pedagogia contemporanea e per ogni educatore di oggi che accetti le premesse della Madre.

          Le discussioni, oggi sempre più frequenti nel mondo, riguardanti le esistenti e le auspicabili relazioni tra religione ed educazione, attirano l'attenzione ancora su un aspetto del sistema della Madre Orsola che può essere riconosciuto come il suo chiaro valore. Tale sistema, basato su un'univoca posizione ideologica, su una fede profonda, su un amore semplice di Dio e degli uomini, forma un atteggiamento aperto, pieno di comprensione nei riguardi di un altra persona. Per questo, nonostante una chiara identità confessionale, non porta agli atteggiamenti di confronto, insegna la vera tolleranza, e se premette le azioni missionarie ed apostoliche - ammette soltanto metodi di amore, di mitezza e di bontà. Di fronte alle tendenze isolazionistiche, crescenti nel mondo e in tutte le società, un tale orientamento dell'educazione sembra l'unica chance e l'unica prospettiva per lo sviluppo pacifico dell'umanità.

          Il sistema educativo della Madre Orsola costituiva sin dall'inizio il sistema educativo della Congregazione delle Suore Orsoline del S. Cuore di Gesù Agonizzante. I mutevoli bisogni sociali e le condizioni modificavano questo sistema, rendevano attuali quegli elementi di esso che sin dall'inizio erano premessi come aperti. In questo modo sorsero molte iniziative nuove, le suore iniziarono nuove forme di lavoro assistenziale, educativo e in senso più ampio - sociale. In un certo momento gli studi dettagliati che descrivono l'attività delle suore sin dai suoi inizi fino ad oggi, comporranno un quadro completo del sistema educativo delle orsoline grigie.

          L'abbozzo qui presentato è un contributo a tale opera che dovrebbe sorgere e certamente lo farà, perché è necessaria! Nell'attività della Madre Orsola tutti gli elementi del sistema educativo, qui elencati, si compenetravano, si motivavano e consolidavano a vicenda. La santità della Madre conferiva un segno irripetibile, assicurava una straordinaria efficacia. Un'attenta conoscenza, una profonda riflessione, una comprensione e un'accettazione di questo sistema permettono a ogni educatore di riempire la sua cornice in un modo più consapevole, creativo, con le proprie proposte, infine con la propria personalità, e con ciò rispondere sempre nuovamente alle necessità del mondo.

 

INVECE DELLA CONCLUSIONE

Su Madre Orsola Ledóchowska:

          "...era coraggiosa, senza compromessi, ma allo stesso tempo stranamente comprensiva. (...) la sua pedagogia era sull'esempio del Vangelo: semplice e piena d'amore. Esigeva molto da noi, ma lei stessa dava cento volte tanto"[cxii].

Insegnamento della Madre:

          "Bisogna porsi alti ideali, tendere ad essi, attenersi ad essi, ardere per essi - questa è la nostra arma"[cxiii].

          "Essere dura per se stessa, materna per gli altri"[cxiv].

          "Lavoriamo contando sulla nostra capacità, la nostra esperienza, il nostro intelletto - troppo poco contiamo su Dio!"[cxv].

 

NOTE


[i]      Maria Marzani, Madre di santi. Józefina Salis-Zizers Ledóchowska 1831-1909. Roma 1983 p. 61.

[ii]     Ibid. p. 89-90.

[iii]     Ibid. p. 97.

[iv]     Ibid. p. 6.

[v]     Una donna di cui le generazioni loderanno le opere. Beata Orsola Ledóchowska 1865-1939. Roma 1984 p. 16 (dai ricordi di Franciszka Ledóchowska).

[vi]     Madre Orsola Ledóchowska, Storia della Congregazione delle Suore Orsoline del S. Cuore di Gesù Agonizzante, Pozna½ 1987 p. 78.

[vii]    Ibid. p. 100.

[viii]    Una donna di cui le generazioni....,p. 60 (dai ricordi di un'educanda a Merentähti

[ix]     Ibid.

[x]     Madre Orsola Ledóchowska Pensieri. Selezione fatta Z. Rauluszkiewicz. Warszawa 1988.

[xi]     Madre Orsola Ledóchowska. Lettere. Selezione Sr. Ancilla Kosicka, Roma 1981 p. 224 (alle suore).

[xii]    Costituzioni delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante, Pniewy 1930, nE 2.

[xiii]    Madre Orsola Ledóchowska, Pensieri, p. 50.

[xiv]    Ibid., p.51.

[xv]     Ibid. p.  53.

[xvi]    Ibid. p. 51.

[xvii]    Ibid. p. 46.

[xviii]   Sr. Józefa Ledóchowska. Vivere per gli altri. Pozna½ 1984 p. 66 (dal discorso della Madre alle allieve).

[xix]    Ibid. p. 110 (dal discorso della Madre alle educatrici).

[xx]     Una donna du cui le generazioni..., p. 52 (dai ricordi di un'allieva del ginnasio di Pietroburgo).

[xxi]    Storia della Congregazione, (testo polacco) p. 87s.

[xxii]    Madre Orsola Ledóchowska, Pensieri, p. 50.

[xxiii]   Ibid.

[xxiv]   Ibid. p. 51.

[xxv]    Ibid.

[xxvi]   Ibid.

[xxvii]   Ibid.

[xxviii]  Ibid.

[xxix]   Ibid. p. 37.

[xxx]    Sr. Józefa Ledóchowska, Vivere per gli altri, p. 180 (dai ricordi di un'educanda di Pniewy).

[xxxi]   Ibid.

[xxxii]   Una donna le cui le generazioni..., p. 52 (dai ricordi di un'allieva del ginnasio di Pietroburgo).

[xxxiii]  Ibid. p. 53.

[xxxiv]   Ibid. p. 112 (dai ricordi di un'educanda di Pniewy).

[xxxv]   Ibid. p. 40 (dai ricordi di un'allieva di Cracovia).

[xxxvi]   M. Orsola Ledóchowska, Pensieri, p. 53.

[xxxvii]  Sr. Józefa Ledóchowska, Vivere per gli altri,. p. 109 (dalla Cronaca della Congregazione del 1925).

[xxxviii]  M. Orsola Ledóchowska, Lettere, p. 77.

[xxxix]   M. Orsola Ledóchowska, Pensieri, p. 53.

[xl]     T. Bojarska, W imi trzech krzyóy. OpowieÑ? o Julii Ledóchowskiej e Jej Zgromadzeniu. Warszawa 1981 p. 124 (da "La Campana di S.  Olaf" del 1925).

[xli]    Una donna le cui le generazioni..., p. 172 (da un discorso della Madre del 1927).

[xlii]    Sr. Józefa Ledóchowska, Vivere per gli altri, p. 190 (da "La Campana  di S. Olaf" del 1936).

[xliii]   Una donna le cui le generazioni..., p. 172 (dai ricordi di un ex allieva di Pniewy).

[xliv]    Ibid. p. 163 (da "La Campana di S. Olaf" del 1927).

[xlv]    Storia della Congregazione..., p. 23.

[xlvi]    Ibid., p. 46s.

[xlvii]   Una donna di cui le generazioni..., p. 53 (dai ricordi di un'educanda del ginnasio di Pietroburgo).

[xlviii]   Sr. Józefa Ledóchowska, Vivere per gli altri..., p. 35 (dai ricordi di un'educanda del ginnasio di Pietroburgo).

[xlix]    Madre Orsola Ledóchowska, Pensieri..., p. 51.

[l]      Ibid.

[li]     Una donna di cui le generazioni..., p. 170 (da un articolo sul "Messaggero di S. Orsola" del 1933).

[lii]     Ibid. p. 194 (da un articolo di "Messaggero di S. Orsola" del 1931).

[liii]    Sr. Józefa Ledóchowska, Vita per gli altri..., p.  119.

[liv]    Una donna le cui le generazioni...,  p. 65 (dai ricordi di un'educanda di Merentähti).

[lv]     Ibid., p. 40 (dai ricordi di un'orsolina di Cracovia).

[lvi]    Sr. Józefa Ledóchowska, Vivere per gli altri.., p. 43 (dai ricordi di un'educanda di Merentähti).

[lvii]    Ibid., p. 111.

[lviii]   Madre Orsola Ledóchowska, Lettere, p. 213 (alle suore).

[lix]    Madre Orsola Ledóchowska,  Pensieri, p. 52.

[lx]     Ibid., p. 37.

 

[lxi]    Storia della Congregazione..., p. 100.

[lxii]    Una donna le cui le generazioni..., p. 52 (dai ricordi di un'educanda del ginnasio di Pietroburgo).

[lxiii]   Ibid., p.  51 (dai ricordi del vescovo Buczys).

[lxiv]    Madre Orsola Ledóchowska, Lettere, p. 39 (a Maria Teresa Ledóchowska).

[lxv]    Dai pensieri di Madre Orsola Ledóchowska Fondatrice delle Suore Orsoline del S. Cuore di Gesù Agonizzante. Selezione Sr. Ancilla Kosicka. Warszawa 1981 p. 22.

[lxvi]    Ibid., p. 18.

[lxvii]   Ibid.

[lxviii]   Ibid. p. 30.

[lxix]    Madre Orsola Ledóchowska, Lettere, p. 60s. (a Vladimiro Ledóchowski).

[lxx]    Una donna di cui le generazioni..., p. 46 (dai ricordi del vescovo P. Buczys).

[lxxi]    Madre Orsola Ledóchowska, Lettere,  p. 65s. (a Vladimiro Ledóchowski).

[lxxii]   Una donna le cui le generazioni..., p. 157 (da "La Campana di S. Olaf" del 1927).

[lxxiii]   Madre Orsola Ledóchowska, Lettere, p. 64 (a Vladimiro Ledóchowski).

[lxxiv]   Sr. Józefa Ledóchowska, Vivere per gli altri..., p. 139 (dai documenti ufficiali della Madre).

[lxxv]   Madre Orsola Ledóchowska, Lettere, p. 27 (a Maria Teresa Ledóchowska).

[lxxvi]   Una donna le cui le generazioni..., p. 241 (dai discorsi della Madre).

[lxxvii]  Madre Orsola Ledóchowska, Lettere, p. 64 (a Vladimiro Ledóchowski).

[lxxviii]  Madre Orsola Ledóchowska, Pensieri, p. 52.

[lxxix]   Ibid.

[lxxx]   Dai pensieri della Madre..., p. 16.

[lxxxi]   Una donna le cui le genrazioni..., p. 40 (dai ricordi di un'orsolina di Cracovia).

[lxxxii]  Madre Orsola Ledóchowska - ossia una lezione di ottimismo. Roma 1983 (da una lettera della Madre del 1936.

[lxxxiii]  Madre Orsola Ledóchowska, Pensieri, p. 55.

[lxxxiv]  Ibid.

[lxxxv]   Ibid.

[lxxxvi]  Ibid., p. 49.

[lxxxvii]  Ibid.

[lxxxviii] Storia della Congregazione..., p. 56s.

[lxxxix]  Sr. Józefa Ledóchowska, Vivere per gli altri..., p. 93 (dai ricordi di un'educanda di Pniewy).

[xc]    Madre Orsola Ledóchowska, Lettere, p. 197.

[xci]    Ibid., p. 34 (dai ricordi di un'allieva del ginnasio di Pietroburgo).

[xcii]   Dai pensieri della Madre..., p. 20.

[xciii]   Ibid.

[xciv]   Ibid.

[xcv]    Ibid.

[xcvi]   Ibid.

[xcvii]   Madre Orsola Ledóchowska, Pensieri, p. 22.

[xcviii]  Ibid.

[xcix]   Ibid.

[c]     Sr. Józefa Ledóchowska, Vivere per gli altri..., p. 174 (dalle Meditazioni della Madre).

[ci]     Una donna la cui le generazioni...,  p. 117 (da un articolo in "La Campana di S. Olaf").

[cii]    Madre Orsola Ledóchowska, Lettere, p. 222 (alle suore).

[ciii]    Ibid.

[civ]    Sr. Józefa Ledóchowska, Vivere per gli altri..., p. 139 (dalla Cronaca della Congregazione del 1930).

[cv]    Madre Orsola Ledóchowska, Pensieri, p. 36.

[cvi]    Ibid.

[cvii]   Madre Orsola Ledóchowska, Lettere,  p. 62 (a Vladimiro Ledóchowski).

[cviii]   Madre Orsola Ledóchowska, Pensieri,  p. 52.

[cix]    Una donna di cui le generazioni..., p. 229 (dai discorsi della Madre).

[cx]    Madre Orsola Ledóchowska - ossia lezione di ottimismo (dalle Meditazioni della Madre).

[cxi]    Madre Orsola Ledóchowska, Pensieri, p. 30.

[cxii]   Una donna di cui le generazioni..., 52 (dai ricordi di un'educanda del ginnasio di Pietroburgo).

[cxiii]   Madre Orsola Ledóchowska, Pensieri, p. 27.

[cxiv]   Madre Orsola Ledóchowska, Lettere, p. 208.

[cxv]    Madre Orsola Ledóchowska, Pensieri, p. 37.